Archivio mensileAprile 2019

Convenzione Aitef Puglia – Moschea di Bari

CONVENZIONE DI CONSULENZA ED ASSISTENZA DI SERVIZI IN MATERIA TRIBUTARIA, DEL LAVORO, LEGALE, FISCALE,INGEGNERISTICA……………..

Da valere ad ogni effetto di legge tra: AITEF PUGLIA, in persona del responsabile provinciale p.t., Sig.Marco Romanò e la Moschea di Bari, in persona del responsabile attività’ interculturali religiose della comunità islamica di Puglia rappresentante p.t. Sig. Alessandro Pagliara C.F. PGLLSN65M25A662Y

PREMESSO CHE

a) la Moschea di Bari ritiene opportuno assicurare ai suoi associati una serie di servizi di assistenza e consulenza professionale di varia natura allo scopo di garantire condizioni favorevoli alla tutela dei loro diritti ed interessi
b) l’AITEF PUGLIA si è mostrata interessata a offrire servizi in materia di assistenza amministrativa, tributaria, del lavoro,fiscale, legale e ingegneristica con condizioni di favore specificamente concordate.

TANTO PREMESSO

la Moschea di Barie l’AITEF PUGLIA

CONVENGONO QUANTO SEGUE

  1. Le premesse costituiscono parte integrante e sostanziale del presente accordo;
  2. l’AITEF PUGLIA si impegna ad offrire l’assistenza e la consulenza, nelle materie sopra indicate, avvalendosi di una rete di professionisti iscritti nei relativi albi professionali, a tutti gli associatidella Moschea di Bari, alle seguenti condizioni:
    la consultazione è a titolo gratuito;
    per l’assistenza legale,nel caso la questione imponga un’attività giurisdizionale (Giudice di Pace, Tribunale, Corte di Appello), in ottemperanza alle disposizioni di legge, per gli associati che hanno un reddito inferiore alle soglie stabilite dalla legge, l’Avv. fornito dall’ l’AITEF PUGLIA assisterà gratuitamente in giudizio l’associato, facendogli conseguire l’ammissione al gratuito patrocinio a Spese dello Stato. In tutti gli altri casi, qualora dopo la prima consultazione gratuita sia necessario compiere ulteriore attività professionale, l’associato corrisponderà all’ Avv. il rimborso delle spese, competenze ed onorari che verranno calcolati secondo la tariffa professionale, applicando i valori minimi ivi previsti.
  3. l’AITEF PUGLIA si impegna a ricevere presso la sede sita in Bari via Giulio Petroni 39 nella giornata e nell’orario di volta in volta concordato e/o previo appuntamento, gli associati della Moschea di Bari
  4. La Moschea di Bari, via Cifarelli 28 a seguito della sottoscrizione della presente convenzione, si impegna a dare ampia diffusione alla stessa inserendola sul proprio sito internet e/o a darne comunicazione in varie forme ai propri associati.
  5. La presente convenzione avrà durata di un anno, che decorre dalla data della presente sottoscrizione. Alla scadenza la stessa si rinnoverà automaticamente, di un uguale periodo qualora una parte non comunicherà all’altra formale dichiarazione di recesso. Il recesso dovrà essere manifestato in forma scritta, a mezzo raccomandata A.R., da inviarsi all’altra parte almeno trenta giorni prima della scadenza del termine.
  6. Qualsiasi modifica o aggiunta e/o soppressione di clausole del presente accordo, dovranno essere apportate dalle parti soltanto in forma scritta.

Bari lì

Per l’AITEF PUGLIA Perla Moschea di Bari

PROGRAMMA PD 2018

100 COSE FATTE

  • 01 80€ netti al mese restituiti ai dipendenti con stipendio inferiore ai 1.500€ al mese.
  • 02 Un milione di nuovi posti di lavoro grazie al JobsAct.
  • 03 Legge sull’educazione dei più piccoli, sul modello Reggio Emilia, la scuola 0/6.
  • 04 Abolizione dei CoCoPro e stretta sulle finte partite IVA.
  • 05 Dimezzati i permessi sindacali.
  • 06 Legge sul Dopo di Noi. Per garantire un futuro a persone con disabilità dopo la perdita dei genitori.
  • 07 Assegno di ricollocazione per chi perde il posto di lavoro.
  • 08 Bonus Bebè.
  • 09 Alternanza Scuola-Lavoro valorizzata con la legge 107.
  • 10 Riduzione dell’Iri per piccole imprese al 22%. Riduzione dell’Ires dal 27.5% al 24% con eliminazione della componente costo del lavoro dall’IRAP, come richiesto per anni dal mondo produttivo.
  • 11 Eliminazione di IMU e TASI sulla prima casa e sugli imbullonati.
  • 12 Creazione dei PIR, strumenti finanziari per aiutare risparmio e piccole imprese a crescere.
  • 13 Nuova normativa su welfare aziendale e produttività.
  • 14 Bonus Giovani Coppie per ristrutturazioni e acquisto arredi.
  • 15 Patti per il Mezzogiorno con stanziamento immediato di risorse per ogni singolo progetto.
  • 16 Patent Box per i brevetti.
  • 17 Record storico di recupero dall’evasione (oltre 25 miliardi€) raddoppiando i livelli del 2011.
  • 18 Chiusura di Equitalia, incorporata nell’Agenzia delle Entrate.
  • 19 Dichiarazione dei Redditi precompilata per semplificare e combattere l’evasione.
  • 20 Cuneo contributivo per il lavoro autonomo ridotto dal 33 al 25% e introduzione del regime dei minimi agevolato.
  • 21 Direzione dei musei aperta a personalità autorevoli di tutto il mondo.
  • 22 Sbloccati i contratti per forze dell’ordine e riordino delle carriere. Diminuito il numero dei reati. Finanziati progetti di videosorveglianza per 37 milioni di euro.
  • 23 Lotta contro il terrorismo e l’estremismo con le missioni internazionali, a cominciare dall’Afghanistan e da Mosul.
  • 24 Legge sull’autismo.
  • 25 Legge contro lo spreco alimentare.
  • 26 Legge su divorzio breve.
  • 27 Tetto di stipendio ai manager del pubblico.
  • 28 Obbligatorietà di più vaccini per la salute dei nostri figli.
  • 29 Salvataggio dei correntisti delle banche e dei dipendenti, nonostante le difficili regole europee.
  • 30 Legge sul Biotestamento.
  • 31 Regole europee rispettate, grazie alla Flessibilità.
  • 32 Infrazioni europee dimezzate con una performance record, da 121 a 62.
  • 33 Reddito di inclusione per le persone in difficoltà, prima misura della storia repubblicana contro la povertà.
  • 34 Cumulo gratuito delle pensioni.
  • 35 Salvaguardie per circa 70mila esodati e quattordicesima per pensioni basse.
  • 36 Creazione dell’Human Technopole a Milano nell’area che fu dell’Expo.
  • 37 Investimenti nell’attrazione turistica dell’Italia con crescita media del +10% in questa legislatura.
  • 38 Grande piano sul Made In per le esportazioni italiane.
  • 39 Leggi contro i reati ambientali e il caporalato.
  • 40 Legge sui piccoli comuni.
  • 41 Aumentato il numero di ragazzi che fanno servizio civile da 800 nel 2013 a oltre 50.000 nel 2017.
  • 42 Installate più di 1.000 colonnine per i veicoli elettrici.
  • 43 Dimezzato il numero di auto di rappresentanza dell’Amministrazione centrale.
  • 44 Ampliato l’ecobonus per gli investimenti nelle abitazioni.
  • 45 Progetto “Rammendo” sulle periferie per oltre 2 miliardi di euro, coinvolgendo i comuni di ogni colore politico.
  • 46 Progetto Casa Italia alla luce delle considerazioni di Renzo Piano.
  • 47 Inaugurazione di opere bloccate da anni come Variante di Valico Firenze-Bologna, Salerno-ReggioCalabria, Quadrilatero.
  • 48 Primo piano nazionale per la Banda Ultra Larga per coprire anche le zone grigie e meno convenienti per gli operatori ma fondamentali per i cittadini.
  • 49 Inaugurata la stazione dell’Alta Velocità di Afragola e la linea AV Milano-Brescia.
  • 50 Legge sulla ciclabilità.
  • 51 Cura del ferro. Inaugurati 60 km di metro e tram per circa 100 nuove stazioni.
  • 52 Quasi 10 miliardi per l’edilizia scolastica di cui oltre la metà già spesi per più di 11.000 interventi: la più grande operazione di manutenzione degli ultimi decenni.
  • 53 Unità di missione a Palazzo Chigi sul dissesto idrogeologico con sblocco finanziamenti fino a 9 miliardi di euro.
  • 54 Finanziata la bonifica dei principali siti inquinati a cominciare da Taranto per Ilva, Casale Monferrato, Bagnoli e Terra dei Fuochi.
  • 55 Recuperati 22.000 immobili dell’edilizia residenziale popolare bloccati dalla mancanza di manutenzione per carenza di fondi con un investimento di 470 milioni.
  • 56 Processo telematico civile, che riduce i tempi della giustizia e semplifica il sistema.
  • 57 Introduzione del reato di omicidio stradale.
  • 58 Abolizione del finanziamento pubblico ai partiti.
  • 59 Finanziamento di medicinali innovativi come quelli sull’Epatite C.
  • 60 Fondo Sanitario aumentato da 106 a 114 miliardi di euro.
  • 61 Aggiornati dopo quasi vent’anni il nomenclatore e i LEA, livelli essenziali di assistenza.
  • 62 Avviata la riduzione di quasi 2.000 società pubbliche. Rinnovati i contratti dopo anni di blocco. Affermata la trasparenza con il Foia.
  • 63 Puniti con il licenziamento immediato i furbetti che timbrano il cartellino e se ne vanno.
  • 64 Nuova normativa sul terzo settore.
  • 65 Aumentato il Fondo per la non autosufficienza, massacrato negli anni della crisi.
  • 66 Il grande successo di Expo 2015 a Milano, nonostante le polemiche e gli scandali.
  • 67 Recepite, in Italia, le direttive volute da chi ci ha preceduto sull’Unione Bancaria.
  • 68 Aumento degli investimenti in cooperazione internazionale dopo anni di tagli.
  • 69 Legge sulle Unioni Civili, che si attendeva da trent’anni.
  • 70 Per la prima volta, un Governo paritario con metà donne e metà uomini.
  • 71 270 milioni di euro investiti sui dipartimenti universitari d’eccellenza e allargamento della no tax area.
  • 72 Abbiamo affrontato la più grave crisi sull’immigrazione riducendo gli sbarchi e lottando contro gli scafisti.
  • 73 Aumentata la capacità di spesa dei fondi europei. Cancellata la vergogna del passato con l’Italia che sprecava le risorse continentali.
  • 74 Lotta contro il precariato nella scuola. Assunzione di oltre 100.000 professori aventi diritto, resi precari da anni.
  • 75 Bonus formativo per i professori.
  • 76 Piano di scuola digitale efficace e innovativo.
  • 77 Inserito il principio “Un euro in cultura, un euro in sicurezza”.
  • 78 Bonus Cultura da 500 euro ai 18enni, Progetto Bellezza, legge sul cinema e sullo spettacolo dal vivo. 3 miliardi di investimento in cultura,sbloccato il Grande Progetto Pompei.
  • 79 Costo del Canone RAI abbassato da 113€ a 90€ attraverso l’inserimento del canone in bolletta e la lotta ll’evasione.
  • 80 No tax area per i dilettanti sportivi portata fino a 10.000€. Fondo sport e periferie reso strutturale.
  • 81 Aumento del finanziamento alla Commissione per le Adozioni internazionali fino a 25 milioni euro ’anno.
  • 82 Aumento delle risorse per il Piano Nazionale contro la violenza sulle donne fino a 30 milioni di euro.
  • 83 Vietata la vergognosa pratica delle dimissioni in bianco.
  • 84 Firmato l’accordo di Parigi sul clima.
  • 85 Ridotto il problema del sovraffollamento carcerario.
  • 86 5perMille stabilizzato.
  • 87 Abbattute tasse sul mondo agricolo a cominciare da Imu e Irap.
  • 88 Responsabilità civile dei magistrati.
  • 89 Lavoro sul contrasto alla povertà educativa e minorile insieme alle Fondazioni.
  • 90 Piano Industria 4.0 con risultati straordinari per la manifattura e i beni infrastrutturali.
  • 91 Primi accordi con le grandi multinazionali del web per far pagare le tasse in Italia su base volontaria.
  • 92 Art Bonus con deducibilità fiscale per chi investe in cultura.
  • 93 Approvato il Codice Antimafia.
  • 94 Insediamento e valorizzazione dell’Autorità NazionaleAnti Corruzione guidata dal giudice Cantone.
  • 95 33 miliardi di risparmi di danaro pubblico con la revisione della spesa attraverso centralizzazione acquisti e revisione capitoli di spesa.
  • 96 Disoccupazione scesa dal 13% del 2014 a meno dell’11% oggi.
  • 97 Disoccupazione giovanile scesa dal 44% del 2014 al 32% oggi.
  • 98 Occupati aumentati dai 22 milioni nel 2014 ai 23 milioni oggi.
  • 99 Il PIL è salito da -2% a oltre +1.5%.
  • 100 Dopo anni di crescita selvaggia il rapporto debito/PIL si è stabilizzato.

100 COSE DA FARE

  • 01 Estendere una misura universale di sostegno, a partire da 80€ al mese, perogni figlio fino ai 18 anni.
  • 02 Ridurre il cuneo contributivo di 4 punti in 4 anni (dal 33% al 29%). Il lavoro a tempoindeterminato vale di più, deve costare meno.
  • 03 Un piano nazionale di asili nido da 100 milioni di euro l’anno per tutta la legislatura.
  • 04 Salario minimo legale per combatterei lavori sottopagati.
  • 05 Legge sulla rappresentanza sindacale per evitare che microsigle sindacali condizionino la vita di tutti i cittadini con scioperi selvaggi.
  • 06 Piano di accessibilità universale pergarantire qualità della vita adesso.
  • 07 Tessera gratuita di sei mesi per viaggiare sui treni per chi perde il posto di lavoro.
  • 08 Carta Universale dei Servizi dell’Infanzia(400€ al mese per i primi tre anni da spendere per asilo, servizi di cura, baby sitter).
  • 09 Portare a centomila il numero degli studenti degli ITS (istituti tecnici superiori):nel tempo dell’intelligenza artificiale e della robotica, il futuro dell’Italia parte dalla formazione e dalle competenze.
  • 10 Riduzione ulteriore dell’IRES fino al 22%: uno dei livelli più bassi in tutta Europa.
  • 11 Aumentare la deducibilità IMU per i fondi di professionisti, artigiani e commercianti.
  • 12 Estendere i PIR anche oltre l’attuale perimetro di legge per consentire alle piccole imprese innovative di competere di più e valorizzare il risparmio italiano.
  • 13 Istituire uno strumento di formazione personale per un monte ore complessivo minimo iniziale di 150 ore: formazione permanente e capitale umano.
  • 14 Reddito base di emancipazione (come RBE spagnolo): detrazione di 150€ mensili fino a 30.000€ di reddito per agevolare chi decide di andar via di casa prima dei 30 anni.
  • 15 Verifica semestrale dello Stato di Attuazione dei lavori con procedure di coinvolgimento online dei cittadini sull’esecuzione delle opere.
  • 16 Rendere strutturale il credito di imposta per spese in ricerca e sviluppo.
  • 17 Investire nella semplificazione del fisco e nell’incrocio delle banche dati per pagare tutti, pagare meno.
  • 18 Riorganizzare la giustizia tributaria e semplificare le regole in un unico codice tributario.
  • 19 Estendere la Dichiarazione Precompilata (opzionale) anche ai lavoratori autonomi e ai piccoli imprenditori.
  • 20 Estendere la misura degli 80 euro anche alle partite IVA e agli autonomi fino ai 26.000€ lordi.
  • 21 Aprire i musei principali fino a mezzanotte tutti i giorni per consentire alle città di ampliare offerta culturale.
  • 22 Diecimila assunzioni tra carabinieri, poliziotti, finanzieri, agenti penitenziari e vigili del fuoco ogni anno per aumentare la presenza capillare sul territorio e la percezione effettiva della sicurezza. Finanziare 50.000 nuove videocamere per la sorveglianza su tutto il territorio nazionale.
  • 23 Sostegno ai nostri militari impegnati con straordinaria professionalità in prima linea all’estero e nei confini nazionali e allargamento della nostra iniziativa all’estero con il progetto Caschi Blu della Cultura.
  • 24 Rendere concreto l’inserimento sul lavoro delle persone con disturbi allo spettro autistico.
  • 25 Realizzazione di un Piano Nazionale per valorizzare le opportunità economiche e ambientali dello sviluppo dell’economia circolare.
  • 26 Creare speciali forme di aiuto, specie abitative, per i padri separati.
  • 27 Estendere la stessa regola a tutti gli organi istituzionali che oggi possono derogare a questo principio, a cominciare da Camera e Senato.
  • 28 Creare una campagna contro le false notizie, antiscientifiche, che generano terrore e disinformazione.
  • 29 Inasprimento delle pene e delle sanzioni per i manager e gli amministratori colpevoli dei dissesti e per i responsabili di omessa vigilanza.
  • 30 Incentivi fiscali alle famiglie che necessitano del sostegno di badanti o di ricovero in case di cura per migliorare la qualità della vita.
  • 31 Tornare ai parametri di Maastricht rispettando la regola del 3% ma facendo scendere il debito (come da punto 100).
  • 32 Proporre nuove regole per Europa politica: seggi transnazionali, EuroBond, Ministro finanze europeo, elezione diretta del presidente della Commissione.
  • 33 Raddoppio dei fondi per il reddito di inclusione.
  • 34 Pensione di garanzia per i più giovani.
  • 35 Allargare le condizioni per usufruire dell’APE sociale.
  • 36 Creazione di una struttura simile a Napoli in collaborazione con i grandi player multinazionali dell’innovazione tecnologica (Apple, Cisco) già presenti con le università del territorio.
  • 37Incentivi fiscali sul modello dell’iperammortamento per chi riqualifica alberghi e strutture ricettive.
  • 38 Raggiungere l’obiettivo di 50 miliardi di export nell’agroalimentare.
  • 39 Agevolare nella legalità l’ingresso dei giovani nel lavoro agricolo, in particolar modo nel Mezzogiorno.
  • 40 Raddoppiare i fondi della legge sui piccoli comuni.
  • 41 Prevedere un servizio civile di un mese come forma di educazione civica per tutte e per tutti.
  • 42 Raggiungere quota 15.000 colonnine nell’arco della legislatura.
  • 43 Trasformare le auto blu in auto verdi, tutte rigorosamente elettriche.
  • 44 33 milioni di contatori digitali di ultima generazione per oltre 2 miliardi di investimento per migliorare l’efficienza energetica in ogni edificio.
  • 45 Raddoppiare lo stanziamento per le periferie e le aree degradate nel corso della legislatura.
  • 46 Accelerazione delle procedure nella ricostruzione delle aree terremotate.
  • 47 Realizzare le opere ancora in ritardo come la 106 Ionica, i cantieri siciliani, la Tirrenica, la Cispadana, la Asti-Cuneo, la Gronda.
  • 48 Essere leader nella diffusione del 5G.
  • 49 Accelerazione linee Milano-Venezia, Napoli-Bari, Catania-Palermo.
  • 50 Realizzazione delle quattro ciclovie nazionali: Veneto/Torino (Vento), Grande Raccordo Anulare delle Bici a Roma (Grab), Sole, Pugliese.
  • 51 Acquisto di nuovo materiale rotabile e bus per dimezzare l’età media della flotta entro la fine della legislatura.
  • 52 Stanziare una cifra analoga per la prossima legislatura: sulla stabilità degli edifici dei nostri figli non si può lesinare.
  • 53 Concludere i cantieri aperti a cominciare da quelli del Bisagno, dell’Arno, del Seveso.
  • 54 Verifica semestrale dello stato di attuazione dei lavori con procedure partecipate.
  • 55 Piano di illuminazione a LED del patrimonio pubblico e delle strade cittadine.
  • 56 Estensione del processo telematico anche al processo penale.
  • 57 Intensificare nelle scuole campagne per l’educazione stradale e sui rischi, specie per chi guida, dell’assunzione di sostanze.
  • 58 Legge sulla democrazia interna e sulla trasparenza di tutti i movimenti politici.
  • 59 Aumentare i fondi nazionali per i farmaci innovativi specie nel settore oncologico e la ricerca contro le malattie rare, agevolando gli investimenti imprenditoriali della ricerca farmaceutica in Italia.
  • 60 Investimenti sulla digitalizzazione della sanità e sul capitale umano dei professionisti della salute riducendo le liste di attesa sulla base del modello emiliano.
  • 61 Rispetto rigoroso del limite dell’aggiornamento triennale dei LEA per prendersi cura in modo più efficace di chi vive una situazione di difficoltà.
  • 62 Incentivare ogni tipo di strumento di pagamento digitale con particolare riguardo al progetto PagoPA che semplifica le transazioni digitali con la Pubblica Amministrazione.
  • 63 Premiare i tanti dipendenti pubblici di qualità attraverso misure di incentivazione previste dal rinnovo del contratto.
  • 64 Ridurre il carico fiscale per le nuove assunzioni e le stabilizzazioni nel terzo settore, come già predisposto per il mondo sportivo.
  • 65 2 miliardi di euro di investimenti per rafforzare l’indennità di accompagnamento graduando l’aumento sulla base del bisogno dei singoli.
  • 66 Realizzare al meglio il progetto Matera Capitale europea della cultura 2019 per rilanciare e riscattare l’intero Mezzogiorno.
  • 67 Insistere perché l’Europa sia innanzitutto un’Unione Sociale e non solo un’Unione Bancaria, attraverso il servizio civile europeo, l’assicurazione contro la disoccupazione, gli strumenti di protezione sociale.
  • 68 Investimenti mirati in particolar modo in Africa alla luce del progetto “Migration Compact”.
  • 69 Legge sul diritto di cittadinanza per i minori nati e cresciuti in Italia.
  • 70 Parità di salario tra uomo e donna.
  • 71 Assunzione di 10.000 ricercatori universitari di tipo B.
  • 72 Vogliamo cambiare il principio scellerato del Trattato di Dublino firmato nel 2003 che lascia la gestione dell’immigrazione ai soli Stati di approdo.
  • 73 Vogliamo condizionare i fondi europei della prossima programmazione al principio di solidarietà: chi non aiuta gli altri Stati nella gestione dell’immigrazione deve rinunciare all’aiuto economico italiano nel Bilancio.
  • 74 Aumento del tempo pieno al sud e limiti inderogabili al numero degli alunni nelle classi.
  • 75 Rinnovare il contratto in modo regolare e continuativo, con la valorizzazione del merito e delle competenze.
  • 76 Combattere la burocrazia scolastica che spesso fa passare interi pomeriggi a riempire moduli inutili a professori e personale della scuola.
  • 77 Eliminazione delle spese per cultura e sicurezza dalle regole fiscali europee e dai limiti del patto di stabilità.
  • 78 Rendere strutturali queste misure che segnano una scommessa forte sull’identità culturale italiana contro chi dice: “Con la cultura non si mangia”.
  • 79 Scendere ulteriormente garantendo la qualità del servizio pubblico ma azzerando il canone alle categorie meno abbienti.
  • 80 Legge quadro sullo sport, con particolare attenzione a rafforzare il binomio sport-scuola con l’intensificazione dell’educazione fisica sin dalle scuole primarie
  • 81 Modifica della legge sulle adozioni nazionali nell’arco della legislatura.
  • 82 Investimenti sulla formazione permanente e sul coinvolgimento di insegnanti nelle scuole con il sostegno delle forze dell’ordine.
  • 83 Graduale smartworking per il periodo iniziale post gravidanza e estensione del congedo parentale.
  • 84 Realizzare gli obiettivi della Strategia
  • Energetica Nazionale e ridurre emissioni e inquinamento da plastiche, ponendo l’Italia in anticipo sugli altri Paesi nella lotta contro i rischi del cambiamento climatico.
  • 85 Fondi su nuove carceri e su ristrutturazione carceri esistenti, valorizzando la funzione rieducativa e garantendo la certezza della pena.
  • 86 Più forte deducibilità fiscale a chi investe nel sociale, nella ricerca, nell’associazionismo.
  • 87 Rilanciare la battaglia sull’etichettatura dei prodotti per affermare idea del consumo consapevole e della tracciabilità e chiarezza della filiera.
  • 88 Riqualificazione del personale amministrativo per snellire e digitalizzare i processi.
  • 89 Affermare i nostri principi nella Children Union a livello europeo.
  • 90 Estenderne i benefici al progetto Cultura 4.0.
  • 91 Far pagare alle aziende online che lavorano in Italia le stesse tasse delle aziende offline: stesse condizioni, uguali tasse.
  • 92 Estendere la misura a tutte le realtà culturali, anche non statali.
  • 93 Valorizzare l’Agenzia per i Beni Confiscati per permettere una migliore gestione dei beni strappati alla mafia.
  • 94 Rafforzare gli strumenti e realizzare una normativa nazionale sulle lobby.
  • 95 Recuperare un punto di PIL nell’arco della prossima legislatura attraverso la digitalizzazione della PA.
  • 96 Vogliamo scendere sotto il 9% nell’arco della legislatura.
  • 97 Vogliamo scendere sotto il 20% nell’arco della legislatura.
  • 98 Vogliamo arrivare a quota 24 milioni di occupati nell’arco della legislatura.
  • 99 Vogliamo portare il PIL a una crescita superiore al 2%.
  • 100 Vogliamo ridurre gradualmente il rapporto debito/PIL portandolo nei prossimi dieci anni dal 132% al 100%

La nuova UE: gli “Stati uniti d’Europa”

Bari 29 settembre 2017

La nuova UE: gli “Stati uniti d’Europa”

Su “Repubblica” Scalfari ha scritto nell’articolo intitolato “Il crepuscolo Europeo”:
“Il leader dei socialisti tedeschi (Spd) Martin Schulz ha deciso di non fare alcuna coalizione con la Cdu di Angela Merkel. L’Spd che aveva nel precedente Parlamento il 26 per cento, in quello attualmente eletto è al 20 e questa è la ragione che ha motivato il passaggio dei socialisti all’opposizione. Merkel non si è persa d’animo e ha in poche ore sostituito i socialisti di Schulz con i liberali-liberisti e i verdi. Invece d’una coalizione di centrosinistra ne ha fatta una decisamente di destra e per di più anti-immigrati. In una situazione così diversa da quella che si auspicava e per di più con l’ingresso in Parlamento del partito populista di estrema destra semi-nazista, cresciuto dal 4 al 12,6 per cento, pensare che la Germania possa essere il perno del rafforzamento dell’Unione europea e soprattutto dell’Eurozona è diventato semplicemente immaginario: l’europeismo tedesco è finito in soffitta o in cantina.
Il tema, rilanciato da Jean-Claude Juncker, non scompare ma passa in altre mani.Certamente in quelle dell’Italia e anche in quelle di Macron, sebbene l’europeismo del presidente francese sia soprattutto un’Europa francese piuttosto che una Francia europea. Questa situazione, che dopo l’intervento di Juncker sembrava molto positiva, si è trasformata nel suo contrario. Tutto questo a causa dell’egotismo di Schulz. Un personaggio che è stato per anni presidente del Parlamento europeo diventa l’affossatore dell’Europa regalando il suo Paese alle forze antieuropee..Uno come quello di Schulz però non è marginale ma fondamentale ed è un tragico danno per le sorti dell’Europa, di quelli che ci vivono e in particolare della Germania, passata in poche ore dal bianco al nero”.Una analisi corretta e verosimile di quello che succederà in Germania ed in Europa.

Qualche giorno prima sempre Scalfari nell’editoriale su Repubblica “Perché è urgente che nascano gli Stati Uniti d’Europa” aveva auspicato:
“L’Europa deve essere decisamente rafforzata e quasi tutti i protagonisti, capi di Stato e il governo dell’Ue ne sono convinti. Il sovranismo dei 27 Paesi e soprattutto quello dei 19 che usano la moneta comune: l’Eurozona deve avere un ministro delle Finanze unico, responsabile della politica economica; un sistema bancario anch’esso unico; una sorta di Fbi unica nella lotta contro il terrorismo dell’Isis; un’unica politica estera e per quanto riguarda l’immigrazione; infine una struttura militare e naturalmente un’unica cittadinanza per quel popolo sovrano che eleggerà un proprio Parlamento e un presidente che abbia poteri di governo in tutto simili a quelli che ha il presidente degli Stati Uniti d’America. Questi temi sono stati indicati e resi pubblici nei giorni scorsi dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker e anche da Mario Draghi nella sua veste di capo della Banca centrale europea: anche lui sente la necessità d’una politica economica e bancaria che abbia come diretto interlocutore il ministro delle Finanze dell’Eurozona: è un binomio che esiste da un secolo in tutti i Paesi europei”.

Un’ analisi molto attenta e precisa che è stata rafforzata dalle dichiarazioni di Macron a Parigi “rifondare un’Europasovrana, unita e democratica”e nel vertice Italo Francese anche da Gentiloni.
Bisogna operare per rafforzare l’Europa, tracciare con lucidità le prossime mosse. un Ministro delle Finanze unico, un esercito.
In poche parole si prospetta la possibilità di realizzare presto l’Europa federale o meglio gli Stati uniti di Europa.

Un ostacolo reale il nuovo governo tedesco.
I socialdemocratici hanno perso e non vogliono governare e decidono di passare alla opposizione! E’ una decisione apparentemente giusta; la perdita di entrambi i partiti è pesante, grave. Abbandonare ora sarebbe un errore imperdonabile.
E’ una reazione istintiva, prevedibile e sarebbe più sensato rifare il governodettando un calendario di riforme di matrice socialdemocratica ma moderna, innovativa!
Cioè stabilire condizioni che rendano visibile la presenza di Schulze Compagni.
In gioco è la nascita della nuova Europa, quella da anni sognata quella dei popoli cioè gli Stati uniti.
Una grande conquista.

Un passo avanti enorme, incredibile!

Un merito che oggi non sarebbe più ascrivibile ai tedeschi e tantomeno ai Socialdemocratici ma ad altri, o peggio non si fa nessun passo avanti, specie se in Italia alle prossime elezioni politiche si rafforzassero le forze antieuropeiste …. e perdesse voti il PD!

Quindi dobbiamo rivolgere un appello a Schulz a pensare al Suo partito ma anche alla grande Europa e al progetto che ha concorso ad elaborare e che può nascere con l’apporto determinante dei Socialdemocratici!
La rinnovata coalizione tedesca consentirebbe a breve la realizzazione dell’Europa pensata da Spinelli e dai Padri dell’Europa!

                                                                                                                          Giuseppe Abbati

Bando Progetto “Formazione e assistenza alla creazione di impresa sociale per giovani immigate”

Bando per la ricerca e selezione nell’ambito del Progetto

“FORMAZIONE E ASSISTENZA ALLA CREAZIONE DI IMPRESA SOCIALE PER GIOVANI IMMIGRATE”

Il progetto, finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento della Gioventù e del servizio civile nazionale, prevede l’organizzazione di corsi di formazione orizzontale e specialistica per n.48 giovani donne immigrate disoccupate o inoccupate preferibilmente iscritte alle liste dei centri per l’impiego di competenza territoriale (Puglia) finalizzata alla creazione di impresa. È previsto al termine del percorso formativo una attività di affiancamento per la creazione di piccole cooperative sociali e accompagnamento allo start up. Il progetto è consultabile sul sito www.marnostrum.it

Chi può partecipare:

giovani donne immigrate in età compresa tra 18 e 35 anni in possesso di permesso di soggiorno, con una buona conoscenza dellalingua italiana,domiciliate o residenti nelle province di BARI e BAT, interessate all’accesso al mondo del lavoro in forma regolare e all’acquisizione degli strumenti conoscitivi indispensabili per la creazione di impresa favorita da strumenti messi a disposizione dall’Unione europea.

Come partecipare:

inviare una richiesta tramite e-mail su carta libera corredata da curriculum vitae entro il 15/10/2017 indirizzata a: aitefperilsociale@gmail.com, rahmaonlus@gmail.com

Le attività

Le candidate che risulteranno idonee potranno partecipare ad un corso di formazione della durata di 85 ore che si svolgerà in una delle sedi individuate dai soggetti attuatori delle attività che riguarderanno i seguenti temi: Creazione di impresa, Marketing e comunicazione, Controllo di gestione, Informatica e cenni di Diritto comunitario. Successivamente alle attività di formazione le beneficiarie potranno usufruire di un servizio di accompagnamento finalizzato alla creazione di impresa. Ad ognuna delle partecipanti sarà rilasciato un attestato di partecipazione.

Durata delle attività formative 2 mesi

FORMAZIONE E ASSISTENZA ALLA CREAZIONE DI IMPRESA SOCIALE PER GIOVANI IMMIGRATE

Finanziato nell’ambito del Piano azione Coesione “Giovani no Profit”

Juncker: STATO DELL’UNIONE 2017

LETTERA D’INTENTI AL PRESIDENTE ANTONIO TAJANI E AL PRIMO MINISTRO JÜRI RATAS

Strasburgo, 13 settembre 2017

Egregio Presidente Tajani,

Egregio Primo ministro Ratas,

gli ultimi dodici mesi hanno messo alla prova i cittadini europei e noi tutti. Il 2016 è stato un “annus horribilis” per il progetto europeo, sotto molti punti di vista. Dal referendum per la Brexit agli attentati terroristici, dalla crescita lenta alla persistente, elevata disoccupazione in svariati Stati membri, alla crisi migratoria in corso, sono tante le sfide cui l’Europa ha dovuto reagire. I valori europei e le nostre democrazie si sono scontrati col risvegliarsi di forze populiste sia all’interno che all’esterno dell’Unione, mentre cresceva l’incertezza geopolitica connessa alle elezioni presidenziali negli Stati Uniti.

Solo grazie al duro lavoro e alla leadership politica delle istituzioni dell’UE e dei nostri Stati membri è stato possibile tenere in piedi il progetto europeo in questi tempi burrascosi. Desideriamo ringraziare voi e i membri delle vostre istituzioni per aver sostenuto, con forte impegno, il nostro programma positivo per un’Europa che protegge, dà forza e difende, presentato dal Presidente della Commissione nel discorso sullo stato dell’Unione del 14 settembre 2016. Un programma che ha trovato un’eco immediata nella plenaria del Parlamento europeo e appena due giorni dopo
è stato accolto con favore dai leader dell’UE a 27 riuniti nel vertice di Bratislava. Insieme abbiamo ottenuto buoni risultati nella realizzazione di questo programma, non da ultimo grazie alla Dichiarazione comune sulle priorità legislative dell’UE per il 2017 firmata dai Presidenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione europea il 13 dicembre 2016. Il nostro Fondo europeo per gli investimenti strategici, finanziato dal bilancio comune dell’UE e sostenuto dall’operato della Banca europea per gli investimenti, ha già consentito investimenti per oltre

225 miliardi di euro. La guardia di frontiera e costiera europea è ormai del tutto operativa ai confini esterni dell’UE, dalla Grecia alla Bulgaria all’Italia alla Spagna. Abbiamo mobilitato finanziamenti dell’UE per addestrare la guardia costiera libica e migliorare le condizioni di vita e di lavoro degli oltre 3 milioni di rifugiati siriani giunti in Turchia.

Abbiamo concluso con successo il nostro lavoro per rafforzare la direttiva antiterrorismo e rendere più efficaci le norme per il controllo dell’acquisto e della detenzione di armi da fuoco. Abbiamo affinato gli strumenti per combattere l’elusione fiscale. Abbiamo intrapreso un’iniziativa senza precedenti per la creazione di un Fondo europeo per la difesa e per la prima volta abbiamo convenuto di operare secondo il modello di cooperazione strutturata permanente nel settore della difesa. Insieme siamo riusciti a far entrare in vigore in via provvisoria un accordo commerciale equo ed equilibrato con il Canada, un partner che condivide i nostri stessi principi riguardo alle norme alimentari e sanitarie e alla diversità culturale. E abbiamo aperto la strada a un partenariato economico ambizioso e basato sui valori con il Giappone. Insieme abbiamo avvicinato tra loro l’UE e l’Ucraina grazie a un accordo di associazione che dovrebbe offrire, col tempo, stabilità e prosperità ai nostri vicini orientali in tutta la regione. Nonostante una strenua opposizione, abbiamo ratificato e difeso l’accordo di Parigi in quanto miglior strumento per gestire i cambiamenti climatici. Da ultimo ma non per importanza, siamo riusciti a giugno ad abolire i costi di roaming per i telefoni cellulari e a rendere gratuita la connessione ai punti di accesso Wi-Fi nelle piazze, nei municipi, nei parchi e nelle biblioteche di tutta Europa già dal 2017. Giunti a metà del nostro mandato, stiamo mandando in porto con più rapidità ed efficacia tutte le dieci priorità stabilite negli orientamenti politici del 2014, a vantaggio dei cittadini e delle imprese europee1.

L’Europa sta evidentemente recuperando le forze. La crescita economica si sta intensificando, attestandosi a oltre il 2% (2,2% nella zona euro) e raggiungendo finalmente ogni singolo Stato membro, e da due anni è superiore ai tassi di crescita degli Stati Uniti e del Giappone. Durante questo mandato sono stati creati quasi 8 milioni di posti di lavoro, non esclusivamente ma anche grazie agli interventi delle istituzioni dell’UE, in primis al Fondo europeo per gli investimenti strategici, alla Garanzia per i giovani, ai Fondi strutturali e d’investimento europei e alla politica monetaria della Banca centrale europea. Sia economicamente che politicamente, il vento sta soffiando più a favore dell’Europa. Le recenti elezioni in diversi Stati membri hanno dato nuovo slancio a coloro che sono pronti a difendere i valori europei, a coloro che desiderano gestire e orientare la globalizzazione e costruire un futuro sostenibile, a coloro che preferiscono la cooperazione e l’integrazione al ritiro e all’isolamento.

Dovremmo approfittare di questo nuovo slancio. Il vento potrebbe girare e non è certo il momento di riposare sugli allori, perché le sfide dell’Europa restano gravi: dall’instabilità del nostro vicinato e dalle minacce terroristiche ai cambiamenti demografici, climatici e tecnologici; dall’esigenza di investimenti sostenibili e di un’Unione economica e monetaria più resiliente alle crescenti rivendicazioni di maggiore equità sociale e controllo democratico. Se vogliamo riuscire a raccogliere queste sfide, dobbiamo essere pronti a collaborare per prendere subito decisioni che garantiranno il futuro dell’Europa a medio e lungo termine.

Il Libro bianco della Commissione del 1° marzo 2017 delinea cinque scenari per il futuro dell’Europa verso il 2025, a cui hanno fatto seguito una serie di documenti di riflessione sulle questioni più rilevanti per il nostro futuro. Questo ha segnato l’inizio di un utile dibattito in tutti gli Stati membri. Solo la Commissione ha organizzato in più di 80 piccole e grandi città 129 dialoghi sul futuro dell’Europa con i cittadini di 27 Stati membri , coinvolgendo anche i parlamenti nazionali.

Siamo convinti che sia giunto il momento di passare dalla riflessione e dal dibattito alle prime proposte concrete sul futuro dell’Europa.

Oggi vi presentiamo le nostre intenzioni riguardo al programma di lavoro della Commissione per i prossimi sedici mesi, fino alla fine del 2018. Ora che l’Europa guarda al suo futuro, il momento è propizio per esporvi una Tabella di marcia per un’Europa più unita, più forte e più democratica. La Tabella si divide in due parti. In primo luogosuggeriamo azioni e iniziative da presentare e/o completare nei prossimi sedici mesi, in linea con il primo scenario del Libro bianco e con l’agenda di Bratislava. In secondo luogo suggeriamo azioni e iniziative più ambiziose, più lungimiranti e destinate a orientare la nostra Unione fino al 2025, combinando gli scenari 3, 4 e/o 5 del Libro bianco e sfruttando pienamente il potenziale inespresso del trattato di Lisbona.

La Tabella di marcia si basa su alcuni principi importanti: l’imperativo di rispettare i nostri valori europei comuni, tra cui lo Stato di diritto; la costante attenzione alla realizzazione e all’applicazione di iniziative prioritarie che presentino un evidente valore aggiunto europeo e rendano l’Europa un posto migliore per i suoi cittadini, in linea con i nostri orientamenti politici del 2014 e con la nostra comune convinzione che l’Unione debba essere grande sulle grandi questioni e piccola sulle piccole; l’esigenza di porre su un piano di eguaglianza i cittadini di tutti gli Stati membri dell’UE e di non tollerare che nell’Unione esistano cittadini di seconda classe, e un forte accento sull’efficacia, sulla democrazia e sulla trasparenza in tutte le nostre azioni comuni.

La Tabella di marcia prevede inoltre che dal 29 marzo 2019 il Regno Unito non sia più membro della nostra Unione, avendo inviato la debita notifica conformemente all’articolo 50 del trattato sull’Unione europea. Fino ad allora e oltre vogliamo mantenere quell’unità dell’UE a 27 che abbiamo costruito nei mesi scorsi.
Tabella di marcia per un’Europa più unita, più forte e più democratica (progetto di programma di lavoro della Commissione fino a fine 2018)

Priorità 1: il rilancio dell’occupazione, della crescita e degli investimenti

Iniziative da avviare e/o completare entro la fine del 2018

— *** Rapida adozione da parte dei colegislatori della proposta “EFSI 2.0” e della proposta “omni-bus”, in particolare delle modifiche del regolamento sulle disposizioni comuni destinate a facilitare l’uso dei Fondi strutturali e d’investimento europei e la loro combinazione con il Fondo europeo per gli investimenti strategici.

— Semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche 2018: realizzare investimenti, finanze pubbliche sane e riforme strutturali, continuando al contempo a fare uso della flessibilità appropriata insita nel patto di stabilità e crescita e identificata dalla Commissione sin dal gennaio 2015; integrare il nuovo quadro di valutazione della situazione sociale che accompagna la raccomandazione della Commissione sul pilastro europeo dei diritti sociali.

— Conseguire risultati su tutti gli aspetti dell’Agenda per le competenze per l’Europa, specialmente attuando “percorsi di miglioramento del livello delle competenze” a livello nazionale, con il sostegno del Fondo sociale europeo, e con particolare attenzione alle competenze di base e al fabbisogno di competenze digitali.

— Pacchetto Economia circolare per favorire l’innovazione, l’occupazione e la crescita, che comprende: una strategia sulla plastica destinata a rendere riciclabili tutti gli imballaggi di plastica sul mercato dell’UE entro il 2030; una proposta di regolamento sul riutilizzo delle acque reflue e una revisione della direttiva sull’acqua potabile; e un quadro di monitoraggio per l’economia circolare.

Iniziative da avviare in prospettiva del 2025

— *** Proposta globale per il futuro quadro finanziario pluriennale dopo il 2020 (prevista per maggio 2018) seguita da proposte per la nuova generazione di programmi e nuove risorse proprie.

— Documento di riflessione “Verso un’Europa sostenibile per il 2030” per far seguito agli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, compreso l’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici.

Priorità 2: un mercato unico digitale connesso

Iniziative da avviare e/o completare entro la fine del 2018

— *** Pacchetto Cibersicurezza, che introduce misure concrete in risposta al mutato panorama delle minacce informatiche e che include: una proposta volta a rafforzare l’Agenzia dell’Unione europea per la sicurezza delle reti e dell’informazione (ENISA); una serie di strumenti di esecuzione della direttiva sulla sicurezza delle reti e dell’informazione; un piano per fronteggiare con efficacia gli attacchi informatici ai danni di molti Stati membri; il potenziamento dell’autonomia strategica dell’Unione mediante lo sviluppo delle capacità di ricerca, di mezzi efficaci di difesa e igiene informatica e delle competenze giuste, sia in Europa sia con i partner mondiali tra cui la NATO (la Commissione presenta oggi proposte concrete in concomitanza con il discorso sullo stato dell’Unione).

— *** Pacchetto Dati, che sprigiona le potenzialità dell’economia dei dati assicurando il libero flusso in Europa dei dati non personali (la Commissione presenta oggi una proposta concreta in concomitanza con il discorso sullo stato dell’Unione).

— *** Iniziativa sulle piattaforme online intesa a garantire un contesto imprenditoriale equo, prevedibile, sostenibile e affidabile nell’economia online.

— *** Rapida adozione da parte dei colegislatori di tutte le 14 proposte legislative volte a completare il mercato unico digitale, tra cui il pacchetto sulle telecomunicazioni e quello sul diritto d’autore, le disposizioni sul blocco geografico, le norme in materia di media e audiovisivi, le disposizioni sulla consegna transfrontaliera dei pacchi, il regolamento e-privacy e le norme UE sulla protezione dei dati personali trattati dalle istituzioni e dagli organi dell’UE.

— Orientamenti della Commissione ad uso dei cittadini, delle imprese e delle amministrazioni pubbliche per l’applicazione diretta, dal 25 maggio 2018, del regolamento generale sulla protezione dei dati, da stilarsi in stretta consultazione con il gruppo articolo 29/il nuovo comitato europeo per la protezione dei dati.

— Revisione delle linee direttrici della Commissione per l’analisi del mercato e la valutazione del significativo potere di mercato nel settore delle comunicazioni elettroniche.

— Iniziativa intesa a rispondere alle sfide poste alle nostre democrazie dalla diffusione di informazioni false sulle piattaforme online.

Priorità 3: un’Unione dell’energia resiliente con politiche lungimiranti in materia di cambiamenti climatici

Iniziative da avviare e/o completare entro la fine del 2018

— *** Rapida adozione da parte dei colegislatori delle proposte della Commissione volte ad attuare l’Unione dell’energia e le politiche per il clima, tra cui i pacchetti Energia pulita per tutti gli europei, Clima e L’Europa in movimento.

— *** Pacchetto Mobilità e cambiamenti climatici, che contiene proposte legislative in materia di veicoli puliti, norme comuni per il trasporto combinato delle merci, standard per le emissioni di CO2 delle autovetture e dei furgoni, standard per l’efficienza dei carburanti e le emissioni di CO2 degli autocarri e degli autobus e un’iniziativa intesa ad accelerare la creazione delle infrastrutture per i carburanti alternativi.

— Seguito da dare all’aspetto della solidarietà dell’Unione dell’energia, comprendente una proposta di norme comuni per i gasdotti che accedono al mercato interno europeo del gas e la rapida attuazione dei progetti d’interesse comune necessari a collegare i mercati europei dell’energia.

— Sulla base di un mandato forte del Consiglio (progetto di raccomandazione della Commissione del 9 giugno 2017), avvio dei negoziati con la Russia per l’esercizio del futuro gasdotto Nord Stream 2.

Iniziative da avviare in prospettiva del 2025

— Comunicazione sul futuro delle politiche dell’UE per l’energia e il clima, che contempli anche il futuro del trattato Euratom (tenendo conto della dichiarazione n. 54 di cinque Stati membri allegata all’atto finale del trattato di Lisbona) e la possibilità di ricorrere all’articolo 192, paragrafo 2, secondo comma, del TFUE.
Priorità 4: un mercato interno più profondo e più equo con una base industriale più solida

Iniziative da avviare e/o completare entro la fine del 2018

— *** Una nuova strategia per la politica industriale dell’UE che promuova la competitività, l’innovazione e la leadership tecnologica per assicurare un’occupazione equa e di qualità e che sfrutti le potenzialità delle tecnologie digitali in tutti i settori industriali (presentata oggi in concomitanza con il discorso sullo stato dell’Unione).

— *** Rapida adozione da parte dei colegislatori del pacchetto Servizi e delle misure di esecuzione.

— *** Rapida adozione da parte dei colegislatori della proposta di rafforzamento della vigilanza del mercato dei veicoli a motore.

— *** Rapida adozione da parte dei colegislatori della proposta in materia di insolvenza delle imprese, ristrutturazione e seconda opportunità, finalizzata a ridurre i costi e la complessità della ristrutturazione delle imprese, offrire una seconda occasione a quelle economicamente sostenibili e aumentare la certezza del diritto per gli investitori transfrontalieri nell’UE.

— Pacchetto di misure di diritto societario dell’UE che, valendosi delle soluzioni digitali, introducono norme efficienti per le operazioni transfrontaliere, nel rispetto delle prerogative nazionali in materia di legislazione sociale e del lavoro.

— *** Rapida adozione da parte dei colegislatori delle proposte che rilanciano la base imponibile consolidata comune per l’imposta sulle società (CCCTB).

— *** Rapida adozione da parte dei colegislatori della proposta intesa ad agevolare gli adempimenti

IVA (imposta sul valore aggiunto) per le imprese di commercio elettronico nell’UE e della proposta che consente di equiparare la tassazione di libri elettronici, quotidiani elettronici e i loro equivalenti in formato cartaceo.

— *** Rapida adozione da parte dei colegislatori delle proposte che impongono alle multinazionali di pubblicare le informazioni fiscali principali paese per paese, che introducono nuove regole di trasparenza per gli intermediari della pianificazione fiscale e un elenco comune UE delle giurisdizioni fiscali non cooperative, stilato in base al quadro di indicatori proposto dalla Commissione.

— *** Pacchetto Equità fiscale, per la creazione di uno spazio unico europeo dell’imposta sul valore aggiunto (IVA), che contiene: proposte di modifica della direttiva IVA per istituire un regime IVA definitivo per gli scambi transfrontalieri nel mercato unico; una proposta di regolamento del Consiglio relativo alla lotta contro la frode in materia d’imposta sul valore aggiunto nel mercato unico; una proposta di direttiva del Consiglio sul regime comune IVA per le piccole imprese e una proposta di direttiva del Consiglio concernente la determinazione delle aliquote IVA.

— *** Proposta di norme UE che consentono la tassazione dei proventi dell’economia digitale generati dalle multinazionali.

— *** Rapida adozione da parte dei colegislatori della proposta di revisione della direttiva sul distacco dei lavoratori che sancisce il principio della parità di retribuzione a parità di lavoro svolto nello stesso luogo, e della proposta di aggiornamento della normativa sul coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale intesa anche a garantire il diritto a ricevere le stesse prestazioni per gli stessi contributi versati nelle stesse circostanze.

— *** Proposta d’istituzione di un’autorità europea del lavoro per rafforzare la cooperazione tra le omologhe autorità a tutti i livelli e migliorare la gestione delle situazioni transfrontaliere, e altre iniziative a sostegno di una mobilità equa, come il numero di sicurezza sociale europeo.
— Proposta di revisione della direttiva sulla dichiarazione scritta per migliorare la trasparenza e la prevedibilità giuridica dei contratti di lavoro, e un’iniziativa sull’accesso alla protezione sociale per i lavoratori atipici e quelli autonomi.

— *** Rapida adozione da parte dei colegislatori della proposta sulla conciliazione tra vita professionale e vita privata.

— *** Rapida adozione da parte dei colegislatori di tutte le proposte relative all’Unione dei mercati dei capitali, tra cui il prodotto pensionistico paneuropeo, le modifiche al regolamento sulle infrastrutture del mercato europeo e la raccomandazione della Banca centrale europea a modificare l’articolo 22 dello statuto del SEBC e della BCE.

— *** Pacchetto Unione dei mercati dei capitali, che comprende: la revisione e il rafforzamento dei compiti, della governance e del finanziamento delle autorità UE di vigilanza finanziaria; misure concrete per creare un’autorità unica europea di vigilanza dei mercati dei capitali e adattamenti del comitato europeo per il rischio sistemico; la revisione della disciplina delle imprese d’investimento; un piano d’azione per la sostenibilità finanziaria accompagnato da misure di regolamentazione; un’iniziativa sulla tecnologia finanziaria (FinTech); un quadro europeo che favorisce l’uso delle obbligazioni garantite e modifiche della direttiva sui gestori di fondi d’investimento alternativi e della direttiva concernente gli organismi d’investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM).

— Pacchetto Alimenti, che include una proposta sulla catena UE di approvvigionamento alimentare elaborata sulla scorta del riesame della politica agricola comune.

— Piano d’azione congiunto sulle politiche nazionali di vaccinazione.

Iniziative da avviare in prospettiva del 2025

— Comunicazione sulla possibilità di estendere l’uso della deliberazione a maggioranza qualificata e della procedura legislativa ordinaria nelle questioni inerenti al mercato interno, in base all’articolo 48, paragrafo 7, del TUE.

Priorità 5: un’Unione economica e monetaria più profonda e più equa

Iniziative da avviare e/o completare entro la fine del 2018

— *** Pacchetto Unione economica e monetaria, che contiene proposte intese a: trasformare il meccanismo europeo di stabilità in un fondo monetario europeo; creare nel bilancio dell’Unione un’apposita linea di bilancio per la zona euro che ricomprenda 1) l’assistenza alle riforme strutturali prevista dal programma della Commissione di sostegno alle riforme strutturali, 2) una funzione di stabilizzazione, 3) un backstop per l’Unione bancaria e 4) uno strumento di convergenza per dare assistenza preadesione agli Stati membri con deroga a prepararsi all’adozione della moneta unica; integrare nel diritto UE la sostanza del trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell’Unione economica e monetaria facendo uso dell’adeguata flessibilità insita nel patto di stabilità e crescita e identificata dalla Commissione sin dal gennaio 2015.

— *** Indicare nella prossima raccomandazione sulla politica economica della zona euro un orientamento di bilancio sostanzialmente neutrale per la zona euro, a sostegno della politica monetaria della Banca centrale europea e a favore della crescita, dell’occupazione e degli investimenti nella zona euro.

— Rapida adozione da parte del Consiglio della proposta della Commissione volta a introdurre progressivamente una rappresentanza unificata della zona euro presso il Fondo monetario internazionale.

— *** Proclamazione da parte delle istituzioni UE del pilastro europeo dei diritti sociali in esito al vertice sociale di Göteborg.
— *** Rapida adozione da parte dei colegislatori di tutte le misure incluse nel pacchetto sulla riduzione dei rischi nel settore bancario e della proposta di sistema europeo di assicurazione dei depositi.

— *** Pacchetto Unione bancaria, che porta a compimento l’Unione bancaria in tutti i suoi aspetti, in particolare mediante il completamento del dispositivo di sostegno per il Fondo di risoluzione unico, ulteriori misure per ridurre il livello dei crediti deteriorati e un quadro favorevole allo sviluppo dei titoli garantiti da obbligazioni sovrane per una maggiore diversificazione del portafoglio nel settore bancario.

Iniziative da avviare in prospettiva del 2025

— Comunicazione sull’eventuale creazione di un ministro europeo permanente dell’Economia e delle finanze (articolo 2 del protocollo n. 14) e relative implicazioni istituzionali.

— Vaglio della possibilità di creare un’attività sicura per la zona euro.

Priorità 6: una politica commerciale equilibrata e lungimirante per gestire correttamente la globalizzazione2

Iniziative da avviare e/o completare entro la fine del 2018

— *** Pacchetto Commercio, che comprende: una comunicazione relativa a una politica commerciale migliore, basata su valori, sostenibile e trasparente che contribuisca a una gestione corretta della globalizzazione e garantisca un approccio equilibrato per accordi commerciali aperti e equi; progetti di mandato per l’avvio di negoziati con l’Australia e la Nuova Zelanda; un progetto di mandato per un nuovo sistema giurisdizionale multilaterale per gli investimenti; un quadro europeo per il controllo degli investimenti diretti esteri nell’UE per motivi di ordine pubblico e sicurezza (la Commissione presenta oggi proposte concrete in concomitanza con il discorso sullo stato dell’Unione).

— *** Rapida adozione da parte dei colegislatori delle proposte intese a modernizzare gli strumenti di difesa commerciale dell’UE e a modificare i metodi anti-dumping, e della proposta modificata relativa a uno strumento per gli appalti internazionali.

— Portare a termine gli accordi con il Giappone, Singapore e il Vietnam.

— Proseguire i negoziati con il Messico e Mercosur.

Priorità 7: uno spazio di giustizia e di diritti fondamentali basato sulla reciproca fiducia

Iniziative da avviare e/o completare entro la fine del 2018

— *** Rapida adozione da parte dei colegislatori di proposte per quanto riguarda la lotta contro il riciclaggio di denaro, il sistema di ingressi/uscite dell’UE, il sistema d’informazione Schengen (SIS II), il sistema europeo di informazione sui casellari giudiziali (ECRIS) e il sistema europeo di informazione e autorizzazione ai viaggi (ETIAS).

— *** Pacchetto Antiterrorismo, che comprende: misure contro la radicalizzazione; misure per garantire il rilevamento e la soppressione rapida e proattiva di contenuti illegali di incitamento all’odio, alla violenza e al terrorismo; azioni per bloccare l’accesso agli strumenti utilizzati dai terroristi per preparare e compiere attentati, come le sostanze pericolose o il finanziamento del terrorismo; orientamenti e sostegno agli Stati membri nella protezione degli spazi pubblici e linee guida per la conservazione dei dati.

2 Il titolo della priorità 6 è stato aggiornato e reso neutro dal punto di vista geografico, in considerazione del rallentamento dei negoziati commerciali con gli Stati Uniti, del nuovo contesto geopolitico e del nuovo dinamismo dei negoziati commerciali con altre importanti regioni del mondo. La Com-missione ha tenuto conto di questa realtà nel cambiare il nome del gruppo di Commissari competenti in “gruppo di Commissari per il commercio e la gestione della globalizzazione”.
— *** Attuazione dell’agenda europea sulla sicurezza mediante proposte di legge che permettano l’interoperabilità dei sistemi di informazione dell’UE per la gestione della sicurezza, delle frontiere e della migrazione e una proposta volta a migliorare l’accesso transfrontaliero delle autorità di contrasto alle prove elettroniche.

— Quadro per le decisioni di adeguatezza e segnatamente una decisione di adeguatezza sui flussi di dati con il Giappone.

— *** Pacchetto “New deal per i consumatori”, finalizzato ad agevolare il coordinamento e l’azione efficace delle autorità nazionali per la tutela dei consumatori a livello dell’UE e a potenziare l’azione repressiva e una migliore tutela dei diritti dei consumatori.

— Orientamenti interpretativi per l’applicazione della direttiva sulle pratiche commerciali sleali e del regolamento relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori al fine di prevenire e risolvere i problemi relativi a differenze di qualità nei prodotti di consumo.

Iniziative da avviare in prospettiva del 2025

— Comunicazione relativa a un possibile ampliamento delle attribuzioni della nuova Procura europea al fine di includere la lotta contro il terrorismo, sulla base dell’articolo 86, paragrafo 4, del TFUE.

— Iniziativa per potenziare l’applicazione dello Stato di diritto nell’Unione europea.

Priorità 8: verso una nuova politica della migrazione

Iniziative da avviare e/o completare entro la fine del 2018

— *** Rapida adozione da parte dei colegislatori di una riforma del sistema europeo comune di asilo sulla base dei principi di responsabilità e solidarietà, che comprenda proposte relative a: la riforma del sistema Dublino; l’istituzione di una nuova Agenzia per l’asilo; la riforma di Eurodac; il riesame delle condizioni di accoglienza, dei requisiti per l’asilo e della procedura di asilo e il quadro dell’UE per il reinsediamento.

— *** Rapida adozione da parte dei colegislatori della proposta sull’ingresso e il soggiorno di cittadini di paesi terzi che intendano svolgere lavori altamente specializzati (“proposta relativa alla Carta blu”).

— *** Nuovo pacchetto Migrazione, che comprende: la revisione intermedia dell’agenda europea sulla migrazione; misure mirate a promuovere un approccio più efficace in materia di rimpatri; l’ulteriore promozione di percorsi legali mediante l’incentivazione di nuovi impegni per il reinsediamento; una riforma della politica comune in materia di visti e azioni di solidarietà dell’UE a favore degli Stati membri che devono far fronte a un’eccezionale pressione migratoria.

— Pacchetto per consolidare lo spazio di libera circolazione Schengen, comprendente una proposta di aggiornamento del codice frontiere Schengen, e per garantire la piena integrazione della Romania e della Bulgaria nello spazio Schengen.

— Rapida messa in opera del piano europeo per gli investimenti esterni e applicazione del quadro di partenariato in materia di migrazione con i principali paesi terzi di origine e di transito.
Priorità 9: un ruolo più incisivo a livello mondiale

Iniziative da avviare e/o completare entro la fine del 2018

— Rapida adozione da parte dei colegislatori del programma europeo di sviluppo del settore industriale della difesa.

— *** Seguito da dare al piano d’azione europeo in materia di difesa, in particolare per quanto riguarda l’attuazione del Fondo europeo per la difesa e dei suoi strumenti finanziari.

— Progetto di mandato per i negoziati di un quadro post-Cotonou.

Iniziative da avviare in prospettiva del 2025

— Comunicazione sulla possibilità di potenziare il ricorso al voto a maggioranza qualificata nella politica estera comune, sulla base dell’articolo 31, paragrafo 3, del TUE.

— Strategia per un esito positivo del processo di adesione UE di Serbia e Montenegro, candidati pionieri dei Balcani occidentali, incentrata soprattutto sullo Stato di diritto, i diritti fondamentali, la lotta contro la corruzione e la stabilità generale della regione.

Priorità 10: un’Unione di cambiamento democratico

Iniziative da avviare e/o completare entro la fine del 2018

— *** Un pacchetto “democrazia” comprendente: una revisione del regolamento riguardante l’iniziativa dei cittadini volta a renderne l’utilizzazione più accessibile, agevole e semplice per gli organizzatori e i sostenitori; una proposta per consolidare la dimensione europea e la trasparenza dei partiti politici e delle fondazioni europei (la Commissione presenta oggi proposte concrete insieme con il discorso sullo stato dell’Unione).

— Proseguimento dello sviluppo del Corpo europeo di solidarietà mediante il coinvolgimento di tutti gli attori rilevanti e la rapida adozione da parte dei legislatori della proposta legislativa entro la fine dell’anno.

— *** Rapida adozione da parte dei colegislatori delle modifiche proposte per il regolamento “comitatologia”.

— Proseguimento della discussione sul Libro bianco sul futuro dell’Europa fino alle elezioni del giugno 2019 (dibattiti, dialoghi con i cittadini, interazione con i Parlamenti nazionali, collaborazione con le regioni).

Iniziative da avviare in prospettiva del 2025

— Comunicazione sull’ulteriore rafforzamento dei principi di sussidiarietà, proporzionalità e migliore regolamentazione

nel funzionamento quotidiano dell’Unione europea.

— Comunicazione sulle possibilità di una maggiore efficienza alla guida dell’Unione europea.
La lettera di intenti di oggi e la Tabella di marcia per un’Europa più unita, più forte e più democratica rappresentano il punto di partenza per il dialogo interistituzionale in preparazione del programma di lavoro della Commissione del 2018, nell’ambito dell’accordo quadro sulle relazioni tra il Parlamento europeo e la Commissione europea e dell’ac-cordo interistituzionale “Legiferare meglio”. È forte il nostro impegno a favore di questa importante interazione con il Parlamento europeo, con il Consiglio e con i Parlamenti nazionali. Siamo convinti che i nostri scambi costituiranno una base solida per un programma di lavoro della Commissione politico e focalizzato nei decisivi sedici mesi futuri.

Nelle prossime settimane consulteremo il Parlamento europeo e le sue commissioni, il Consiglio e il Comitato dei rappresentanti permanenti (COREPER I e II). Per tutti i prossimi sedici mesi la Commissione continuerà a prodigarsi affinché la nostra legislazione continui a essere adeguata e a basarsi su fatti concreti e affinché vengano eliminati gli oneri superflui, anche portando avanti i lavori della Piattaforma REFIT. Nel prossimo anno dedicheremo particolare attenzione all’adozione e all’attuazione delle proposte rimaste in sospeso. Come sottolinea il Libro bianco della Commissione, se vogliamo che il progetto europeo risulti più credibile e attraente, dobbiamo eliminare il divario tra le promesse e i fatti. Per questo motivo aspettiamo di concordare con voi una nuova dichiarazione comune sulle priorità legislative dell’UE per il 2018, muovendo dall’esperienza costruttiva di quest’anno.

Il 2017 e il 2018 potranno diventare gli anni della speranza e del rinnovamento per l’Europa se realizzeremo la nostra agenda comune e se sapremo mostrare ai nostri cittadini che l’Unione europea è qui per proteggerli, per dar loro forza e per difenderli. Nell’attuale contesto geopolitico un’Unione come la nostra è più che mai necessaria. Come hanno affermato giustamente i leader dell’UE riuniti a Roma per il 60° anniversario dei trattati di Roma: siamo “fermi nella convinzione che il futuro dell’Europa è nelle nostre mani e che l’Unione europea è il migliore strumento per conseguire i nostri obiettivi”. Allora cogliamo l’attimo e impegniamoci ancor più che nel passato per rispondere alle preoccupazioni dei nostri cittadini. Il momento di agire è ora.

PRESIDENTE JEAN-CLAUDE JUNCKER Discorso sullo stato dell’Unione 2017

Bruxelles, 13 septembre 2017
INTRODUZIONE – IL VENTO NELLE VELE

Signor Presidente, Onorevoli deputati del Parlamento europeo,
l’anno scorso in questo stesso periodo, mi sono presentato a voi con un discorso un po’ più semplice da pronunciare.
Era evidente a tutti che la nostra Unione non viveva un momento felice.
L’Europa era stata dolorosamente colpita da un’annata che l’aveva scossa fin nelle fondamenta.
Avevamo due sole scelte: o stringerci intorno a un programma positivo per l’Europa, o ritirarci ognuno nel proprio angolo.
Di fronte a questa scelta mi sono battuto per l’unità.
Ho proposto un programma positivo che contribuisse a realizzare – come ho detto l’anno scorso – un’Europa che protegge, che dà forza e che difende.
Negli ultimi dodici mesi il Parlamento europeo ha aiutato a dar vita a questo programma. Continuiamo a fare progressi ogni giorno che passa. Proprio ieri sera eravate impegnati a trovare un accordo sugli strumenti di difesa commerciale e per raddoppiare la capacità di investimento europea.
Vorrei ringraziare anche i 27 leader dei nostri Stati membri. Pochi giorni dopo il mio discorso dell’anno passato, hanno accolto con favore il mio programma al vertice di Bratislava. Anche loro hanno scelto l’unità. Hanno scelto di radunarsi attorno ai nostri valori comuni.
Insieme abbiamo dimostrato che l’Europa può offrire vantaggi ai suoi cittadini dove e quando conta.
Da allora non abbiamo mai cessato di rafforzarci, in modo lento ma sicuro.
Ci ha aiutato la svolta positiva delle prospettive economiche.
Siamo ormai al quinto anno di una ripresa economica che finalmente raggiunge ogni singolo Stato membro.
Negli ultimi due anni la crescita dell’Unione europea ha superato quella degli Stati Uniti. Oggi si attesta al di sopra del 2% per l’Unione nel suo insieme e al 2,2% nella zona euro.
La disoccupazione è ai livelli più bassi degli ultimi nove anni. Finora nel corso di questo mandato sono stati creati quasi 8 milioni di posti di lavoro. Nell’UE lavorano 235 milioni di persone, il numero di occupati più alto mai raggiunto.
La Commissione europea non può prendersi tutto il merito, anche se sono certo che se gli 8 milioni di posti di lavoro fossero stati persi, la colpa sarebbe stata tutta nostra.
Le istituzioni europee hanno contribuito – questo sì – a far girare il vento a favore dell’Europa.
Possiamo vantare il merito del piano europeo per gli investimenti, che ha mobilitato finora 225 miliardi di euro di investimenti con prestiti a oltre 445 000 piccole imprese e più di 270 progetti di infrastrutture.
Ed è merito del nostro intervento deciso se le banche europee hanno riacquistato le capacità patrimoniali necessarie per accordare prestiti alle imprese, in modo che crescano e creino nuovi posti di lavoro.
E abbiamo anche il merito di aver fatto calare i disavanzi pubblici dal 6,6% all’1,6%, grazie a un’applicazione intelligente del Patto di stabilità e crescita. Chiediamo disciplina di bilancio ma siamo attenti a non stroncare la crescita. Malgrado le critiche, il sistema funziona di fatto molto bene in tutta l’Unione.
Sono trascorsi dieci anni da quando è esplosa la crisi e l’economia europea si sta finalmente riprendendo.
Così come la nostra fiducia.
I leader dell’UE a 27, il Parlamento e la Commissione stanno riportando l’Europa nell’Unione. Insieme stiamo riportando l’unione nell’Unione.
L’anno scorso abbiamo visto tutti i 27 leader salire al Campidoglio, uno per uno, per rinnovare il loro solenne impegno reciproco e nei confronti della nostra Unione.
Tutto questo mi induce ad affermare che l’Europa ha di nuovo i venti a favore.
Abbiamo di fronte un’opportunità che non rimarrà aperta per sempre.
Sfruttiamo al massimo questo slancio, catturiamo il vento nelle nostre vele.
Per questo dobbiamo procedere in due modi.
Anzitutto dobbiamo mantenere la rotta fissata lo scorso anno. Restano 16 mesi al Parlamento, al Consiglio e alla Commissione per conseguire progressi concreti. Dobbiamo usare questo periodo per terminare ciò che abbiamo iniziato a Bratislava e realizzare il nostro programma positivo.
In secondo luogo dobbiamo fissare la rotta per il futuro. Come ha scritto Mark Twain, tra qualche anno non saremo delusi delle cose che abbiamo fatto ma di quelle che non abbiamo fatto. Il momento è propizio per costruire un’Europa più unita, più forte e più democratica per il 2025.

SEGUIRE LA ROTTA
Onorevole Presidente, Onorevoli deputati,
mentre guardiamo al futuro, non possiamo perdere la rotta stabilita.
Abbiamo deciso di completare un’Unione dell’energia, un’Unione della sicurezza, un’Unione dei mercati dei capitali, un’Unione bancaria e un mercato unico digitale. Insieme siamo già arrivati a buon punto.
Come testimonia il Parlamento, la Commissione ha già presentato l’80% delle proposte promesse all’inizio del mandato. Adesso dobbiamo collaborare per trasformare queste proposte in legge e la legge in pratica.
Come sempre, dovremo scendere a qualche compromesso. Le proposte della Commissione destinate a riformare il sistema comune di asilo e rafforzare le norme sul distacco dei lavoratori hanno suscitato controversie. Per ottenere buoni risultati occorre che ognuna delle parti faccia un passo verso l’altra. Oggi vengo a dirvi che, fintanto che il risultato finale è quello giusto per l’Unione ed è equo per tutti gli Stati membri, la Commissione sarà disposta a negoziare.
Siamo pronti a presentare il rimanente 20% delle iniziative da qui a maggio 2018.
Questa mattina ho inviato al Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani e al Primo ministro Jüri Ratas una lettera d’intenti in cui espongo le priorità per il prossimo anno.
Senza elencare qui tutte le nostre proposte, ne citerò cinque di particolare importanza.
In primo luogo voglio che rafforziamo l’agenda commerciale europea.
Sì, l’Europa è aperta agli affari, ma dev’esserci reciprocità. Dobbiamo ricevere quanto diamo.
Il commercio non ha nulla di astratto. Il commercio rappresenta posti di lavoro e creazione di nuove opportunità per le grandi e piccole imprese europee. Ogni miliardo di esportazioni in più sostiene 14 000 nuovi posti di lavoro in Europa.
Il commercio è anche esportazione dei nostri standard, che siano norme sociali o ambientali, obblighi in materia di protezione dei dati o di sicurezza alimentare.
Da sempre l’Europa è un luogo propizio alle attività imprenditoriali.
Ma dall’anno scorso partner di tutto il mondo si mettono in fila alle nostre porte per concludere con noi accordi commerciali.
Con l’aiuto del Parlamento europeo abbiamo appena concluso un accordo commerciale con il Canada che si applicherà in via provvisoria dalla prossima settimana. Abbiamo un accordo politico con il Giappone su un nuovo partenariato economico e buone probabilità di ottenere lo stesso risultato con il Messico e paesi dell’America meridionale entro la fine dell’anno.
E oggi proponiamo di avviare negoziati commerciali con l’Australia e la Nuova Zelanda.
Voglio che tutti questi accordi siano conclusi entro la fine del mandato. E voglio che le trattative siano condotte con assoluta trasparenza.
L’apertura commerciale deve andare di pari passo con l’apertura del processo decisionale.
Su tutti gli accordi commerciali l’ultima parola spetterà al Parlamento europeo. Quindi i suoi membri, così come i membri dei parlamenti nazionali e regionali, devono ricevere tutte le informazioni fin dal primo giorno dei negoziati. La Commissione farà in modo che questo avvenga.
Da oggi in poi la Commissione pubblicherà per intero tutti i progetti di mandato negoziale che propone al Consiglio.
I cittadini hanno il diritto di sapere cosa propone la Commissione. Basta con la mancanza di trasparenza. Sono finiti i giorni delle voci incontrollate, delle continue ipotesi su quali fossero le motivazioni della Commissione.
Esorto il Consiglio a fare lo stesso quando adotta i mandati negoziali definitivi.
Lo ripeto una volta per tutte: il nostro sostegno al libero scambio è tutt’altro che ingenuo.
L’Europa deve sempre difendere i suoi interessi strategici.
È per questo che oggi proponiamo un nuovo quadro dell’UE per il controllo degli investimenti. Se società estere di proprietà statale intendono acquistare un porto europeo, parte di una nostra infrastruttura energetica o un’azienda del settore delle tecnologie di difesa, dovrebbero poterlo fare solo se in modo trasparente, con le dovute valutazioni e discussioni. È nostra responsabilità politica sapere cosa succede a casa nostra per poter proteggere, se necessario, la nostra sicurezza collettiva.

In secondo luogo voglio rendere la nostra industria più forte e più competitiva.
Questo vale soprattutto per la nostra base manifatturiera e per i 32 milioni di lavoratori che ne formano l’ossatura, fabbricando i prodotti di eccellenza che danno prestigio all’Europa nel mondo, come le automobili.
Sono orgoglioso della nostra industria automobilistica. Ma sono profondamente turbato quando i consumatori vengono intenzionalmente e deliberatamente imbrogliati. Quindi esorto l’industria automobilistica a gettare la maschera e a raddrizzare la rotta. Invece di cercare espedienti, dovrebbe investire nelle automobili pulite del futuro.
La nuova strategia di politica industriale che presentiamo oggi intende aiutare le nostre industrie a rimanere o diventare leader mondiali dell’innovazione, della digitalizzazione e della decarbonizzazione.

In terzo luogo voglio che l’Europa si ponga alla guida della lotta contro i cambiamenti climatici.
L’anno scorso abbiamo fissato le regole del gioco a livello globale con l’accordo di Parigi, ratificato proprio qui, in quest’aula. Di fronte al crollo delle ambizioni degli Stati Uniti, l’Europa farà in modo di rendere nuovamente grande il nostro pianeta. È patrimonio comune di tutta l’umanità.
Tra breve la Commissione presenterà proposte per ridurre le emissioni di carbonio nel settore dei trasporti.

La quarta priorità per il prossimo anno: dobbiamo proteggere meglio gli europei nell’era digitale.
Negli ultimi tre anni abbiamo fatto progressi offrendo agli europei sicurezza online. Le nuove norme presentate dalla Commissione proteggeranno la nostra proprietà intellettuale, la nostra diversità culturale e i nostri dati personali. Abbiamo intensificato la lotta contro la propaganda terroristica e la radicalizzazione online. Ma di fronte agli attacchi informatici l’Europa non è ancora ben attrezzata.
Per la stabilità delle democrazie e delle economie i ciberattacchi possono essere più pericolosi delle armi e dei carri armati. Solo l’anno scorso vi sono stati più di 4 000 attacchi di tipo ransomware al giorno, mentre l’80% delle imprese europee ha subito almeno un incidente di sicurezza informatica.
I ciberattacchi non conoscono frontiere e nessuno ne è immune. Per aiutarci a difenderci la Commissione propone oggi nuovi strumenti, tra cui un’agenzia europea per la cibersicurezza.
In quinto luogo la migrazione deve restare nei nostri radar.
Malgrado le discussioni e le controversie sollevate dall’argomento, siamo riusciti a compiere progressi concreti, anche se, lo ammetto, in molti aree insufficienti.
Oggi proteggiamo più efficacemente le frontiere esterne dell’Europa. Più di 1 700 agenti della nuova guardia di frontiera e costiera europea aiutano 100 000 guardie di frontiera nazionali degli Stati membri a pattugliare territori in Grecia, Italia, Bulgaria e Spagna. Abbiamo frontiere comuni ma gli Stati membri che si trovano geograficamente in prima linea non possono essere lasciati soli a proteggerle. Le frontiere comuni e la protezione comune devono andare di pari passo.
Siamo riusciti ad arginare flussi irregolari di migranti che erano fonte di grave preoccupazione per molti. Abbiamo ridotto del 97% gli arrivi irregolari nel Mediterraneo orientale grazie all’accordo con la Turchia. E quest’estate siamo riusciti a controllare meglio la rotta del Mediterraneo centrale: ad agosto gli arrivi sono scesi dell’81% rispetto allo stesso mese dello scorso anno.
In questo modo abbiamo nettamente ridotto le perdite di vite umane nel Mediterraneo.Quest’anno sono morte 2 500 persone: una tragedia. Non accetterò mai che si lascino morire in mare degli esseri umani.
Non posso parlare di migrazione senza rendere un omaggio sentito all’Italia per il suo nobile e indefesso operato. Quest’estate la Commissione ha di nuovo lavorato gomito a gomito con il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e il suo governo per migliorare la situazione, in particolare addestrando la guardia costiera libica. Continueremo a offrire all’Italia un forte sostegno operativo e finanziario. Perché l’Italia sta salvando l’onore dell’Europa nel Mediterraneo.
Urge poi migliorare le condizioni di vita dei migranti in Libia. Sono inorridito dalle condizioni disumane dei centri di detenzione e di accoglienza. L’Europa ha una responsabilità collettiva e la Commissione lavorerà di concerto con le Nazioni Unite per porre fine a questo scandalo, che non si può tollerare.
Anche se mi rattrista constatare che la solidarietà non è condivisa equamente tra tutti gli Stati membri, l’Europa nel suo insieme ha continuato a dimostrare solidarietà. Solo nell’ultimo anno i nostri Stati membri hanno reinsediato e dato asilo a più di 720 000 rifugiati: il triplo rispetto agli Stati Uniti, al Canada e all’Australia messi insieme. Al contrario di quanto dice qualcuno, l’Europa non è una fortezza né dovrà mai diventarlo. L’Europa è e deve rimanere il continente della solidarietà dove possono trovare rifugio coloro che fuggono le persecuzioni.
Vado particolarmente fiero dei giovani volontari europei che danno lezioni di lingua ai rifugiati siriani e delle migliaia di giovani che prestano servizio nel nuovo Corpo europeo di solidarietà, perché rendono viva la solidarietà europea.
Ora dobbiamo raddoppiare il nostro impegno. Entro fine mese la Commissione presenterà una nuova serie di proposte incentrate sul rimpatrio, sulla solidarietà nei confronti dell’Africa e sull’apertura di percorsi legali.
Per quanto riguarda il rimpatrio, chi non ha titolo a rimanere in Europa dev’essere rinviato nel paese di origine. Poiché solo il 36% degli immigrati irregolari è rimpatriato, è chiaro che dobbiamo intensificare di molto il nostro lavoro. Solo in questo modo l’Europa potrà essere solidale nei confronti dei rifugiati con reali esigenze di protezione.
La solidarietà non può valere soltanto all’interno dell’Europa. Dobbiamo anche dimostrare solidarietà nei confronti dell’Africa. L’Africa è un continente nobile e giovane, la culla dell’umanità. Il Fondo fiduciario UE-Africa, con una dotazione di 2,7 miliardi di euro, sta creando opportunità di lavoro in tutto il continente. La maggior parte di questo finanziamento proviene dal bilancio dell’UE, contro un contributo di soli 150 milioni di euro della totalità degli Stati membri. Il Fondo sta sfiorando i limiti. Conosciamo i pericoli della carenza di finanziamenti: nel 2015, quando il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite ha esaurito i fondi, molti migranti hanno preso la direzione dell’Europa. Invito tutti gli Stati membri a passare dalle parole ai fatti e a garantire che il Fondo fiduciario per l’Africa non subisca la stessa sorte.
Lavoreremo inoltre per aprire percorsi legali. La migrazione irregolare si fermerà solo se si aprirà un’alternativa reale ai viaggi perigliosi. Abbiamo reinsediato quasi 22 000 rifugiati dalla Turchia, dalla Giordania e dal Libano e personalmente sostengo l’invito dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite Filippo Grandi a reinsediare altri 40 000 rifugiati dalla Libia e dai paesi circostanti.
Allo stesso tempo la migrazione legale è una necessità per un continente europeo che sta invecchiando. Perciò la Commissione ha presentato proposte per agevolare l’ingresso in Europa dei migranti qualificati grazie alla Carta blu. Ringrazio il Parlamento per il suo sostegno e chiedo un accordo rapido e ambizioso su questo tema importante.

SPIEGARE LE VELE
Onorevole presidente,
Signore e Signori,
Onorevoli deputati,
ho citato solo alcune delle iniziative che dovremmo completare nei prossimi 16 mesi. Ma neanche questo basterà a riconquistare i cuori e le menti degli europei.
È giunto il momento di fissare la rotta per il futuro.
A marzo la Commissione ha presentato il Libro bianco sul futuro dell’Europa, che illustra cinque scenari su ciò che potrebbe diventare l’Europa nel 2025. Questi scenari sono stati discussi, esaminati e in parte smontati. È giusto: erano stati voluti esattamente per questo. Era mia intenzione lanciare un processo che portasse gli europei a determinare il loro percorso e il loro futuro.
Il futuro dell’Europa non può essere deciso per decreto. Dev’essere frutto di un dibattito democratico e fondamentalmente di un ampio consenso. Questo Parlamento vi ha contribuito attivamente con tre ambiziose risoluzioni sul futuro dell’Europa e partecipando a molte delle oltre 2 000 manifestazioni pubbliche organizzate dalla Commissione da marzo in poi.
È giunto il momento di trarre le prime conclusioni dal dibattito. Il momento di passare dalla riflessione all’azione. Dalle discussioni alle decisioni.
Oggi vorrei presentarvi la mia visione: il mio personale “sesto scenario”, se volete.
Questo scenario affonda le radici in decenni di esperienza diretta. Ho vissuto e lavorato per il progetto europeo durante tutta la mia esistenza. Ho assistito a momenti belli e brutti.
Ho preso posto a più lati del tavolo: da Ministro, da Primo ministro, da Presidente dell’Eurogruppo e ora da Presidente della Commissione. Ero presente a Maastricht, ad Amsterdam, a Nizza e a Lisbona, via via che la nostra Unione andava sviluppandosi e ampliandosi.
Ho sempre combattuto per l’Europa. Qualche volta ho sofferto con l’Europa e per l’Europa, ho addirittura disperato.
Nella buona e nella cattiva sorte, non ho mai smesso di amare l’Europa.
Ma è raro un amore senza sofferenza.
Amo l’Europa perché l’Europa e l’Unione europea hanno conquistato qualcosa di unico in questo mondo sfibrato: la pace interna e la pace esterna; la prosperità per molti, se non ancora per tutti.
Dobbiamo ricordarcene nell’Anno europeo del patrimonio culturale. Il 2018 dev’essere una celebrazione della diversità culturale.

UN’UNIONE DI VALORI
I nostri valori sono la nostra bussola.
Per me l’Europa è più di un semplice mercato unico. È ben più del denaro, più dell’euro. È da sempre una questione di valori.
Nel mio sesto scenario vi sono tre principi che devono costituire sempre il fondamento della nostra Unione: la libertà, l’uguaglianza e lo Stato di diritto.

L’Europa è, prima di ogni altra cosa, un’Unione di libertà. Libertà dalle oppressioni e dalle dittature che il nostro continente, e purtroppo nessuno meglio dell’Europa centrale e orientale, conosce fin troppo bene. Libertà di esprimere la propria opinione da cittadini come da giornalisti, una libertà che diamo troppo spesso per scontata. Sono questi i valori su cui è costruita la nostra Europa, ma la libertà non è manna dal cielo; bisogna combattere per ottenerla, in Europa e in tutto il mondo.

In secondo luogo l’Europa deve essereun’Unione dell’uguaglianza.
Uguaglianza tra i suoi membri, grandi e piccoli, tra est e ovest, nord e sud.
L’Europa si estende da Vigo a Varna, dalla Spagna alla Bulgaria.
Da oriente a occidente: l’Europa deve respirare con entrambi i polmoni. Altrimenti al nostro continente mancherà l’aria.
In un’Unione delle uguaglianze non possono esserci cittadini di seconda classe. È inaccettabile che nel 2017 vi siano ancora bambini in Europa che muoiono per malattie che avrebbero dovuto essere debellate da tempo. I bambini in Romania o in Italia devono potersi vaccinare contro il morbillo come tutti gli altri bambini d’Europa. Non c’è ma e non c’è se che tenga. Per questo cooperiamo con tutti gli Stati membri per sostenere le campagne di vaccinazione nazionali. Non devono più esserci morti evitabili in Europa.
In un’Unione delle uguaglianze non possiamo permetterci lavoratori di seconda classe. Chi fa lo stesso lavoro nello stesso posto ha diritto alla stessa paga. La Commissione ha proposto nuove norme sul distacco dei lavoratori. Dobbiamo fare in modo che all’applicazione equa, semplice ed efficace di tutte le norme dell’UE sulla mobilità dei lavoratori provveda un organo europeo di ispezione e controllo. Sembra assurdo avere un’autorità bancaria che sovrintende alle norme bancarie, ma non un’autorità del lavoro comune, garante dell’equità nel nostro mercato unico. Ne creeremo una.
In un’Unione delle uguaglianze non possono esserci consumatori di seconda classe. Non accetterò che in alcune parti dell’Europa vengano venduti alla gente prodotti alimentari di qualità inferiore rispetto a quella di altri paesi, nonostante la confezione e il marchio siano identici. Gli slovacchi non meritano che vi sia meno pesce nei loro bastoncini, né gli ungheresi che vi sia meno carne nei loro piatti, o i cechi che vi sia meno cacao nella loro cioccolata. Le normative dell’UE vietano tali pratiche. Dobbiamo attribuire alle autorità nazionali poteri più forti per eliminare le pratiche illegali laddove sussistano.

In terzo luogo in Europa la forza della legge ha sostituito la legge del più forte.
Stato di diritto significa che la legge e la giustizia sono esercitate da una magistratura indipendente.
Accettare e rispettare una sentenza definitiva vuol dire essere parte di un’Unione fondata sullo Stato di diritto. Gli Stati membri hanno attribuito la competenza definitiva alla Corte di giustizia europea e tutti devono rispettare le sentenze della Corte. Compromettere tale principio, o compromettere l’indipendenza dei giudici nazionali, significa spogliare i cittadini dei loro diritti fondamentali.
Lo Stato di diritto non è opzionale nell’Unione europea, è un obbligo.
La nostra Unione non è uno Stato, ma una comunità di diritto.

UN’UNIONE PIU’ UNITA
Onorevoli deputati,
questi tre principi devono essere le basi su cui costruire un’Unione più unita, più forte e più democratica.
Quando si discute del nostro futuro, so per esperienza che nuovi trattati e nuove istituzioni non sono le risposte che vuole la gente. Sono solo mezzi per raggiungere uno scopo, nulla di più, nulla di meno. Possono significare qualcosa per noi, qui a Strasburgo o a Bruxelles, ma non significano molto per tutti gli altri.
Le riforme mi interessano soltanto se portano a una maggiore efficienza nella nostra Unione.
Invece di limitarci a invocare modifiche dei trattati – che sono comunque inevitabili – dobbiamo innanzitutto cambiare la mentalità dell’ “io vinco se tu perdi”.
Democrazia significa compromesso e con un giusto compromesso vincono tutti. Un’Unione più unita deve considerare il compromesso non già in chiave negativa ma come l’arte di creare ponti tra le differenze. La democrazia non può funzionare senza compromessi. L’Europa non può funzionare senza compromessi. Ed è così che deve andare il lavoro tra il Parlamento, il Consiglio e la Commissione.
Un’Unione più unita deve anche diventare più inclusiva.
Se vogliamo rafforzare la protezione delle nostre frontiere esterne, allora dobbiamo aprire immediatamente alla Bulgaria e alla Romania lo spazio Schengen di libera circolazione. Dobbiamo anche permettere alla Croazia di diventare un membro Schengen a pieno titolo, non appena avrà soddisfatto tutti i criteri.
Se vogliamo che unisca il nostro continente anziché dividerlo, l’euro deve diventare qualcosa di più di una moneta di un gruppo selezionato di paesi. L’euro è destinato ad essere la moneta unica dell’Unione europea nel suo complesso. Tutti i nostri Stati membri tranne due potranno e dovranno aderire all’euro non appena soddisferanno tutte le condizioni.
Gli Stati membri che vogliono adottare l’euro devono poterlo fare. Propongo perciò di istituire uno strumento di adesione all’euro che offra assistenza tecnica e anche finanziaria.
Se vogliamo che le banche operino in base alle stesse norme e sotto la stessa vigilanza nell’intero continente, dobbiamo incoraggiare tutti gli Stati membri ad aderire all’Unione bancaria. È urgente completare l’Unione bancaria. Dobbiamo ridurre i rischi che permangono nei sistemi bancari di alcuni Stati membri. L’Unione bancaria può funzionare soltanto se la riduzione dei rischi e la condivisione dei rischi procedono di pari passo. E sappiamo tutti bene che ciò sarà possibile soltanto se verranno soddisfatte le condizioni proposte dalla Commissione nel novembre 2015. Per poter accedere a un sistema comune di assicurazione dei depositi bisogna aver prima fatto i propri compiti.
Se vogliamo evitare la frammentazione sociale e il dumping sociale in Europa, gli Stati membri devono approvare il pilastro europeo dei diritti sociali il più presto possibile, al più tardi al vertice di Göteborg a novembre. I sistemi sociali nazionali rimarranno diversi e separati ancora a lungo, ma dobbiamo almeno impegnarci per un’unione delle norme sociali europee in cui vi sia una visione comune di cosa è giusto sul piano sociale.
L’Europa non può funzionare se dimentica i lavoratori.
Se vogliamo che nel nostro vicinato regni maggiore stabilità, dobbiamo mantenere prospettive di allargamento credibili per i Balcani occidentali.
È chiaro che non ci saranno altri allargamenti durante il mandato di questa Commissione e di questo Parlamento. Non ci sono candidati pronti. Ma dopo l’Unione europea sarà più grande dei suoi 27 membri. I paesi candidati all’adesione devono dare la massima priorità allo Stato di diritto, alla giustizia e ai diritti fondamentali.
Ciò esclude l’adesione della Turchia all’UE nel prossimo futuro.
Da qualche tempo la Turchia si sta allontanando a grandi passi dall’Unione europea.
I giornalisti devono poter stare in sala stampa, non in prigione. Il loro posto è là dove regna la libera espressione.
Questo è il mio appello a coloro che sono al potere in Turchia: rilasciate i nostri giornalisti e non solo loro. Smettetela di insultare i nostri Stati membri paragonando i loro leader a fascisti e nazisti. L’Europa è un continente di democrazie mature. Gli insulti creano ostacoli. A volte ho la sensazione che la Turchia crei intenzionalmente questi ostacoli per poi incolpare l’Europa del fallimento dei negoziati di adesione.
Dal canto nostro, tenderemo sempre le braccia al grande popolo turco e a coloro che sono pronti a collaborare con noi sulla base dei nostri valori.

UN’UNIONE PIÙ FORTE
Onorevoli deputati,
la nostra Unione ha bisogno di diventare più forte.
Voglio un mercato unico più forte.

Per quanto riguarda le importanti questioni del mercato unico, voglio che le decisioni in sede di Consiglio vengano prese sempre più spesso e facilmente a maggioranza qualificata, con il coinvolgimento paritario del Parlamento europeo. Per farlo non serve modificare i trattati. Gli attuali trattati prevedono clausole “passerella” che permettono di passare dall’unanimità al voto a maggioranza qualificata in determinati settori previo accordo di tutti i capi di Stato o di governo.
Sono anche fortemente favorevole al passaggio al voto a maggioranza qualificata per le decisioni relative alla base imponibile consolidata comune per l’imposta sulle società, all’IVA, alla tassazione equa dell’industria digitale e all’imposta sulle transazioni finanziarie. L’Europa deve poter agire in maniera più rapida e decisa.

Voglio un’Unione economica e monetaria più forte.
La zona euro è più resiliente oggi che negli anni passati. Ora abbiamo il meccanismo europeo di stabilità che ritengo debba gradualmente assurgere a Fondo monetario europeo ed essere saldamente ancorato alla nostra Unione. La Commissione presenterà proposte concrete su tale punto in dicembre.
Abbiamo bisogno di un ministro europeo dell’Economia e delle finanze: un ministro europeo che promuova e sostenga le riforme strutturali nei nostri Stati membri. Il ministro potrà basarsi sul lavoro che la Commissione porta avanti dal 2015 con il servizio di assistenza per le riforme strutturali. Il nuovo ministro dovrebbe coordinare tutti gli strumenti finanziari che l’UE può attivare quando uno Stato membro è in recessione o è colpito da una grave crisi.
Non sto chiedendo questa nuova funzione tanto per parlare. Sto chiedendo efficienza. Le funzioni di ministro dell’Economia e delle finanze dovrebbero spettare al Commissario per gli affari economici e finanziari, idealmente anche vicepresidente, che dovrebbe anche presiedere l’Eurogruppo.
Il ministro dell’Economia e delle finanze dovrà rispondere del suo operato al Parlamento europeo.
Non abbiamo bisogno di strutture parallele. Né abbiamo bisogno di un bilancio per la zona euro; quel che serve è una forte linea di bilancio nel bilancio dell’UE.
Non sono nemmeno favorevole all’idea di un parlamento separato per la zona euro.
Il parlamento della zona euro è il Parlamento europeo.

L’Unione europea deve essere più forte anche nella lotta contro il terrorismo. Negli ultimi tre anni abbiamo compiuto veri progressi, ma non abbiamo ancora gli strumenti per agire rapidamente in caso di minacce terroristiche transfrontaliere.
Per questi motivi chiedo un’unità di intelligence europea che faccia in modo che i dati relativi al terrorismo e ai combattenti stranieri siano automaticamente condivisi tra i servizi di intelligence e con la polizia.
Ritengo quanto mai opportuno incaricare la nuova Procura europea di perseguire i reati di terrorismo transfrontaliero.

Voglio che la nostra Unione diventi un attore globale più forte. Per aver maggior peso nel mondo, dobbiamo riuscire a prendere decisioni di politica estera più rapide. Perciò voglio che gli Stati membri esaminino quali decisioni di politica estera possono passare dal voto all’unanimità a quello a maggioranza qualificata. Il trattato già lo prevede, a condizione che tutti gli Stati membri siano d’accordo.
E voglio anche che dedichiamo più impegno alle questioni della difesa. È in vista un nuovo Fondo europeo per la difesa, così come una cooperazione strutturata permanente nel settore della difesa. Ci occorre una vera e propria Unione europea della difesa entro il 2015. Ne abbiamo bisogno. E anche la NATO lo vuole.

Un’ultima cosa non meno importante: voglio che la nostra Unione si concentri di più sulle cose che contano, sulla base del lavoro già svolto dalla Commissione. Non dobbiamo intrometterci nella vita dei cittadini europei regolandone ogni aspetto. Dobbiamo essere grandi sulle grandi questioni. Non dobbiamo irrompere con un fiume di nuove iniziative né cercare di appropriarci di altre competenze. Dobbiamo anzi restituire competenze agli Stati membri quando ha senso farlo.
Per questo motivo questa Commissione è stata grande sulle grandi questioni e piccola sulle piccole, portando avanti meno di 25 nuove iniziative ogni anno, contro le oltre 100 proposte delle altre Commissioni. Abbiamo restituito competenze quando era più logico che fossero i governi nazionali a intervenire. Grazie al buon lavoro svolto dal Commissario Vestager, abbiamo delegato il 90% delle decisioni in materia di aiuti di Stato a livello regionale o locale.
Per portare a termine il lavoro iniziato intendo istituire, a partire da questo mese, una task force per la sussidiarietà e la proporzionalità che esamini in maniera molto critica tutti gli ambiti d’intervento, in modo da agire solo quando l’UE apporta un valore aggiunto. Il Primo vicepresidente Frans Timmermans, che ha una comprovata esperienza in materia di “legiferare meglio”, presiederà questa task force. La “Task force Timmermans”, di cui faranno parte deputati di questo Parlamento e dei parlamenti nazionali, dovrà riferire sul suo operato entro un anno.

UN’UNIONE PIU’ DEMOCRATICA
Onorevoli deputati,
Onorevole Presidente,
la nostra Unione deve fare un balzo democratico in avanti.
Vorrei che i partiti politici europei iniziassero la campagna per le prossime elezioni molto prima che in passato. Troppo spesso le elezioni europee non sono state altro che la somma di campagne elettorali nazionali. La democrazia europea merita di più.
Oggi la Commissione propone nuove norme sul finanziamento dei partiti politici e delle fondazioni. Non dobbiamo riempire i forzieri degli estremisti antieuropei; dobbiamo dare ai partiti europei i mezzi per organizzarsi meglio.
Nutro una certa simpatia per l’idea delle liste transnazionali, ma so perfettamente che molti di voi non saranno d’accordo. Queste liste contribuirebbero a rendere le elezioni del Parlamento europeo più europee e più democratiche.
Credo anche che nei prossimi mesi dovremmo coinvolgere maggiormente i parlamenti nazionali e la società civile a livello nazionale, regionale e locale nei lavori sul futuro dell’Europa. Negli ultimi tre anni i membri della Commissione hanno visitato i parlamenti nazionali più di 650 volte e hanno preso parte al dibattito in più di 300 dialoghi interattivi con i cittadini in oltre 80 piccole e grandi città di 27 Stati membri. Ma possiamo fare ancora di più. Per questo motivo sostengo l’idea del Presidente Macron di organizzare nel 2018 convenzioni democratiche in tutta l’Europa.
Con l’intensificarsi del dibattito, nel 2018 dedicherò particolarmente attenzione all’Estonia, alla Lettonia, alla Lituania e alla Romania che l’anno prossimo festeggeranno il loro 100° anniversario. Per forgiare il futuro del nostro continente occorre capire bene e onorare la nostra storia comune. Questi quattro paesi ne sono parte. L’Europa non sarebbe completa senza di loro.
La necessità di rafforzare la democrazia ha implicazioni anche per la Commissione europea. Oggi trasmetto al Parlamento europeo un nuovo codice di condotta per i Commissari. Il nuovo codice chiarisce innanzitutto che i Commissari possono candidarsi alle elezioni del Parlamento europeo alle stesse condizioni di chiunque altro. Il nuovo codice rafforzerà naturalmente i requisiti di integrità per i Commissari, sia durante che dopo il loro mandato.
Se vogliamo rafforzare la democrazia europea non possiamo proprio invertire il progresso democratico avviato con la creazione dei candidati capolista: i cosiddetti “Spitzenkandidaten”.
Sono sicuro che un futuro presidente trarrà enorme vantaggio dall’esperienza unica di una campagna elettorale in tutti i territori del nostro splendido continente. Per capire la complessità delle sue funzioni e la diversità dei nostri Stati membri, dovrà andare incontro ai cittadini nel municipio di Helsinki così come nelle piazze di Atene. Per esperienza personale so che una campagna elettorale di questo genere rende più umili ma anche più forti durante il mandato. E permette di affrontare gli altri leader del Consiglio europeo con la consapevolezza di essere stati eletti, esattamente come loro. Tutto questo va a vantaggio dell’equilibrio della nostra Unione.
Più democrazia significa più efficienza. L’Europa funzionerebbe meglio se unissimo le cariche di Presidente della Commissione europea e di Presidente del Consiglio europeo.
Non ho niente contro il mio buon amico Donald, con cui ho lavorato bene negli ultimi tre anni. Non si tratta di qualcosa contro Donald o contro me.
L’Europa sarebbe più facile da capire se fosse uno solo il capitano della nave.
Un unico presidente rifletterebbe meglio la vera natura dell’Unione europea quale Unione di Stati e Unione di cittadini.

LA NOSTRA TABELLA DI MARCIA
Onorevoli deputati,
la visione di un’Europa più unita, più forte e più democratica che oggi sto delineando combina elementi di tutti gli scenari che ho presentato a marzo.
Ma il nostro futuro non può restare uno scenario, uno schizzo, un’idea tra le altre.
L’Unione di domani dobbiamo prepararla oggi.
Stamattina ho inviato al Presidente Tajani, al Presidente Tusk e ai titolari delle Presidenze di turno del Consiglio di qui al marzo 2019 una tabella di marcia che delinea le tappe del nostro percorso a partire da adesso.
Un elemento importante è costituito dai piani che la Commissione presenterà nel maggio 2018 per far sì che il futuro bilancio dell’UE sia all’altezza delle nostre ambizioni e ci garantisca di poter realizzare tutto quello che promettiamo.
Il 29 marzo 2019 il Regno Unito uscirà dall’Unione europea. Sarà un momento molto triste e drammatico, che rimpiangeremo sempre. Ma dobbiamo rispettare la volontà dei cittadini britannici.
Il 30 marzo 2019 saremo un’Unione a 27. Propongo di prepararci per bene a questo momento, tra i 27 Stati e all’interno delle istituzioni europee.
Le elezioni del Parlamento europeo seguiranno di solo poche settimane, nel maggio 2019. Gli europei hanno un appuntamento con la democrazia. Devono potersi recare alle urne con una visione chiara di come si svilupperà l’Unione europea nei prossimi anni.
Perciò chiedo al Presidente Tusk e alla Romania, il paese che assicurerà la Presidenza nel primo semestre del 2019, di organizzare un vertice speciale in Romania il 30 marzo 2019. Vorrei che avesse luogo nella meravigliosa città antica di Sibiu (o Hermannstadt per usare il nome che conosco). Dovrebbe essere il momento in cui ci riuniamo per prendere le decisioni necessarie per un’Europa più unita, più forte e più democratica.
È mia speranza che il 30 marzo 2019 gli europei si sveglino in un’Unione in cui noi tutti terremo fede ai nostri valori; in cui tutti gli Stati membri rispetteranno inflessibilmente lo Stato di diritto; in cui partecipare a pieno titolo alla zona euro, all’Unione bancaria e allo spazio Schengen sia la norma per tutti gli Stati membri dell’UE. Un’Unione in cui avremo gettato le fondamenta dell’Unione economica e monetaria così da poter difendere la nostra moneta unica nella buona come nella cattiva sorte, senza dover chiedere aiuto dall’esterno; in cui il nostro mercato unico sarà più equo per i lavoratori dell’est come dell’ovest; in cui saremo riusciti a concordare un forte pilastro di norme sociali; in cui i profitti saranno tassati sul luogo in cui vengono realizzati. Un’Unione in cui i terroristi non avranno scappatoie cui appigliarsi; in cui avremo concordato un’adeguata Unione europea della difesa; in cui un unico presidente guiderà l’operato della Commissione e del Consiglio europeo, perché sarà stato eletto sulla base di una campagna elettorale europea democratica.
Se il 30 marzo 2019 i nostri cittadini si sveglieranno in questa Unione, allora vorrà dire che potranno votare alle elezioni del Parlamento europeo qualche settimana dopo con la ferma convinzione che la nostra Unione sia un posto che loro si addice.

CONCLUSIONE
Onorevoli deputati,
l’Europa non è stata creata per restare ferma. Non deve stare ferma mai.
Helmut Kohl e Jacques Delors mi hanno insegnato che l’Europa va avanti soltanto quando è ardita. Il mercato unico, Schengen e la moneta unica erano tutti sogni irrealizzabili prima di verificarsi. Eppure oggi questi tre ambiziosi progetti sono realtà.
Sento dire che non dobbiamo mandare tutto all’aria ora che le cose cominciano a migliorare.
Ma non è questo il tempo di procedere con cautela.
Abbiamo iniziato a riparare il tetto, adesso dobbiamo completare il lavoro finché splende il sole.
Perché quando appariranno all’orizzonte le prossime nuvole – e appariranno – sarà troppo tardi.
Allora leviamo l’ancora.
Abbandoniamo i porti sicuri.
E catturiamo il vento nelle nostre vele.

Relazione introduttiva del V.S.G. del Cgie Rodolfo Ricci Roma, 28 Marzo 2017 Camera dei Deputati – Sala del Mappamondo

Ho l’incarico di introdurre i lavori su una questione che, come sapete, da diversi anni il Cgie sta attentamente monitorando: la nuova emigrazione italiana.

In numerosi casi, nella precedente consilatura, questo tema è stato al centro dei nostri lavori. Nel 2013 un ordine del giorno votato all’unanimità richiamava le nostre istituzioni a porre particolare attenzione alla crescita di consistenti flussi in uscita dal nostro paese e alle urgenze che essa poneva sul versante dell’orientamento e della tutela.

Ripetutamente, sulla base del lavoro delle commissioni del Cgie “Nuove Migrazioni e Generazioni Nuove” e “Sicurezza, Tutela Sociale e Sanitaria” e raccogliendo le sollecitazioni pervenute dalla diffusa rete associativa e di servizio presente all’estero, il Cgie ha richiamato ad una riflessione approfondita su questo tema, partendo dalla considerazione, oggi ampiamente condivisa, che non si tratti di una questione marginale o settoriale, ma di rilievo nazionale che ci interroga rispetto ad una nuova dimensione dei diritti e della tutela dei migranti e al fatto che essa costituisce una cartina di tornasole della condizione attuale e delle prospettive del nostro paese.

Il Consiglio Generale degli Italiani all’estero è l’organismo di rappresentanza di una grande comunità di cittadini che lo scorso anno ha raggiunto la quota di 5 milioni di persone sparsi in tanti paesi di emigrazione. Si tratta di oltre l’8% della nostra popolazione. E’ dunque, per consistenza, se vogliamo, la quinta regione italiana, dopo Lombardia, Lazio, Campania e Sicilia. Negli ultimi 10 anni, questa regione “extraterritoriale” è lievitata di oltre il 55%.

Stiamo parlando di statistiche ufficiali, dell’Aire e dell’Istat. Ed è noto che questi dati ufficiali prendono in considerazione essenzialmente le iscrizioni all’estero (con i nuovi nati o le acquisizioni di cittadinanza) e le cancellazioni di residenza verso l’estero.

Osservando i dati Istat sulle cancellazioni di residenza, la nuova emigrazione comincia a crescere a tassi rilevanti in corrispondenza dell’inizio della crisi economica del 2007-2008, per attestarsi, tra il 2011 e il 2015, su incrementi superiori al 22% all’anno.

Siamo cioè passati dalle 51mila cancellazioni nel 2007 alle 147mila del 2015.
In questi numeri sono comprese anche le cancellazioni di residenza di cittadini immigrati che lasciano l’Italia alla ricerca di lavoro in altri paesi (e che sono mediamente intorno al 20% del totale di chi va all’estero) e anche questo è un dato molto significativo.

Per circa l’80% invece si tratta di italiani: per i quali, nello stesso arco di tempo 2007-2015, si è passati dalle 36mila cancellazioni del 2007, alle 102mila del 2015.
In questi numeri sono comprese anche le cancellazioni di residenza di cittadini immigrati che lasciano l’Italia alla ricerca di lavoro in altri paesi (e che sono mediamente intorno al 20% del totale di chi va all’estero) e anche questo è un dato molto significativo.

Per circa l’80% invece si tratta di italiani: per i quali, nello stesso arco di tempo 2007-2015, si è passati dalle 36mila cancellazioni del 2007, alle 102mila del 2015.

Sulla base di molte sollecitazioni provenienti da nostri consiglieri e dal mondo dell’associazionismo e dei patronati, che ci fornivano una percezione molto più ampia del fenomeno, il Cgie è andato a verificare i dati di ingresso registrati da alcuni dei principali paesi meta dei nostri flussi.

Una comparazione che è sempre utile fare e che forse le nostre autorità statistiche dovrebbero porsi.

In particolare abbiamo ripreso i dati tedeschi ed inglesi (che sono strutturati secondo le nazionalità e paesi di arrivo), analogamente a quanto aveva fatto il FAIM nella sua assemblea fondativa dello scorso aprile.

Da questi dati emerge – in modo inequivocabile – che l’entità della nuova emigrazione italiana è decisamente più ampia di quanto registrato dalle cancellazioni di residenza dell’Istat:

Ingressi dall’Italia in Germania e in Inghilterra secondo l’Istat e i rispettivi istituti di statistica locali
ANNO
GERMANIA

GRAN BRETAGNA

Dati Istat
Dati dello
Differenza
Scostamento
Dati Istat
Dati
Differenza
Scostamento

Statistisches

dei dati in %

ONS

dei dati in %

Bundesamt

(National Insurance Number)

2011
6.880
30.152
23.272
438 %
5.378
26.000
20.622
484 %
2012
10.520
42.167
31.647
400 %
7.542
32.800
25.258
434 %
2013
11.731
57.523
45.792
490 %
12.933
42.000
29.067
324 %
2014
14.270
70.338
56.068
492 %
13.425
57.600
44.175
429 %
2015
17.299
74.105
56.806
428 %
17.502
62.084
44.582
355%
Totale
60.700
274.285
213.585
451 %
56.780
220.484
181.206
388 %

  • Fonti: Italia: Istat; Germania: Statistisches Bundesamt; Gran Bretagna: Office for National Statistics

Stando dunque ai dati di questi due principali paesi di arrivo dei nostri connazionali, la dimensione che abbiamo di fronte è mediamente tra le 4 e le 4,5 volte più alta di quanto ci dicono le statistiche nazionali.

Non abbiamo una serie analoga di dati per altri paesi, ma ciò che si può dedurre, comparando le serie storiche, è che analoghe proporzioni potrebbero registrarsi per paesi come la Svizzera, la Francia, il Belgio, l’Olanda, la Spagna e la Svezia, l’Austria, ma anche per un lontano paese come l’Australia, dove già nel biennio 2011-2012 si è superato il picco storico di inizio anni ’50, con circa 20mila arrivi dall’Italia.

Tenendoci al ribasso, l’ipotesi che proponiamo e che ci sembra realistica è che gli espatri effettivi e non di breve periodo si situino, almeno in Europa, in un range tra le 2 e le 2,5 volte il dato Istat.
Cioè tra i 200 o 250mila espatri all’anno, almeno negli ultimi due anni (2014-2015).

Se questa proiezione è fondata, dal 2007 al 2015 sarebbero emigrati non 545mila (come ci dicono i dati delle cancellazioni di residenza), ma tra 1 milione e 100mila (nell’ipotesi di un rapporto 2:1 rispetto ai dati Istat), fino ad1 milione e 360milacittadini italiani(nell’ipotesi di un rapporto 2,5:1 rispetto ai dati Istat).

Quanto alle ragioni dello scarto tra dati nazionali e dati esteri, è noto che l’iscrizione all’Aire o la cancellazione di residenza viene decisa da chi emigra dopo diversi anni di presenza all’estero, una volta che i rispettivi progetti emigratori si sono stabilizzati. Quindi la fotografia che ci rilasciano le statistiche nazionali non è quella attuale, ma quella di diversi anni fa. Un po’ come la luce delle stelle che ci arriva in ritardo, da molto lontano.

Se le dimensioni quantitative della nuova emigrazione sono quelle che proponiamo, ci troviamo di fronte ad una qualità del fenomeno non ancora pienamente compresa a livello politico ed istituzionale.

Un elemento altrettanto importe è la composizione della nuova emigrazione: secondo l’Istat, risulta che negli ultimi anni circa il 35% di chi è emigrato possedeva una laurea e circa il 30% un diploma si scuola secondaria; mentre poco più del 30% aveva soltanto una licenza media.

Quindi la nuova emigrazione non è affatto riassumibile nella narrazione dei cosiddetti cervelli in fuga o dei ricercatori di eccellenza, i quali certamente vi sono, ma sono una componente molto minoritaria; vi è invece anche una consistente componente che potremmo definire “proletaria” e vi è una preponderante quota a media-alta qualificazione che tuttavia, da quanto sappiamo, è costretta, anche all’estero, a svolgere spesso professioni o mansioni ben al di sotto della loro qualifica, seppure con maggiori garanzie e tutele contrattuali rispetto a quelle offerte dal nostro paese.

Non vi è qui il tempo per approfondire altri aspetti della tipologia molto differenziata dei nuovi flussi che tuttavia comincia ad emergere da diverse inchieste realizzate più recentemente e che il Cgie farà conoscere e diffonderà. I risultati della ricerca del Cepa che ascolteremo tra breve ce ne fornirà certamente di interessanti.

Ma un altro dato vale la pena sottolineare: “nel 2014 oltre la metà dei nuovi emigrati italiani

ha un’età compresa fra i 18 e i 39 anni, mentre”Quindi,ilcome20% è f peraltro in quasi tutti i flussi emigratori, la componente giovanile, in piena età attiva e riproduttiva è preponderante e il fatto che vi sia anche un 20% di bambini e ragazzi, vuol dire che a spostarsi sono ormai anche intere famiglie.

(cfr.: Domenico Gabrielli: Le emigrazioni dei cittadini italiani negli anni 2000 e l’aumento dei laureati – IDOS 2016)

Vogliamo quindi di sottolineare quanto segue:

· La “regione extraterritoriale” costituita dalle comunità italiane nel mondo, forse non è la quinta in termini di popolazione, come abbiamo accennato all’inizio, ma più probabilmente seconda soltanto alla Lombardia, essendo più vicina ai 6 milioni che ai 5 milioni che ci rilasciano le attuali fonti nazionali.

· La nuova emigrazione italiana si produce in uno scenario di crisi globale, contrariamente a quella del secondo dopoguerra fino agli anni ’70 che avveniva nel cosiddetto boom economico; e si produce in uno scenario di generale contrazione demografica, in particolare nei paesi UE, contrariamente allo stesso periodo del boom, durante il quale i tassi di incremento demografico erano invece notevoli.

· Rispetto a ciò vi è da tener presente che alcuni paesi da diversi anni incentivano flussi di immigrazione qualificata: tra questi la Germania e la Gran Bretagna (almeno fino alla Brexit).

· Ben 2/3 dei flussi migratori all’interno del nostro continente non provengono da paesi extracomunitari, ma da paesi europei e si sviluppano in nettissima prevalenza lungo le stesse direttrici e cioè dai paesi periferici del sud e dell’est, verso i paesi centrali. La sensazione è che sia in corso una sorta di accaparramento di risorse umane, soprattutto qualificate, a vantaggio di alcuni paesi e a discapito di altri.

· Per quanto riguarda l’Italia i flussi di immigrazione intra ed extracomunitaria non sono sufficienti a compensare la perdita costituita dalla nuova emigrazione e dallo strutturale decremento demografico né sul piano quantitativo e ancora di meno su quello qualitativo.

· Dunque una riflessione ci sembra dovuta sul versante politico: se si accetta una competizione internazionale giocata sul costo del lavoro per attirare investimenti esteri, il rischio è, come si vede, che si produca l’uscita di consistenti stock di forza lavoro qualificata; in questo caso, l’esito è una perdita netta di capitale umano e degli importanti investimenti di cui esso è costituito oltre che delle annesse quote di Pil attuale e futuro. Bisognerebbe essere molto più accorti perché invece la competizione internazionale si gioca oggi, in misura crescente, proprio sulla disponibilità di medio-alte competenze come fattori fondamentali dello sviluppo.

· In questo senso, un’importante punto di discussione per il rilancio della coesione e della sostenibilità del progetto europeo dovrebbe essere quello di un riequilibrio dei flussi migratori interni che salvaguardi il principio della libera circolazione, ma non di una circolazione forzata ed unidirezionale.

(Se questi flussi dovessero continuare con la stessa intensità e nella stessa direzione di oggi per tutto il prossimo decennio, la perdita, valutabile anche in temini di Pil e di differenziali di produttività con altri paesi sarebbe enorme. E si concretizzerebbe anzitempo l’inquietante previsione del rapporto Svimez 2015, secondo la quale, solo nel meridione si assisterebbe, al 2050, ad una riduzione di popolazione di quasi 5 milioni di persone).

4

Se siamo di nuovo diventati paese di emigrazione, piuttosto che di immigrazione, varrebbe forse la pena tornare a riflettere su una seria programmazione e governance non solo degli ingressi, ma anche delle uscite.

· Infine: In uno scenario in cui, presumibilmente, la crisi continuerà a perdurare e a penalizzare i paesi cosiddetti periferici, l’Italia deve porre in essere misure di orientamento, di accompagnamento e di tutela dei propri giovani emigrati, anche cercando di definirne, nella misura in cui ciò è possibile, le mete, e a sviluppare azioni di orientamento al rientro per evitare che i progetti emigratori diventino definitivi. Accanto ad una governance dei flussi di immigrazione, è necessaria una governance dei flussi di emigrazione.

Assieme alla tutela dei diritti civili e sociali di questa parte consistente di cittadini italiani, peraltro garantita dalla nostra Costituzione, il Cgie ha sempre mirato a far emergere le grandi opportunità che possono derivare al paese da un rapporto intelligente con le nostre collettività emigrate ed immigrate.

In questo caso, pensiamo che sia indispensabile mantenere una relazione positiva e di attenzione con le persone che lasciano oggi il paese affinchè in un futuro prossimo possano tornare a costituire parte integrante del paese, della sua storia e del suo sviluppo.

Per far ciò sono necessarie basilari misure di orientamento, di accompagnamento e di assistenza sia alla partenza che all’arrivo che possono essere strutturate con la collaborazione dell’ampia rete di rappresentanza sociale e di servizio presente all’estero e in Italia.


Si tratta di servizi che possono variare dalla somministrazione del bilancio di competenze individuale, alla ricerca di lavoro o della casa, dalle norme contrattuali sul lavoro, sulla tutela e l’assistenza in vigore nel paese prescelto, a corsi di lingua locale, alle relazioni con le reti italiane presenti nel paese di arrivo, sia associative che imprenditoriali ed infine di un servizio di orientamento e di ricerca di lavoro nell’eventualità di un rientro in Italia.

In questo senso abbiamo recentemente proposto al Ministro Poletti l’instaurazione di una prassi non episodica di confronto e di discussione con il Cgie, ritenendo il Ministero del Lavoro uno degli attori istituzionali fondamentali per approcciare correttamente questa vicenda, una questione di natura “multifattoriale” e complessa come sappiamo, ma che al suo centro ha certamente la questione del lavoro.

Anche il Coordinamento delle Consulte regionali dell’emigrazione ci ha manifestato il pieno sostegno a procedere nella direzione indicata e dunque, auspicando l’attenzione fattiva degli organi parlamentari di Camera e Senato per gli Italiani nel mondo, delle Commissioni Lavoro di Camera e Senato, del Maeci e di altri Ministeri che sarà opportuno coinvolgere, pensiamo vi siano le condizioni per affrontare concretamente e celermente i bisogni e le opportunità illustrate.

A cura di Rodolfo Ricci
Roma, 28 Marzo 2017

Mediterraneo Una strategia per il Mediterraneo

Aiccre Fiera del Levante 12.09.2017

Una macroregione è un raggruppamento di entità subnazionali (enti locali e regionali), un territorio comprendente più paesi o regioni, con una o più caratteristiche o sfide comuni, che decidono di riunirsi per cooperare su questioni di interesse comune. Il Congresso è convinto che tale tipo di cooperazione possa dare valore aggiunto in termini di coesione sociale e territoriale e di stabilità democratica.

. I vantaggi potenziali sono molteplici. Le economie di scala consentono ai pubblici poteri di svolgere più efficacemente i loro compiti, di migliorare i servizi pubblici e di conseguenza anche la qualità della vita dei cittadini. Le macroregioni possono innalzare il livello dello sviluppo sociale ed economico, e in tal modo creano nuove opportunità in termini di occupazione e di cultura per i cittadini, e accrescono la creatività e la produttività, migliorando al contempo i rapporti di buon vicinato e la comprensione tra i popoli.
— Macroregione Mediterranea.
Ecco il nuovo continente degli affari (e non solo)
— Mediterraneo torna a essere crocevia del mondo
—
Macroregione del Sud

— Juncker: Accoglienza… EUROPA

MEDITERRANEO
— L’evoluzione delle strategie macroregionali dell’UE: pratiche attuali e prospettive future,
in particolare nel Mediterraneo.

Commissione per lo sviluppo regionale
27 giugno 2012

— Che rappresenta il 15% del PIL mondiale, in un bacino che può contare su 535 milioni di persone, il 7,1% della popolazione globale e che accrescerà ulteriormente il suo peso da qui al 2040 sia negli indicatori demografici sia – si insiste nella ricerca – nel valore degli affari, anche grazie a un potere d’acquisto crescente.
— Oxford Economics: «se l’area Mediterranea fosse un paese unico sarebbe oggi la seconda potenza mondiale, preceduta solo dagli Stati Uniti il cui Pil rappresenta il 22% dell’economia globale e che ha un valore stimato di oltre 19, 2 trillioni di dollari, e precederebbe seppur di poco anche un rivale come la Cina»

Obiettivi della macrostrategia per il Mediterraneo C.E.S.E.
conseguire uno sviluppo sostenibile, rafforzando al tempo stesso la competitività delle economie dei paesi situati in questa regione per far fronte all’attuale crisi economica mondiale, creare prospettive occupazionali e ridurre la disoccupazione;
—rafforzare le relazioni tra i paesi del Mediterraneo e trasformarli in canali di comunicazione tra l’UE, il Medio Oriente e l’Africa allo scopo di consolidare le condizioni propizie alla pace, al benessere e alla coesione regionale;
—elaborare una politica energetica ambiziosa che vada a beneficio sia dei paesi della regione che dell’UE – data la necessità per quest’ultima di assicurarsi fornitori di energia diversificati e di ridurre la sua dipendenza dalla Russia;
migliorare i collegamenti per un accesso rapido e senza ostacoli per merci, persone e servizi, con particolare attenzione per la circolazione in condizioni di sicurezza dei prodotti energetici;
— promuovere programmi che creino occupazione a vantaggio dei gruppi che richiedono particolare attenzione (donne, giovani, persone con esigenze specifiche, ecc.).
La macrostrategia per il Mediterraneo (suddivisa in due strategie subregionali, una per il Mediterraneo orientale e l’altra per quello occidentale) deve puntare a trasformare la regione in uno spazio veramente all’avanguardia in termini di scambi commerciali, turismo, civiltà, idee, innovazione, ricerca e istruzione, convertendola in una regione di pace ai fini dello sviluppo e della prosperità sociale.

Impregilo: intende giocare un ruolo chiave in questo processo di sviluppo, non solo attraverso la realizzazione di opere complesse in cui siamo specializzati,
ma anche attraverso la formazione delle nuove generazioni.

Significa costruire insieme il futuro della macroregione del Mediterraneo.
“Manca l’Europa e manca l’unione in questa Unione europea”.

Ammazzano per un pugno di dollari.
“finché ci sarà la guerra, nessun muro, nessuna barriera fermerà questa massa di rifugiati”.
Il momento più importante del secolo scorso è stato quando hanno abbattuto il muro… non dobbiamo ricordare questo secolo per aver ricostruito i muri e le barriere….
Dobbiamo fermare i traffici! E’ urgente ed indispensabile.
Possiamo dire NO! Dobbiamo ACCOGLIERLI ED ORGANIZZARCI!
Possiamo rifiutare chi fugge dalla guerra? Possiamo dire no ad un bimbo che piange, si dispera … … è solo?

Possiamo respingerlo, cacciarlo?

Non ha la Patria, la casa, una città … una famiglia! Ha perso tutto, … non ha nulla! Ha solo la speranza del futuro!
Possiamo dire no? Fargli perdere la voglia, la forza di sperare?
Dobbiamo accoglierli, questa Europa non è quella che vogliamo!

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ritiene che, nonostante la situazione particolarmente delicata e per il momento ancora confusa che regna nel Mediterraneo, esistano oggi i presupposti[1] per l’instaurarsi di un dialogo multilivello tra la Commissione europea, gli Stati membri, i paesi aderenti al partenariato euromediterraneo, gli enti regionali e locali, nonché la società civile organizzata, ai fini della creazione di una strategia per la macroregione del Mediterraneo (suddivisa in due unità), in grado di soddisfare le esigenze della regione rafforzandone la competitività a livello internazionale.

Il CESE riconosce che il bacino del Mediterraneo costituisce una regione particolarmente estesa, caratterizzata da situazioni diverse in termini economici, sociali, politici e culturali, e composta da paesi le cui strutture e infrastrutture sono anch’esse diverse (membri dell’UE, paesi terzi in via di adesione, paesi terzi aderenti al partenariato euromediterraneo); propone quindi di concepire due politiche subregionali (Mediterraneo orientale e occidentale) che cooperino in stretta interconnessione sia tra loro sia con la strategia subregionale per l’Adriatico e lo Ionio
Prospettive nel Mediterraneo

  1. suggerisce alla Commissione di coordinare un processo di riflessione e di concertazione per le strategie macroregionali future; ritiene che si tratti di individuare le zone prioritarie tenuto conto della mancanza di cooperazione o dell’esigenza di rafforzare la cooperazione esistente tra aree europee appartenenti a Stati membri diversi ma partecipi di uno stesso territorio; reputa che tale concertazione debba concludersi con l’elaborazione di una “mappa previsionale delle macroregioni europee”, frutto di un’ampia concertazione con le regioni e gli Stati membri interessati, che non avrà carattere vincolante e potrà evolvere in funzione delle dinamiche locali;
  2. è del parere che le strategie macroregionali necessitino di un migliore allineamento dei finanziamenti, di un uso più efficiente delle risorse esistenti e di un coordinamento degli strumenti; ritiene che – sebbene tali strategie non abbiano bisogno né di nuovi finanziamenti, né di nuovi strumenti istituzionali, né di una nuova regolamentazione – tuttavia l’accompagnamento delle medesime giustifichi un sostegno con fondi europei sotto forma di stanziamenti per l’assistenza tecnica e di stanziamenti per la fase preliminare di valutazione e raccolta dati e per l’eventuale start-up, e ritiene altresì che la strategia macroregionale debba favorire i progetti strutturali tenendo conto del quadro finanziario pluriennale 2014-2020;
  3. invita la Commissione e il Consiglio a tenere conto delle strategie macroregionali dell’UE all’atto della decisione su talune dotazioni di bilancio, quali i fondi strutturali e di coesione, la ricerca e lo sviluppo e, in particolare, la cooperazione regionale;
  4. chiede l’introduzione di un percorso obbligatorio per i programmi operativi mirato alle rispettive priorità delle strategie macroregionali al fine di garantire il miglior coordinamento possibile degli obiettivi e dei mezzi;
  5. sostiene l’attuazione di una strategia macroregionale per il bacino del Mediterraneo al fine di offrire un piano d’azione volto ad affrontare le sfide comuni e le problematiche cui sono confrontati i p paesi e le regioni mediterranee e al fine di strutturare questo spazio essenziale per lo sviluppo e l’integrazione dell’Europa, e chiede al Consiglio e alla Commissione di agire rapidamente in tal senso;
    Macroregioni:raccomandazione 331. 23a SESSIONE Strasburgo,18.10.012

Il Comitato economico e sociale europeo C.E.S.E. parere, stralcio

Obiettivi della macrostrategia per il Mediterraneo: rafforzare le relazioni tra i paesi del Mediterraneo e trasformarli in canali di comunicazione tra l’UE, il Medio Oriente e l’Africa allo scopo di consolidare le condizioni propizie alla pace, al benessere e alla coesione regionale;
La macrostrategia per il Mediterraneo (suddivisa in due strategie subregionali, una per il Mediterraneo orientale e l’altra per quello occidentale) deve puntare a trasformare la regione in uno spazio veramente all’avanguardia in termini di scambi commerciali, turismo, civiltà, idee, innovazione, ricerca e istruzione, convertendola in una regione di pace ai fini dello sviluppo e della prosperità sociale.

Lesfide che deve affrontare il Mediterraneo
Uno stralcio da un documento del CESE
Va segnalato che, dato il numero di programmi e di iniziative già concepiti a favore sia del Mediterraneo allargato (partenariato euromediterraneo, anche noto come processo di Barcellona) sia di regioni più specifiche come lo Ionio e l’Adriatico (cooperazione territoriale nel Mediterraneo tramite la macroregione dell’Adriatico e dello Ionio), la nuova macrostrategia dovrà abbracciare tutti i paesi del Mediterraneo, vale a dire gli Stati membri dell’UE (Portogallo, Spagna, Francia, Italia, Grecia, Cipro, Slovenia, Malta) e i paesi terzi (Croazia, Montenegro, Albania, Turchia, Libano, Siria, Palestina, Giordania, Israele, Egitto, Libia, Algeria, Tunisia e Marocco).

Prima, però, di descrivere il quadro di obiettivi e di politiche, occorre individuare le sfide che la regione deve affrontare.
In primo luogo il Mediterraneo, soprattutto quello orientale, presenta una grande importanza storica e accoglie sulle sue sponde alcuni Stati membri dell’UE, ma anche paesi terzi che presentano stadi diversi di sviluppo. A motivo di questa coabitazione, dell’attività economica e dell’intenso traffico di merci, persone e imbarcazioni che ospita da secoli, la regione del Mediterraneo è caratterizzata da flussi significativi dal punto di vista commerciale, ma anche umano, mentre le relazioni economiche tra i paesi della regione restano particolarmente limitate (per fare un esempio, mancano collegamenti aerei e marittimi diretti tra i paesi del Mediterraneo orientale). Non è privo di fondamento pensare che la cooperazione euromediterranea si limiti purtroppo alle relazioni tra i paesi del Mediterraneo meridionale e l’UE o a relazioni bilaterali tra tali paesi e determinati Stati membri.
La macrostrategia per il Mediterraneo (suddivisa in due strategie subregionali) deve inserirsi nel quadro della strategia Europa 2020, dei programmi esistenti e dei meccanismi di agevolazione finanziaria dell’UE[2], e ricorrere a iniziative europee come il programma Interact per la fornitura di assistenza tecnica e formazione[3]. Andrà però creata una nuova struttura per gestire e agevolare il funzionamento delle istituzioni. La strategia macroregionale dovrà far nascere nuovi approcci che costituiscano un vantaggio per i paesi coinvolti, con la prospettiva di misure pratiche e di politiche da poter applicare con successo.
La strategia per il Mediterraneo (orientale e occidentale) dovrà essere tracciata con l’ausilio di tutti gli strumenti esistenti e tener conto degli aspetti dell’approccio mediterraneo che riguardano le relazioni esterne. Dovrà essere incentrata su un coordinamento più efficace tra le azioni e le politiche della Commissione europea, da un lato, e degli Stati membri, delle regioni, degli enti locali e di altri organismi interessati, dall’altro, se si vuole che dia buoni risultati.

Dal momento che le macroregioni non presentano confini ben definiti, le questioni che esse sceglieranno di promuovere dovranno privilegiare le sfide riconosciute di comune accordo e i punti comuni che ne consentono la risoluzione, ed essere collegate anche con altre strategie macroregionali individuate dall’UE, mettendo in opera una combinazione ben definita di politiche e di azioni selezionate dai paesi partecipanti.

Misure necessarie per realizzare la nuova strategia

Nel contesto definito in precedenza, l’approccio della strategia macroregionale per il Mediterraneo dovrebbe comprendere più in particolare le misure che seguono.
Va creato un meccanismo appropriato di coordinamento-gestione per la realizzazione della strategia macroregionale che sia in grado di coordinare il gran numero di organismi europei e di enti locali coinvolti. Si propone di conseguenza di:affidare alla Commissione (e più precisamente alla DG REGIO, in collaborazione con il Servizio europeo per l’azione esterna) il coordinamento delle azioni della strategia macroregionale perché questa costituisca una politica ufficiale dell’UE;

creare due macrostrategie subregionali per il Mar Mediterraneo, una per il Mediterraneo orientale e l’altra per quello occidentale, a causa delle loro caratteristiche peculiari sul piano economico, sociale, geografico e culturale. Assieme alla strategia per l’Adriatico e lo Ionio, le due strategie subregionali copriranno l’intero bacino del Mediterraneo.

Si propone inoltre di prendere come modello di lavoro le strutture utilizzate nella strategia per l’Atlantico (DG MARE), vale a dire:

— Dobbiamo trovare le soluzioni:
la realizzazione delle macroregioni del Mediterraneo certamente può essere utile per affrontare meglio l’Esodo.
— E’ una strategia che segnerà la svolta ed è una sfida,
una grande opportunità di sviluppo, uno modo di operare e programmare, scegliere le priorità e preparare progetti.
E’ d’ importanza strategica perché sposterà il baricentro europeo verso il Sud… agire domani sarebbe già tardi!
Moro:”Nessuno è chiamato a scegliere tra l’essere in Europa e nel Mediterraneo perché l’Europa intera è nel Mediterraneo”

Relazione del Parlamento europeo del 27 giugno 2012 sulla Evoluzione delle strategie macroregionali dell’UE: pratiche attuali e prospettive future, in particolare nel Mediterraneo, commissione per lo Sviluppo regionale, relatore: François Alfonsi (A7-0219/2012).
Risoluzione del Parlamento europeo del 3 luglio 2012 sulla Evoluzione delle strategie macroregionali dell’UE: pratiche attuali e prospettive future, in particolare nel Mediterraneo (2011/2179(INI)).
Regolamento (CE) n. 1638/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 2006, recante disposizioni generali che istituiscono uno strumento europeo di vicinato e partenariato, GU L 310 del 9.11.2006, pag. 1.
http://www.interact-eu.net/about_us/about_interact/22/2911; http://www.interact-eu.net/ipvalencia/ipvalencia/117/619 (riguarda in modo specifico l’Antenna per il Mediterraneo di Valencia, Spagna).

Perchè L’Europa è continuamente oggetto di critiche?

Siamo presenti davanti all’unificazione del Occidente sotto la guida della grande potenza mondiale. Dopo l’11 settembre 2001, nell’Occidente non ce molto spazio alle diverse opinioni e alternative. Viviamo in un ordine globale, dove regge il diritto del più forte. Migliorerà, resterà cosi o la situazione peggiorerà dopo la vittoria di Donald Trump? Come l’UE affronterà a queste sfide globali? Cosa succederà dopo la Brexit e le elezioni presidenziali in Francia e Germania? Chi sarà il garante della pace, della democrazia, delle società multiculturali, dei diritti dell’uomo, della creazione dei ponti tra la gente e popoli, se l’Europa non saprà affrontare i populismi, il terrorismo, l’immigrazione incontrollata, la sicurezza dei cittadini e posizionarsi in modo adeguato al livello internazionale? Come salvaguardare e sviluppare le capacità di accogliere e integrare culture diverse in uno scenario globale dove la guerra non rappresenta più soltanto un’ espressione della politica, ma diventa un fattore fondamentale per creare nuove politiche. Il Nuovo ordine mondiale non ha più il bisogno di giustificare i propri comportamenti, perchè come dice, sta dalla parte del ‘Bene assoluto’. In questo contesto globale, si diffonde sempre di più una frammentazione delle nostre società, aumentano i conflitti tra la gente, gruppi etnici, stati e religioni; milioni di persone sono costrette a lasciare le proprie case. Come conseguenza di tutto questo abbiamo il caos, la crescita dell’ odio e populismo, l’aumento dei terroristi, costruzioni di nuove barriere tra la gente, popoli e religioni. Nel frattempo in Europa, nessuno ha il coraggio di prendere la propria parte di responsabilità per la demolizione degli stati sovrani. L’opinione pubblica in Europa e’ impaurita, e quindi pronta ad accetare ogni tipo di attività preventiva.Il processo di disintegrazione sta prendendo una velocita’ che fa paura. Ma questo declino è reversibile?

Per capire meglio cosa stà succededo oggi con la crisi migratoria nell’UE, con i populismi e le manovre militari , e’ importante capire quello che stanno parlando e facendo i poteri forti. Tra l’altro bisogna ascoltare p.e. le parole del ex segretario di Stato degli Stati Uniti la sig.ra Hillary Clinton, quando rilasciò un’intervista a Jeffrey Goldberg ( The Atlantic ). «È stato un fallimento“, disse la Hillary, „Abbiamo fallito nel voler creare una guerriglia anti Assad credibile. Era formata da islamisti, secolaristi ed altri. Il fallimento di questo progetto ha portato all’orrore a cui stiamo assistendo oggi“. La Hillary confessa; „quello che oggi viene ritenuto il ‘male assoluto’, è in realtà una nostra creatura. Joe Biden-l’ex vicepresidente degli Stati Uniti, quando ottiene una relazione all’Università di Harvard davanti un pubblico molto qualificato, tra l’altro disse: “Il problema principale dei nostri alleati; la Turchia, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, che hanno investito milioni di $ e migliaia di tonnellate alle armi distribuite a tutti coloro che desiderano rovesciare Bashar al-Assad. Una quantità enorme di armi e denaro che è andato nelle mani di estremisti”. Nel 2007 il generale americano Wesley Clark (ex comandante delle forze NATO) in un’intervista televisiva, tra l’altro disse:” Di nuovo ho visitato il mio collega generale presso il Ministero della Difesa nel 2001. Ho fatto la domanda; “Abbiamo davvero intenzione di andare in Iraq”? Lui rispose; “E’ molto peggio, vedi questo documento che ho ricevuto dal nostro Ministero; nei prossimi anni dobbiamo sistemare le cose in Iraq, Libano, Libia, Siria, Sudan, Somalia ed infine – in Iran. Quindi, alcune decisioni chiave che ora hanno un collegamento diretto con la crisi migratoria in Europa, il terrorismo e l’avanzamento dei partiti nazionalisti e populisti nell’Unione, sono state approvate molti anni fà. Anche il senatore americano Rand Paul confessa;“I falchi nel nostro partito hanno fornito indiscriminatamente armi agli estremisti. Sono stati loro a creare questa gente”. Senza prendere in cosiderazione questi fatti, non è possibile raggiungere ad un consenso politico nell’UE verso la politica migratoria, la sicurezza europea e come affrontare il terrorismo e populismo.Dott. Rayed Krimly – ambasciatore della A. Saudita, ha definito il terrorismo come “un prodotto di moderne ideologie politiche e gruppi che mirano al potere“.

Tempo fa, la Francia rappresentava un paese che ha ottenuto molto successo nell’integrazione degli stranieri; Italiani, Spagnoli, Portoghesi, Polacchi, delle ex colonie francesi ed altri, anche nel periodo dopo la seconda guerra mondiale. Purtroppo oggi, il processo di integrazione nella società multiculturale francese (e non solo quella francese), non funziona come prima. La Francia è oggi nota per una crescente lacerazione interna della società. Perchè questo sta succedendo anche alla terza generazione dei cittadini francesi, nati in Francia, parlano il francese…, però non si sentono appartenenti alla cultura occidentale?
Una ricerca sociologica del 1996 (dr. D. Sekulić), identificò cinque componenti rilevanti della società croata: l’atteggiamento conservativo, il liberalismo economico, il nazionalismo, l’autoritarismo e l’antiliberalismo. Dalle ricerche successive, risulta che nel periodo di transizione, emerge un’ incidenza significativa dell’elemento autoritario, che va a braccetto con il nazionalismo. Se osserviamo i cambiamenti negli orientamenti valoriali avvenuti nel corso degli anni, come afferma il professore D. Sekulić con i suoi collaboratori nel suo lavoro “Quadro sociale e sistema dei valori” nel 2012, possiamo notare alcune conclusioni interessanti. Per quanto riguarda i risultati antecendenti il 2004, è dato concludere che nel rapporto tra autoritarismo e liberalismo ci sia un gap. Lo stesso non vale per i risultati ottenuti dopo il 2010, quando il liberalismo e l’autoritarismo entrano entrambi a pieno titolo nella “famiglia del tradizionalismo”. Si pone la domanda; ma questo fatto che cosa comporta alla quotidianità della società e della politica ? Nel frattempo è aumetata l’esclusivita’ nazionale. Dopo la frantumazione del sistema socialista, in Croazia succedono cambiameni radicali. In un primo momento questi cambiamenti avvenirono in nome della modernizzazione e della riscoperta dei valori tradizionali, ma con il passare del tempo é prevalsa quest’ultima in tutti suoi aspetti inerenti all’identità politica. L’esperienza maturata con il liberalismo nella forma praticata da chi governò il Paese dal 1991 fino al 2010, con una breve interruzione nel mandato del governo di coalizione di centrosinistra (2000 – 2003), stando ai risultati della ricerca, avrebbe portato a una costante erosione dei valori della modernità durante lo svolgimento dei processi di privatizzazione. Parallelamente alla reduzione del sostegno ai valori liberal-democratici e socialdemocratici, si verificò un aumento della fiducia verso l’autoritarismo. A conclusioni simili è giunto anche il prof. Josip Županov nelle sue ricerche. Županov tra l’altro scrisse:” L’antiprofessionalita’ gioca un ruolo molto importante nella societa’ croata”. Quindi la societa’ croata oggi non è politicamente determinata dall’esistenza di due poli contraposti. In base ai risultati di una ricerca sociologica nel 2014 (D. Sekulić), la “sinistra” e la “destra” ragionanno più o meno allo stesso modo quando si tratta delle questioni sociali e economici. Le opinioni si distinguono per quanto riguarda il nazionalismo e alcune (non tanto significative) diferenze verso la religione. Una ricerca condotta alcuni mesi fà su un campione di 602 adulti cittadini croati, risulta così: Solo per un minor numero dei cittadini l’ immigrati non rappresentano una minaccia (19%). Rappresentano una minaccia – non molto grave, pensa il 29% degli intervistati. Rappresenta una minaccia maggiore, così pensa il 20%. E’una minaccia enorme”, pensa il 23% dei cittadini intervistati. Senza opinione – 9%.

Nel 2015, L’Assemblea della Regione Istriana, approva la „Dichiarazione sul diritto alla liberta’ di circolazione delle persone e delle merci, contro le barriere di filo spinato“. Con questo documento, la Regione Istriana condanna la decisione del Governo della Repubblica di Slovenia e la collocazione del filo spinato sul confine fra la Croazia e la Slovenia, in particolare in Istria. Nel documento tra l’altro si dice: „I cittadini dell’Istria, come pure quelli delle altre zone di confine non approvano la collocazione di barriere di filo spinato, perché quest’atto mette in pericolo la loro sicurezza e i diritti umani fondamentali. Il filo spinato non appartiene all’Europa unita, non è caratteristico dell’area europea, degli usi e delle culture europee. La tutela del confine fra la Repubblica di Croazia e la Repubblica di Slovenia è un problema comune, indipendentemente dal fatto che ogni stato abbia l’obbligo di tutelare i suoi confini“.

Dopo gli attacchi terroristici di Madrid (2003), Londra (2005) , Parigi (2014, 2016), Nizza (2016), Berlino (2016)…in Europa si parla sempre più di una crisi profonda delle società multiculturali. Alcuni sono convinti che la magior parte dei problemi provengono dalle c. d. “società parallele”, cioè da quella gente che non riesce (o non vuole?) integrarsi nelle società occidentali. In questo modo si cerca di nascondere una parte di responsabilità della politica negli interventi militari? Sappiamo benissimo che i valori umani non sono conessi all’appartenenza etnica o religiosa. E poi non basta solamente proclamare la laicità dello stato; bisogna aver corraggio di protegerlo con determinazione. La laicità non significa l’abolizione delle tradizioni nazionali e dei valori umani; la solidarieta’ verso i poveri, la lotta contro la discriminazione delle donne, la compassione…, bensìoffre la possibilità di un libero sviluppo e libertà per tutte le religioni e tradizioni, per poter costruire legami veri di amicizia tra la gente e popoli. La laicità rappresenta un baluardo contro i fondamentalismi, il terrorismo ed i regimi totalitari. Uno degli strumenti per prevenire nuove divisioni e conflitti nelle società multiculturali europee, è l’educazione interculturale. Abbiamo bisogno di una formazione di qualità in materia d’ istruzione e di democrazia, dov’è fondamentale rispettare e affermare l’identità culturale dell’altro, per ridurre i pregiudizi nei loro confronti. Ė un fattore importante per costruire i ponti tra la gente e popoli. La base fondamentale è lo sviluppo del pensiero critico. Però si pone la domanda: non e’ forse tropo tardi per la realizzazione di questi obiettivi? I populisti e terroristi stanno avanzando perchè la gente crede sempre meno ai politici, alle istituzioni e partiti tradizionali.Per esempio, dieci anni fà la Germania e la Spagna avevano un livello di disoccupazione analogo. Oggi il tasso di disoccupazione in Spagna è cinque volte superiore a quello tedesco. Nessuno sa davvero come colmare la distanza tra il centro dell’Europa, ricco e potente, e le sue periferie impoverite. Perchè succedono queste cose nell’UE? La risposta e semplice. Oggi alcune decisioni fondamentali vengono prese dalla Bce, dal Fondo monetario internazionale e dalle multinazionali, con un contributo simbolico da parte del Consiglio europeo ed il Parlamento europeo, in cui siedono i rappresentanti democraticamente eletti. Per i populisti lo Stato nazionale è responsabile alla sicurezza interna e alla protezione dalle minacce esterne. Credono che l’unica soluzione è rafforzare le frontiere nazionali e isolarsi da un mondo che, come dicono, a causa della globalizzazione, appare sempre più minaccioso. I populisti giocano con la paura dello straniero e dello sconosciuto. Non stanno in u rapporto normale con la società moderna, dove si moltiplicano le appartenenze etniche e religiose. Cosa sucederà se i partiti nazionalisti cominceranno a vincere alle elezioni presidenziali e parlamentari nell’UE? Cosa restera’ dell’ UE ideata e creata dai democristiani (centro destra) e socialisti (centro sinistra) ? Quali sono i nuovi possibili scenari?Può l’Europa riprendere il cammino dell’integrazione sotto l’egida dell’ EU? Se l’Europa potrebbe fallire, in quel caso non ci sarebbe più nessuna UE. Martin Schultz (SPD), ex presidente del Parlamento europeo, nel suo libro „ Il Gigante incatenato-ultima opportunita per l’Europa“, tra l’altro scrisse;“ Se l’Europa naufraga, è perché ha commesso degli errori. Sono molte le cause che potrebbero determinare la sua fine: le sedicenti élite europee che hanno deposto le armi; gli speculatori che hanno ceduto all’avidità; le banche e le grandi imprese che non pensano più a una crescita sostenibile e di lungo periodo ma a esorbitanti guadagni immediati; i politici che mirano solo alla prossima tornata elettorale e non si preoccupano delle conseguenze delle loro azioni. Ma l’Europa potrebbe anche fallire perché coloro che in teoria dovrebbero essere i suoi portavoce più preparati parlano dell’UE in termini fuorvianti e menzogneri. L’Europa è continuamente oggetto di critiche, non da ultimo perché molti dei miei colleghi sono veri professionisti di uno sport che chiamo „blame game“, ovvero ‘gioco della colpa’.
Drago Kraljević– sociologo di Buie ( Croazia)
(Ex Ambasciatore della Repubblica di Croazia in Italia)
Buie, settembre 2017

L’Europa che vogliamo

CONVEGNO AICCRE PUGLIA- BARI, FIERA DEL LEVANTE, “ EUROPA: LE NUOVE SFIDE” INTERVENTO DEL M° DOTT.SSA MARA MONOPOLI VICEPRESIDENTE PD PUGLIA


Segno e simbolica coincidenza, oggi che discutiamo delle nuove sfide per l’ Europa, il quotidiano “ la Repubblica” , nel suo inserto culturale “ Robinson”, celebra i 40 anni dalla scomparsa della grande Maria Callas ( New York, 2 dicembre 1923 – Parigi, 16 settembre 1977).
Al di là dei ruoli politici e di rappresentanza da me ricoperti nel tempo, la mia vita d’arte e d’amore è da sempre dedicata al Melodramma, radice culturale profonda d’Europa che affonda le sue origini nell’amata Grecia e deve alla grande Artista greca Maria Callas, la sua rinascita.
Ascoltare la voce di Maria Callas, è stato sempre ed è per me, ogni volta, evocare qualcosa di infinito, in grado di liberare le emozioni dell’ anima e, dunque , la Vita stessa, nonché di illuminare di senso vibrante e di una luce rivelatrice e meravigliosa, arie liriche e teatri d’opera che costellano la nostra Europa!
Ma da dove ripartire perché oggi rinasca a nuova vita l’Europa?

Ancora una volta è una forte sequenza cinematografica della Medea pasoliniana – Maria Callas – a darmi un segno.

Medea-Callas si aggira disperatamente mentre osserva che tutte le cose che avevano avuto per lei un significato grande, profondo, vitale, non rispondono più al suo sguardo, sono cose senza più senso, che più non riconosce,in un vuoto che le appare incolmabile.
Quasi in uno stato di trance e di angoscioso smarrimento,invoca:
“….Ah, parlami terra …..fammi sentire la tua voce ! …… Non ricordo più la tua voce!…. Parlami, sole!….dov’è il punto in cui posso ascoltare la vostra voce? Parlami, terra! Parlami, sole!… Forse vi state perdendo per non tornare più?…. Non sento più quello che dite! ….Dove sei terra? Dove ti ritrovo? Dov’è il legame che ti legava al sole? Tocco la terra con i piedi e non la riconosco, guardo il sole con gli occhi e non lo riconosco….. “
Ed ammonisce:
“ ….Questo luogo sprofonderà perché è senza sostegno! …. Voi non cercate il centro!Non segnate il centro!….No! Cercate un albero ….un palo ……..una pietra!”

Anche Noi Europei, ci siamo smarriti?
Anche Noi non cerchiamo e segniamo il centro?
Anche Noi abbiamo perso il contatto con la nostra essenza?
Anche Noi stiamo affrontando una crisi epocale senza porci domande fondamentali, appunto, di senso?

E qual è la nostra essenza, la nostra condizione originaria, per citare Albert Camus , se non la nostra mediterraneità?

Qual è il nostro centro se non l’Umanesimo Mediterraneo la cui culla è, appunto, la Grecia? Culla dell’Arte di Maria Callas e di coloro che hanno capito, che hanno posto al centro l’Uomo, la Persona Umana, la conoscenza di se stessi e l’idea di Amore non come possesso di cose già pronte per essere usate e consumate, ma come partecipazione alla generazione della bellezza e al suo divenire, come nel “Simposio” di Platone, la profetessa Diotìma di Mantinèa rivelò a Socrate.

Partecipiamo al generare e al divenire di nuove cose in Europa, mettiamoci, dunque, all’ “Opera”!

Ma prima, qual è la domanda fondamentale e di senso che stiamo eludendo?

Ha a che fare certamente con quella Lettera sulla felicità giusta (Lettera a Menèceo), ovvero sull’intelligenza delle cose, che un filosofo greco nostro amico,Epicuro, da secoli ci raccomanda di meditare, purtroppo inascoltato.
La radice indoeuropea della parola felìcitas è fe e indica,appunto, tutto ciò che è fecondo!
Si è celebrata la Felicità e la si è codificata nelle Dichiarazioni dei Diritti (America 1776 – Europa 1789), si definisce un nuovo PIL della felicità, la si canta ancora negli Inni ( Inno Europeo alla Gioia!) con l’amore e la fratellanza, per non praticare, però, affatto, né solidarietà, né tanto meno fratellanza, quando un Paese e un Popolo, come è pure accaduto con il popolo greco o come accade con l’ Italia nella drammatica gestione del fenomeno dei migranti, soffrono o sono in grande difficoltà.

La tecnica, la scienza e certamente i mercati finanziari senza volto con i loro diktat, non hanno rassicurato per nulla l’Uomo sul suo presente e sul suo futuro, anzi, non vi è mai stata tanta incertezza, confusione, ingiustizia, tanta violenza verso Noi stessi ed il Creato. Forse,non vi è mai stata tanta infelicità!

Pochi hanno il coraggio intellettuale della verità; la politica nel suo dispiegarsi non ne è, come dovrebbe essere, l’espressione.

Non è questa la civiltà sognata dagli uomini che vollero riconoscere il diritto universale di tutti gli esseri umani ad una Felicità giusta nella Dichiarazione di Indipendenza Americana nel 1776, codificandolo nella nostra Europa con la Rivoluzione Francese e la Dichiarazione dei Diritti del 1789.
“Non è la felicità che conta? Non è per la felicità che si fa la rivoluzione?” (Pier Paolo Pasolini)
Ciò è ancora più vero all’alba del XXI secolo, di fronte all’esplodere di nuove povertà, alla incombente scarsità di risorse, alle aggressioni continue alla Natura, ad egoismi, paure, diffidenze e razzismi laceranti, di disastrosi separatismi, folli e minacciate guerre mondiali.
Quale Felicità è possibile se non vi è giustizia nella distribuzione delle ricchezze e nell’uguale accesso all’ educazione di alta qualità?
Quale possibile libertà vi è di realizzare se stessi, le proprie autentiche vocazioni personali e persino territoriali?
Quale possibile fratellanza e solidarietà possono sviluppare i popoli se non si ristabilisce la centralità di tutto ciò, se non si riporta LA PERSONA AL CENTRO DI OGNI PROGETTO POLITICO, se non si riparte da un NUOVO UMANESIMO NEL CUORE DEL PROGETTO POLITICO EUROPEO ?
Questa dimensione simbolica, utopica ma più che mai invocata oggi nella sua traduzione concreta e quotidiana dagli uomini, dalle donne e soprattutto dai giovani del nostro tempo – invocazione di pace, di giustizia sociale, di cooperazione, di bene comune, di solidarietà, di bellezza – natura e cultura – di bontà e di speranza – non può più essere ricacciata nella sola esecuzione, peraltro rara e trascurata, dei nostri Inni Nazionale ed Europeo.
“Fratelli d’Italia! …..Raccolgaci un’unica bandiera, una speme… Uniamoci, Amiamoci, l’Unione e l’Amore rivelano ai popoli le vie del Signore!” , scriveva Novaro nell’Inno di Mameli.
E Schiller, nell’Inno alla Gioia di Beethoven, Inno d’Europa:
“Gioia, bella scintilla divina….tutti gli uomini diventano fratelli dove la tua ala soave freme…. Gioia bevano tutti i viventi dai seni della Natura…….Abbracciatevi, moltitudini! “
Gli Inni ci ricordano che “l’altro” è nostro fratello; la Natura è a noi Madre.
Il terribile torto e tradimento che potremmo farea uomini di immensa statura morale e politica come Altiero Spinelli, al cui “ Premio celebrativo: Parliamo d’ Europa, l’ AICCRE partecipa” , indomito e lucido visionario che concepì il “Manifesto per un’Europa libera ed unita” , addirittura in tempi in cui gli europei stavano combattendo una guerra fratricida e sanguinosa ed in cui la luce di nuovi giorni di pace certamente appariva molto lontana, è di comunicare ai Popoli Europei del nostro tempo, l’IMMAGINE DI UN’EUROPA NON PIÙ PATRIA NÉ CASA COMUNE DI NOI TUTTI MA, PIUTTOSTO, DI UN’EUROPA MATRIGNA ALGIDA ED INSENSIBILE.
Dovrebbe invece soccorrerci, anche in questo caso, la suggestione della bellissima descrizione metastasiana della Patria-Madre (“Attilio Regolo” 1740- Roma, Teatro Alibert, 1799 – Repubblica Romana).
Così i versi di Metastasio:
“La Patria è un tutto di cui siam parti. l cittadino è fallo considerar se stesso separato da Lei….. Ella il produsse, l’educò, lo nutrì; con le sue leggi dagl’insulti domestici il difende, dagli esterni con l’armi; Ella gli presta nome, grado ed onor: ne premia il merto;….
E’ Madre amante, a fabbricar s’affanna la sua felicità, per quanto lice al destin de’ mortali esser felice”.
L’immagine simbolica di un’EUROPA, PATRIA-MADRE e non Matrigna distante, che si prende cura dei suoi cittadini, attenta alle loro autentiche esigenze, alle loro vere domande, è potente e certamente guarda all’avvenire di un mondo irreversibilmente globale che sta pagando e sempre più pagherà in termini umani ed ambientali dei prezzi altissimi per uno sviluppo quantitativo disordinato, irrazionale e non sostenibile.

La partita del Futuro perciò si giocherà tra “luoghi-sistema affettivi” attraenti e ricchi di intensa Umanità, narrazioni, godibilità della Natura e del Patrimonio di Arte e Cultura, mobilità, accoglienza, vivacità, idee, ricerca, tradizioni,originalità e capacità di innovazione nella produzione.
La scommessa che gioca l’Europa sul piano globale, riguarda cosa il “vecchio continente” può dire ancora di universale alla contemporaneità, non imitando modelli e ricette altrui, bensì, esprimendo la propria cultura plurale, la propria creatività, i propri valori.
Uno dei traguardi ambiziosi della stessa STRATEGIA EUROPE 2020 è infatti quello di fare dell’Unione Europea una vera società leader in ambito globale attraverso un piano per la crescita su base culturale, ambientale e creativa .
L’Unione Europea non uscirà dalla crisi né tantomeno renderà attraente il volto del nostro Continente soltanto sorvegliando, punendo, tagliando! Occorrono sempre più investimenti finalizzati alla crescita, all’occupazione ed alla coesione sociale e culturale dei cittadini europei, sulla base di nuovi valori etici attenti al Bene Comune Europeo ed ai Beni Comuni (materiali, immateriali, naturali) in un’ottica di gestione partecipata, democratica e collettiva.
L’EUROPA, soprattutto con la sua ANIMA MEDITERRANEA E MATERNA, potrebbe rappresentare per l’Umanità, in questa sfida rigenerante di qualità multidimensionale, uno straordinario luogo-sistema affettivo, attraente e creativo per eccellenza!
Intanto, è necessario, prima di tutto, non perdere la consapevolezza di essere EUROPEI-MEDITERRANEI, un’UNICA COMUNITÀ EURO-MEDITERRANEA DI DESTINO e che da solo nessuno può farcela.
Stiamo, però, ancora eludendo il cuore della questione.
Lo ha messo bene in evidenza, sempre su “ la Repubblica” del 25 giugno 2017, Eugenio Scalfari :
“ …affinché il popolo si componga di cittadini occorre che vi sia uno Stato democratico, gestore del governo e depositario degli interessi generali. Esiste uno Stato europeo di questo tipo? No, non esiste.C’è una confederazione composta dai 27 Stati e da un parlamento composto da delegati eletti in ciascuna delle 27 nazioni in proporzione alla loro popolazione, all’estensione del loro territorio e alla misura del reddito nazionale. Infine esiste la Commissione europea i cui membri sono indicati dai 27 Paesi con l’approvazione del parlamento.

Questo è tutto.
I cittadini? Eleggono la loro quota di parlamentari europei, possono circolare liberamente in tutti i Paesi dell’Unione esibendo un documento d’identità. In questo modo sono effettivamente cittadini europei? Direi assolutamente no. Per essere cittadini ci vuole l’esistenza di uno Stato. Ai tempi nostri e in Occidente, quello Stato dev’essere democratico, cioè i suoi dirigenti devono essere eletti dai cittadini o dal Parlamento eletto dai cittadini medesimi. Ma uno Stato europeo è ben lungi dall’esistere. Questo è anzi il punto centrale e su di esso credo debba misurarsi…
Come diceva Spinelli e come dissero molto prima Mazzini e Garibaldi: o si fa l’Europa o si muore! Il resto sono giochi da bambini…“

Il Sogno degli STATI UNITI D’ EUROPA, che ha le sue radici nell’alta ispirazione dei Padri Fondatori e nel Manifesto di Ventotene, declinato nei suoi principali passaggi:
a)nascita d’un governo unitario europeo con un bilancio comune;
b)un debito pubblico sovrano comune;
c) una politica economica, estera e di difesa comuni;
d) un sistema bancario ed una Banca centrale con i poteri di tutte le Banche centrali dei Paesi Sovrani;
e) l’elezione del Presidente dell’Europa con il voto diretto dell’intero Popolo Europeo;
f) statuto dei partiti politici a livello europeo;
può aiutarci pure ad uscire dalle possibili trappole di un dibattito locale spesso schiacciato su se stesso, incapace di cogliere il rapporto tra le problematiche dei territori ed il valore della costruzione di nuove forme di cooperazione in termini progettuali e gestionali attraverso l’utilizzo efficace delle risorse europee messe a disposizione, spesso male o per niente utilizzate, per risolvere problemi e raggiungere obiettivi comuni in termini di macroaree regionali, come la nuova Macroregione Adriatico Ionica, architrave del Mediterraneo, di cui la Puglia è significativa parte.
L’ EUROPA CHE VOGLIAMOnon è matrigna algida ed insensibile alle domande ed ai bisogni dei Popoli Europei , soprattutto di coloro che sono più esposti ai contraccolpi di una crisi epocale, né l’Europa ostaggio dei diktat implacabili di mercati finanziari senza volto, che provocano reazioni dalle conseguenze disastrose come quella di chi propone l’uscita dall’Euro, poiché del tutto incompatibile con i valori di una Europa Madre-Patria che oggi più che mai ha come assoluta priorità quella di mettere i suoi “Cittadini” nel cuore del progetto politico europeo attraverso i seguenti principali obiettivi:
1) creare occupazione e salario minimo nei Paesi in cui non è ancora riconosciuto;
2) far ripartire l’economia;
3) porre il settore finanziario al servizio del cittadino e dell’economia reale;
4) non lasciare nessun cittadino europeo indietro;
5) promuovere la piena uguaglianza e i diritti delle donne;
6)unire le diversita’;
7) garantire una vita sana e sicura per tutti;
8)affermare maggiore democrazia e partecipazione , individuare strumenti di partecipazione democratica deliberativa nella costruzione delle decisioni fondamentali che riguardano in modo incisivo la vita delle persone ed il bene comune dai territori a Bruxelles;
9) proteggere la natura e le risorse naturali;
10) sostenere il modo di vivere europeo ed il ruolo dell’Europa nel mondo.
Tutto ciò dovrà avvenire per impedire che una tempesta perfetta alimentata da venti di rabbia, disillusione, sofferenza ed agitata strumentalmente da facili radicalismi populisti, travolga i nostri orizzonti, spazzando via speranze di rinascita e di futuro e mettendo pericolosamente in crisi qualcosa di fondamentale: le ragioni stesse della nostra co-esistenza, del nostro essere insieme Cittadini Italiani Europei.
Stiamo insieme nelle nostre Comunità e così in Europa, per essere più forti, per affrontare i momenti del bisogno e della fragilità senza sentirci soli, per vincere le sfide di una competizione sempre più globale; ma questa forza, questa solidarietà, questa capacità competitiva non producono spesso ancora effetti concreti e tangibili nella vita delle persone, i cui bisogni e le principali esigenze di vita sono disattesi con effetti sempre più drammatici in termini umani, sociali ed economici.
Il rischio serissimo che corriamo ha a che fare con questo possibile smarrimento di senso della nostro sentimento di Cittadinanza se l’Europa e così le nostre Istituzioni Locali continueranno a rappresentare per la maggior parte addirittura la causa principale e non certo la soluzione ai problemi di ciascuno, quale conseguenza di scelte politiche di fondo egoistiche e sbagliate e di classi dirigenti politiche ed amministrative inadeguate o corrotte.
Ed allora DOBBIAMO RIPARTIRE dalle nostre Città, dai Consigli Comunali e DA TUTTI I POSSIBILI LUOGHI DI CONFRONTO PUBBLICO, per discutere dell’ Europa che vogliamo coinvolgendo in modo aperto e permanente i Cittadini, il mondo della Scuola, le organizzazioni della Società Civile.
DOBBIAMO STIMOLARE UNA GRANDE PARTECIPAZIONE POPOLARE ED UN CONFRONTO FRANCO ED APERTO che faccia giungere alle Istituzioni Europee ed a quelle Locali la voce di chi, oggi più che mai, da cittadino italiano europeo chiede all’Europa di realizzare progetti a partire dai propri territori, dalle proprie comunità, vicini ai bisogni delle persone, fatti dalle persone, dai giovani e dalle donne, dal tessuto imprenditoriale, capaci di creare davvero lavoro e benessere immediato senza scoraggianti e complicati meccanismi burocratici.

Dunque,” O SI FA L’ EUROPA, O SI MUORE!”
Le eroine del melodramma spesso, sapete, cantano arie della follia, caratterizzate da acrobatici virtuosismi.
Questa follia nasce dall’assoluta impossibilità di risolvere un insostenibile conflitto esistenziale ed affettivo.
La lacerazione è tale che altro non si può fare che uscire di senno.
Una della arie più struggenti di follia, è quella di Elvira, da I Puritani di Vincenzo Bellini , interpretata in modo incomparabile da Maria Callas.
….Ah! Rendetemi la speme.
O lasciatemi morir…..

Si’, la Speranza che, però, senza l’ impegno di ciascuno di Noi, non può produrre risultati visibili, lasciando tutto nella vaga attesa di novità senza l’ assunzione di responsabilità di ciascuno nel determinarle concretamente.
La follia di Elvira è però temporanea.

Quando conosce dall’amato Arturo la verità sulle ragioni del suo simulato abbandono, il senno le torna.

In modo analogo, credo che un’ operazione di verità su noi stessi e sul nostro comune destino di Europei- Mediterranei , ci consentirà di superare impazzimenti e lacerazioni determinati dalla incapacità di decidere (la parola crisi deriva infatti dal greco krino, che invece significa decidere, scegliere!) e di uscire finalmente dall’attuale pericolosa paralisi, attraverso scelte coraggiose attuate mediante la piena assunzione di responsabilità di chi deve compierle attraverso un agire animato da una progettualità di ampio respiro, capace di visioni, orizzonti e ritrovate nobili altezze.

E’ senz’ altro questo il peggior limite del populismo dilagante: proporre soluzioni immediate che non tengono conto delle conseguenze a lungo termine. Ad esempio, sarebbe tragico e miope compiere scelte in materia di governo del fenomeno migranti, senza comprendere che c’e’ l’ Africa, il continente più giovane,nel nostro futuro! I Paesi Europei devono diventare capofila del movimento migratorio, riducendo le disuguaglianze ed aumentando l’ integrazione.

Avendo imparato molto dalla democrazia della musica, sogno una Primavera Euro-Mediterranea sempre più giocata in una dimensione corale ed orchestrale – l’armonia nella molteplicità delle voci; parti diverse ri-composte nella medesima partitura – e nella capacità della qualità dell’ascolto.
E’ il significato stesso del mito di Europa, mito greco, e del motto dell’Unione Europea, Uniti nella diversità.

A ben vedere, è il nostro Sogno, la nostra grande Sfida, quella degli Stati Uniti d’Europa, un’ Europa dei Giovani il cui Inno al vivere è quello alla Gioia, Inno Europeo.
Il senso è, appunto, impegnarci nella “elaborazione di una meravigliosa partitura comune”, in Italia, in Europa.

L’ Inno Europeo, Inno alla gioia, adattamento dell’ultimo movimento della Nona Sinfonia di Beethoven, su testo del poeta Friedrich von Schiller , che dovremmo in ogni occasione insieme cantare, rappresenta un Invito alla Fratellanza Universale, dunque, alla Pace, nel 2012 Premio Nobel riconosciuto all’Unione Europea.

La Musica, soprattutto, come impulso creativo, ci sprona a vivere superando la rassegnazione per esplorare quanto ancora non abbiamo realizzato, innovando.
E che cosa è l’innovazione se non, come diceva Oscar Wilde, la verifica delle utopie? Ovvero, ciò che non abbiamo realizzato e possiamo ancora realizzare.

Il Canto di Orfeo ha sfidato gli Inferi , Noi , con il nostro Canto Corale, possiamo sconfiggere ogni sentimento di morte facendo rivivere il Sogno degli Stati Uniti d’Europa, Madre-Patria “una ed unita” della Primavera dei Diritti, quei Diritti dell’ Uomo di cui dobbiamo tornare ad avere passione battendoci sia per le condizioni di vita e di lavoro degli italiani-europei che per la dignità degli immigrati, per un nuovo civismo, per una società cooperante e solidale dei beni e del bene comune, ideale sempre giovane di un luogo-sistema affettivo ed attraente in cui Inno alla Gioia è il vivere!

Scriveva il tedesco Nietzsche (ne La nascita della tragedia)

”…..Si trasformi l ’Inno alla Gioia di Beethoven – è il nostro Inno d’Europa – in un quadro……..: così ci si potrà avvicinare al dionisiaco.
Dio dall’aspetto di toro, Dioniso è figlio di una mortale e di un immortale, di Semèle e di Zeus.
Anche Europa, principessa mortale, nell’incontro con il dio-Toro, Zeus, genera le radici più remote della cultura europea, generata,dunque,dall’incontro dell’umano con il divino.

Cultura che è Anima per l’Europa, nostra ragione e sostanza di essere e di esistere.

Come è stato ben affermato, lo spazio culturale del continente europeo è sempre stato più ampio di quello politico ed economico. Alla base dell’ identità europea c’ è un lungo dialogo tra letterature, filosofie, opere musicali e teatrali.

L’Opera, in particolare, rappresenta la straordinaria dimensione simbolica affettiva e corale dell’unità di espressione nel differente e molteplice contesto di apporti che stupiscono ed appassionano i più giovani ( il canto, la recitazione, l’esecuzione musicale, la scenografia, la danza, la regia) nonchè evocatrice della potenza comunicativa verso la contemporaneità, al tempo della globalizzazione, di un valore culturale unico, originale, europeo , che è anche prodotto e marchio di eccellenza artistica, capace di conquistare il cuore del mondo.
Ancora oggi, dunque, l’Opera, radice culturale comune europea, può costituire un efficace canale espressivo per raccontare , il Progetto Europeo quale realizzazione, attraverso la condivisione delle culture, della unione dei popoli, la contemporaneità, la modernità, i nuovi conflitti e problemi sociali, il rapporto con la globalizzazione, avvicinando, così, anche il pubblico dei più giovani.
L’Europa è nata come progetto che aveva alla sua base un sogno, un pensiero, un’ idea, un’emozione, la visione di un destino comune che oggi è soprattutto un destino costruito e scelto anche sul piano della stessa identità europea vissuta come identità plurale.
Dovrebbe essere come in una orchestra in cui i diversi strumenti (legni, fiati, timpani) dialogano suonando parti diverse tra loro. Qualche strumento entra prima, qualche altro dopo; ma tutti, proprio nella loro specificità, concorrono ad eseguire con potenza e bellezza la stessa sinfonia, la stessa musica ricca dei diversi timbri, unica, inconfondibile.
E’ la musica dei tanti Territori, a partire da quelli dell’ Europa del Mediterraneo, quali luoghi in cui effettivamente si forma il consenso sul progetto europeo e si rafforza il sentimento di cittadinanza.
Esplorare il nuovo senso sociale che la Musica oggi può avere, può contribuire ad intonarci esprimendo senso sociale naturalmente condiviso per poter rigenerare ogni contesto dato.

Occorre creare occasioni di incontro , di socializzazione e di intonazione reciproca, proprio allo scopo di costruire una cultura universale che ponga al centro i valori della Cooperazione, anche tra le diverse generazioni, di un Nuovo Umanesimo e della Pace.

A che punto è la notte, neanche la luna può dirlo.
La notte, anche la più inquietante, notte d’angoscia e di smarrimento, bisogna con coraggio attraversarla fino in fondo e, tra gli argentei bagliori lunari, provare a vedere più lontano e in profondità, lì dove è possibile leggere tracce di futuro, svelare tesori, rivelaresenso e valori, scorgere il principio dell’alba di ogni rinascita che è rinascita d’amore e fioritura del cuore.
Occorre parlare al cuore dei cittadini europei, preoccupati e tartassati; ai milioni di giovani e donne precarizzati o disoccupati.
Devono, dobbiamo comprendere il perché delle scelte in atto e per quali obbiettivi concreti ed in nome di quali orizzonti ideali esse sono compiute.

La dimensione affettiva ha a che fare con le radici profonde del nostro agire, senza di essa, che è anche dimensione simbolica, l’Europa non emoziona, non ci da l’energia che ci occorre, non motiva l’adesione e l’agire comune.
C’è bisogno di protagonismo politico, di partecipazione attiva ed emotiva nel rilancio del Progetto Europeo.
Già nel documento finale dell’ottobre 2009, il Forum Nazionale dei Giovani, riconosciuto con la legge n. 311 del 2004 dal Parlamento Italiano e membro del Forum Europeo della Gioventù, ha proposto di realizzare un “Punto d’Incontro o Sportello Europeo” in ogni Città italianaper rendere tangibile a ciascuno l’essere parte della realtà europea, sentendola vicina e conoscendone maggiormente le opportunità di crescita formativa e professionale, ad esempio, in materia di “ Erasmus universale”, nella cui progettualità ed attuazione dovrebbero essere maggiormente coinvolti proprio i principali attori sociali, istituzionali ed economici territoriali con quelli di governo regionali e nazionali.
Facciamolo sempre più qui, nel Mezzogiorno ed ora!
Per tanti giovani del Sud, l’Europa è sempre un altrove, sempre lontano, a Nord, sempre domani!
E’ un modo possibile per formare un consenso largo e diffuso al Progetto Europeo che sia non soltanto quello delle elites!
L’ Europa dei Cittadini deve ripartire dai giovani e dai territori dove essi vivono!
Concludo ricordando che il 2018 è l’ ANNO EUROPEO DEL PATRIMONIO CULTURALE e come indica la “ CONVENZIONE DI FARO” – (STCE n°199) , in vigore dal 1° Giugno 2011- che prende il nome dalla località portoghese, Faro, dove il 27 ottobre 2005 si è tenuto l’incontro di apertura alla firma degli Stati membri del Consiglio d’Europa e all’adesione dell’Unione Europea e degli Stati non membri – è di fondamentale importanza il valore dell’eredità culturale per la nostra società.
L’ Opera lirica certamente rappresenta per l’ Europa un aspetto prezioso e originale di tale patrimonio ed eredità culturale, la cui consapevolezza, legata alla partecipazione attiva e responsabile dei cittadini e delle comunità, può contribuire al rafforzamento del sentimento di cittadinanza dei popoli europei, contribuendo al benessere ed alla qualità della loro vita.
La Convenzione di Faro accorda le politiche di valorizzazione europee su uno spartito che tiene conto dei processi in atto di democratizzazione della cultura e di open government e all’art. 2 definisce “comunità di eredità” “insiemi di persone che attribuiscono valore a degli aspetti specifici dell’eredità culturale, che desiderano, nell’ambito di un’azione pubblica, sostenere e trasmettere alle generazioni future”.
Occorre, dunque, rafforzare il sentimento di appartenenza all’Unione Europea nei cittadini europei, in particolare nei giovani, basato soprattutto sui valori e sugli elementi comuni della storia e del patrimonio culturale europeo.
In tal senso, in ogni Comunità Locale, i giovani, in particolare, potranno essere stimolati ad individuare nel proprio patrimonio culturale territoriale quei beni e valori materiali ed immateriali che, costituendo reti tematiche e di siti nazionali e trasnazionali, ben sarebbero pure candidabili all’acquisizione del nuovo “MARCHIO DEL PATRIMONIO EUROPEO”.

M° DOTT.SSA MARA MONOPOLI
VICEPRESIDENTE PD PUGLIA