Speciale Venezuela

Speciale Venezuela

Solidarietà al popolo venezuelano.
Un appello alle nazioni per un intervento a favore di chi è in grande difficoltà:
interventi:

  • ministro degli Esteri Angelino Alfano;
    “Reiteriamo la nostra forte preoccupazione e condanna per la crescente violenza con la quale vengono represse le manifestazioni popolari di protesta in corso a Caracas e nel resto del Paese. La manifestazione del dissenso e’ un diritto inalienabile dei cittadini e non puo’ mai essere oggetto di intimidazione o di repressione.
    Confidiamo che il Governo venezuelano presti ascolto con senso di responsabilità alle istanze della popolazione e dei suoi rappresentanti eletti. E’ necessario un dialogo aperto ed in buona fede con l’opposizione per poter scongiurare la grave crisi che continua a colpire il popolo venezuelano e stabilire così un calendario elettorale che consenta di superare l’attuale situazione di stallo.
    Invitiamo inoltre il Governo a non alimentare la contrapposizione interna che potrebbe provocare ulteriori violenze e a garantire che il popolo sia chiamato a esprimersi esclusivamente con suffragio universale, libero, diretto e segreto”.
  • portavoce del Faim Franco Narducci;
    Illustre Ministro,
    la tensione in Venezuela non accenna a diminuire, anzi cresce di giorno in giorno come testimoniano le recentissime manifestazioni di piazza: dopo la grande dimostrazione di protesta delle donne, venerdì scorso sono scesi in piazza i nonni per protestare contro le limitazioni imposte dal Governo e le sempre più drammatiche condizioni di vita. La marcia dei nonni, come hanno riferito i mezzi d’informazione, è stata bloccata anche con il ricorso a gas irritante usato contro i manifestanti.
    Abbiamo seguito con attenzione le Sue varie prese di posizione, Signor Ministro, e la Sua ferma condanna delle violenze, come pure i Suoi continui inviti al rispetto dei diritti umani e alle iniziative a sostegno dei due milioni di nostri connazionali residenti in Venezuela. Anche l’appello di Papa Francesco, pronunciato al Regina Coeli in Piazza San Pietro, non è stata accolto dal Governo Maduro: “rivolgo un accorato appello al Governo e a tutte le componenti della società venezuelana affinché venga evitata ogni ulteriore forma di violenza, siano rispettati i diritti umani e si cerchino soluzioni negoziate alla grave crisi umanitaria, sociale, politica ed economica che sta stremando la popolazione”, aveva pregato Il Pontefice.
    Uniamo la voce del FAIM, illustre Ministro, ai tanti accorati inviti rivolti al Governo italiano e a Lei in particolare, per esprimere la preoccupazione e l’ansia profonda che stanno vivendo indistintamente tutte le nostre associazioni per la sorte dei tantissimi cittadini italiani che vivono in Venezuela. La tensione politica e la situazione di conflitto che da molto tempo scuotono quel Paese, stanno avendo ripercussioni drammatiche per l’intera comunità italiana che tanto ha dato al Venezuela.
    Lo facciamo sapendo quanto sia importante l’associazionismo per la comunità italiana in Venezuela, che grazie ai numerosi centri costruiti e operanti in quel Paese ha preservato e alimentato il legame culturale, sociale ed economico con l’Italia. Il Forum delle Associazioni Italiane nel Mondo (costituito a fine aprile 2016 come sancito dagli Stati Generali delle Associazioni italiane nel mondo, che il 3 e 4 luglio 2015 avevano riunito a Roma il mondo dell’associazionismo italiano all’estero), con le sue 105 associazioni e confederazioni aderenti, ha testimonianze dirette sulla drammatica situazione di pericolo che stanno vivendo i nostri connazionali.
    Indubbiamente, il Ministero degli affari esteri segue con molta attenzione l’evolversi della situazione in Venezuela e tramite le sue rappresentanze consolari e diplomatiche le vicissitudini che toccano da vicino la nostra comunità. Come FAIM La preghiamo, Signor Ministro, di moltiplicare l’impegno a sostegno della nostra comunità e in pari tempo di intraprendere ogni sforzo diplomatico, politico e negoziale diretto a promuovere un’iniziativa internazionale per la pacificazione in Venezuela e a ristabilire il rispetto dei diritti fondamentali.
    Le chiediamo d’incontrarla, Signor Ministro, per esprimerle a viva voce le nostre considerazioni e le testimonianze che ci giungono direttamente. La preghiamo di ritenerci a Sua disposizione per qualsiasi forma di supporto che potrà dare la nostra rete di associazioni in Venezuela.
    Con gli auguri di buon lavoro Le trasmettiamo anche i nostri più cordiali saluti. Con stima,
    Franco Narducci
  • giornali italiani;
    PENSIONI SOSPESE PER GLI ITALIANI RIENTRATI DAL VENEZUELA: PORTA (PD) SCRIVE AL VICE MINISTRO GIRO (aise)
    “Non è giusto rimanere insensibili al dramma dei pensionati italiani rientrati in Italia dal Venezuela dopo una vita di duro lavoro e sacrifici ai quali da più di un anno il Paese sud americano ha sospeso il pagamento delle pensioni. Continuo a ricevere segnalazioni da persone anziane disperate perché non hanno i soldi per sopravvivere e perché l’Italia si rifiuta di riconoscere il loro stato e di concedere le prestazioni assistenziali”. Così Fabio Porta, deputato Pd eletto in Sud America, che, dopo aver presentato un’interrogazione parlamentare e contattato numerose autorità, annuncia oggi di aver scritto al vice ministro Mario Giro per “sollecitare una iniziativa del Governo”.
    Al vice ministro, spiega Porta, “ho spiegato nella mia lettera l’urgenza di un intervento risolutivo. L’ho innanzitutto ringraziato per essersi dimostrato molto sensibile al problema dei pensionati italiani residenti in Venezuela contribuendo con il Suo intervento in maniera determinante al ripristino del pagamento delle loro prestazioni non contributive (trattamento minimo e maggiorazioni sociali) con l’introduzione dell’utilizzo del cambio parallelo ai fini valutari. Gli ho chiesto quindi di valutare altresì l’opportunità di aiutare i nostri connazionali rientrati in Italia dal Venezuela che non sono molti, sono meno di 1.000”.
    “Cosa si può fare? Ho premesso – continua il deputato – di essere consapevole della difficoltà di convincere le autorità competenti venezuelane a ripristinare i pagamenti delle pensioni venezuelane all’estero (in tutto il mondo si calcola che siano quasi 25.000 le pensioni sospese) e così a rispettare anche i dettami della Convenzione bilaterale di sicurezza sociale stipulata con l’Italia (che prevede l’esportabilità delle prestazioni), ma ho sottolineato di ritenere giusto e necessario valutare l’opportunità di concedere ai titolari di pensione in convenzione con il Venezuela residenti in Italia che non percepiscono più il pro-rata venezuelano, un’eventuale integrazione al minimo sul pro-rata pensionistico italiano comprensivo delle maggiorazioni sociali, o l’assegno sociale se ne ricorrono i presupposti (visto che molti di loro non hanno alcun reddito), per consentire loro di percepire un reddito minimo di sopravvivenza”.
    Porta, quindi, sottolinea che “visto l’esiguo numero degli interessati i costi di un intervento statale sarebbero assolutamente sostenibili. Un ostacolo da superare è la condotta dell’Inps che continua a prendere in considerazione ai fini della concessione e del calcolo delle prestazioni non contributive il pro-rata venezuelano che sappiamo invece essere puramente teorico e non reale (nel senso che all’Inps risulta riconosciuto dal Venezuela ancorché non pagato). L’Inps – spiega il parlamentare – è al corrente della situazione ma applica un formalismo crudele, ancorché proceduralmente corretto (infatti le autorità consolari venezuelane in Italia sembra non vogliano attestare ufficialmente la sospensione dei pagamenti delle pensioni venezuelane in Italia). Basterebbe una “delibera” del Ministero del Lavoro o dello stesso Istituto previdenziale italiano che riconosca la situazione di fatto”.
    “In alternativa – ipotizza Porta – si potrebbe applicare il sistema del cambio parallelo, come è stato fatto per i pensionati italiani residenti in Venezuela, anche per le pensioni venezuelane (non) erogate in Italia in modo che gli importi delle stesse risultino più bassi per consentire così la concessione delle integrazioni e delle maggiorazioni sul pro-rata italiano”.
    Insomma, conclude, “se ci fosse la sensibilità e la volontà politica – peraltro già dimostrata dal Governo per i pensionati italiani in Venezuela – il problema sarebbe risolvibile efficacemente e rapidamente. Ora attendo una risposta positiva del vice ministro e comunque continuerò a monitorare il problema sensibilizzando tutte le autorità competenti”.
    NEL SILENZIO DEL MONDO, MUORE IL FUTURO DEL VENEZUELA
    di Diego Antolini
    Quando ho deciso di scrivere sulla situazione in Venezuela l’ho fatto in risposta a un appello di alcune persone che conosco a Caracas e che hanno denunciato il silenzio del mondo a un dramma che giorno dopo giorno si gonfiava come un cancro maligno.
    Anche la mia consapevolezza della gravita’ della situazione e’ cresciuta nel tempo, man mano che ricevevo notizie e immagini, quelle che pochi coraggiosi hanno deciso di divulgare.
    Ultimamente, pero’, mi trovo a scrivere sulle morti dei giovani che si oppongono alla dittatura di Maduro, e qualcosa dentro di me si ribella. Non mi e’ mai piaciuto raccontare di violenza perche’ l’informazione dovrebbe essere costruttiva, produrre sapere, suscitare interesse. Non e’ nel mio stile cercare la notizia nel sangue; semmai, cercare di evitare che, quel sangue, venga versato.
    E’ con questo spirito che mi metto di nuovo davanti al computer per commentare l’ennesimo necrologio, nella speranza che questo possa contribuire a sensibilizzare i governi internazionali perche; si decidano a intervenire per fermare quello che, senza esagerazioni o allarmismi, potrebbe sfociare in genocidio.
    Miguel Castillo Bracho, 27 anni, e’ morto nella clinica de Las Mercedes lo scorso 10 maggio. Anche lui, come tanti altri giovani, era impegnato nella protesta dell’opposizione al governo ed e’ un’altra vittima della repressione della polizia militare (GNB). Secondo il sindaco di Baruta, Gerrdo Blyde, Miguel avrebbe ricevuto una ferita al costato. Il ragazzo era il figlio di una funzionaria del comune di Baruta e iscritto all’universita’ San Ignacio de Loyola.
    Quest’ultimo dato mi fa pensare: degli ultimi due giovani rimasti uccisi di cui ho avuto notizia, entrambi erano giovani con una buona educazione e, presumibilmente, con una solida famiglia alle spalle. Sono stati entrambi vittime di “incidenti” fatali. Coincidenza? Se guardiamo alla storia dei movimenti totalitari vediamo che una linea comune da Stalin a Mao e’ stata sempre quella di colpire le “menti” di un paese che si voleva sottomettere alla dittatura, mentre la grande massa operaia era un problema relativo. Distruggere la classe borghese e’ fondamentale per togliere a quel paese la capacita’ di pensare, l’indipendenza intellettuale che e’ l’elemento base di ogni principio libertario. Che vi sia una lista di persone da colpire in maniera chirurgica? Io alle coincidenze non ho mai creduto e, anche se da un punto di vista umano la morte di una persona ha lo stesso livello di gravita’, da un punto di vista sociologico e politico esistono, purtroppo, le “morti strategiche”.
    Spero di sbagliarmi, come spero che presto la comunita’ internazionale decida di agire in maniera concreta nei cofronti di Maduro, a cominciare dal governo Statunitense che e’ la potenza territorialmente piu’ vicina e che spende miliardi di dollari ogni anni per “portare la democrazia” nei paesi esteri. Vorrei dire all’Amministrazione Trump che il sudamerica e’ piu vicino di Medio ed Estremo Oriente. Non sarebbe male, oggi, rimediare alla politica golpista degli anni 70-90 che gli USA hanno imposto negli stati sudamericani per paura di un dilagare del Comunismo. La lotta del Venezuela per mantenere la propria democrazia oggi e’ anche figlia di quegli anni.

L’appello del giornalista Avallone ieri a Vicino/lontano
Il racconto: in 400 vorrebbero rientrare ma non possono
di Maura Delle Case «Il Ve­ne­zue­la è uno degli Stati che più hanno aiu­ta­to il Friu­li. Prima ac­co­glien­do gli emi­gran­ti, poi in­vian­do im­por­tan­ti ri­sor­se per la ri­co­stru­zio­ne post sisma. Per fa­vo­re, non gi­ra­te oggi la testa dal­l’al­tra parte». L’ap­pel­lo è forte e chia­ro. E a fir­mar­lo, da­van­ti alla chie­sa di San Fran­ce­sco, spe­ran­do nei ri­flet­to­ri che in que­sti gior­ni sono stati ac­ce­si su vi­ci­no/lon­ta­no, è il gior­na­li­sta ve­ne­zue­la­no Vi­cen­te Aval­lo­ne. Qua­ran­ta­set­te anni al­l’a­na­gra­fe, ri­sie­de in Friu­li – a Mar­ti­gnac­co – da do­di­ci. Tanto che ormai friu­la­no quasi ci si sente, anche se il Ve­ne­zue­la gli è ri­ma­sto nel cuore oltre che nel Dna.​Ieri si è pre­sen­ta­to sul sa­gra­to di San Fran­ce­sco con il tri­co­lo­re mi­ran­di­no bene in vista. Di­ste­so sotto il gran­de mo­no­li­te di vi­ci­no/lon­ta­no per de­nun­cia­re una si­tua­zio­ne che è sì geo­gra­fi­ca­men­te lon­ta­na, ma che deve es­se­re per­ce­pi­ta come un’ur­gen­za in­ter­na­zio­na­le, una prio­ri­tà delle agen­de po­li­ti­che. Anche friul­giu­lia­ne.«Chie­do alla pre­si­den­te della Re­gio­ne, De­bo­ra Ser­rac­chia­ni, e al sin­da­co di Udine, Furio Hon­sell, di darci una mano – ha detto ieri Aval­lo­ne -. In Ve­ne­zue­la ci sono molti cor­re­gio­na­li che sono bloc­ca­ti, che vor­reb­be­ro rien­tra­re ma non ce la fanno. Sono circa 400 i friu­la­ni che si tro­va­no in que­ste con­di­zio­ni – ha ag­giun­to -, che de­vo­no fare i conti con la man­can­za di me­di­ci­ne, di cibo. Aiu­tia­mo­li». Aval­lo­ne sug­ge­ri­sce anche come. Cita il caso di un paese del sud Ita­lia che pro­prio in que­sti gior­ni si è ado­pe­ra­to per far rien­tra­re e dare ospi­ta­li­tà a un grup­po di ita­lia­ni bloc­ca­ti in Ve­ne­zue­la. «Per­ché non pos­sia­mo fare lo stes­so con i friu­la­ni?».In piaz­za ieri c’era lui, ma il mo­vi­men­to dei gior­na­li­sti ve­ne­zue­la­ni che in giro per l’Eu­ro­pa de­nun­cia lo stato di cose nel Paese è nu­tri­to. Ce ne sono in Ita­lia, in Spa­gna, Por­to­gal­lo, Fran­cia e oltre. «Il Ve­ne­zue­la è nel caos» rac­con­ta Aval­lo­ne che con il suo paese d’o­ri­gi­ne è co­stan­te­men­te in con­tat­to, la­vo­ra in­fat­ti per un’e­mit­ten­te che tra­smet­te da un pae­si­no sulle Ande e oggi si oc­cu­pa di sport. Basta un’oc­chia­ta al sito www.​la102.​com per ve­de­re il frut­to delle sue fatiche.​In que­sti gior­ni scri­ve di Giro d’I­ta­lia. Anche ieri. «Fac­cio sport ora per evi­ta­re di scri­ve­re cose sco­mo­de che pos­so­no por­ta­re alla chiu­su­ra del­l’e­mit­ten­te». Prima la­vo­ra­va per radio Ca­ra­cas. L’ul­ti­ma in­ter­vi­sta ri­sa­le al 2008. «Alla Bien­na­le in­ter­vi­stai Cha­vez. «Ma il go­ver­no alla radio ha messo il ba­va­glio», ag­giun­ge al­zan­do così che si veda bene sciar­pa tri­co­lo­re, ben di­ste­sa da­van­ti a sé con Ve­ne­zue­la scrit­to a testa in giù. Glie­lo fanno no­ta­re quan­do si mette in posa per una foto. Non è un er­ro­re però. Re­sti­tui­sce vo­lu­ta­men­te l’i­dea di un Paese sot­to­so­pra, vit­ti­ma del caos, in cui non c’è cibo, non far­ma­ci e in ospe­da­le sai opera con la luce dei te­le­fo­ni­ni. A farne le spese sono so­prat­tut­to i più de­bo­li. An­zia­ni, bam­bi­ni. Nel 2016 sono morti 11.466 bam­bi­ni tra 0 e un anno. Il 30% in più ri­spet­to al 2015. Lo ha reso noto l’ex mi­ni­stro alla sa­lu­te, An­to­nie­ta Ca­po­ra­le, su­bi­to de­sti­tui­ta dal pre­si­den­te Ni­co­las Ma­du­ro che non ac­cet­ta cri­ti­che al suo go­ver­no. Di nes­sun tipo. Chi parla ri­schia con la vita e per que­sto Aval­lo­ne sa che in Ve­ne­zue­la non tor­ne­rà. Non ora. Ma dalla Bat­ta­glia per un Ve­ne­zue­la li­be­ro non de­si­ste. Oggi la porta avan­ti dal Friu­li. «Per­ché non è giu­sto – con­clu­de – che il Ve­ne­zue­la ago­niz­zi a causa di una dit­ta­tu­ra che nem­me­no ha la di­gni­tà di ren­der noto il nu­me­ro dei morti che ha pro­vo­ca­to fino a qui».
Gianfranco Di Giacomantonio, giornalista:
Chi in Italia appoggia la dittatura del governo venezuelano credendo di sostenere un governo rivoluzionario di sinistra, contribuisce al massacro sistematico di giovani studenti che a mani nude stanno lottando per riportare la democrazia nel loro paese e lo stanno facendo nell’indifferenza del mondo. Non vi rendete complici di un governo che non e’ politico ne ha un’ideologia, la morte di Chavez ha accelerato la crisi di quella pittoresca visione del socialismo che portava con se consegnando il paese nelle mani di criminali che hanno rubato e dilapidato le immense risorse di cui questa grande nazione disponeva. Oggi il Venezuela vive una crisi umanitaria dalle proporzioni smisurate e circa trentaquattro milioni di venezuelani di cui due milioni italo venezuelani stanno soffrendo la fame, non hanno medicine ne’ assistenza medica, vivono sequestrati in casa perché’ la delinquenza spadroneggia nelle città’ e nelle periferie, non possono esprimere le proprie opinioni, non possono votare perché il “governo” ha sospeso a tempo indefinito qualsiasi consultazione elettorale, non possono lasciare il paese. Questa non e’ la rivolta di una classe borghese che vede intaccati i propri privilegi, in piazza ci sono gli studenti, gli operai, i pensionati, gli imprenditori, tutti insieme a pretendere che vengano ripristinati i diritti costituzionali. NON LASCIAMOLI SOLI …SOS VENEZUELA. EL PUEBLO NO ES MADURO.

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