L’Europa che vogliamo

L’Europa che vogliamo

CONVEGNO AICCRE PUGLIA- BARI, FIERA DEL LEVANTE, “ EUROPA: LE NUOVE SFIDE” INTERVENTO DEL M° DOTT.SSA MARA MONOPOLI VICEPRESIDENTE PD PUGLIA


Segno e simbolica coincidenza, oggi che discutiamo delle nuove sfide per l’ Europa, il quotidiano “ la Repubblica” , nel suo inserto culturale “ Robinson”, celebra i 40 anni dalla scomparsa della grande Maria Callas ( New York, 2 dicembre 1923 – Parigi, 16 settembre 1977).
Al di là dei ruoli politici e di rappresentanza da me ricoperti nel tempo, la mia vita d’arte e d’amore è da sempre dedicata al Melodramma, radice culturale profonda d’Europa che affonda le sue origini nell’amata Grecia e deve alla grande Artista greca Maria Callas, la sua rinascita.
Ascoltare la voce di Maria Callas, è stato sempre ed è per me, ogni volta, evocare qualcosa di infinito, in grado di liberare le emozioni dell’ anima e, dunque , la Vita stessa, nonché di illuminare di senso vibrante e di una luce rivelatrice e meravigliosa, arie liriche e teatri d’opera che costellano la nostra Europa!
Ma da dove ripartire perché oggi rinasca a nuova vita l’Europa?

Ancora una volta è una forte sequenza cinematografica della Medea pasoliniana – Maria Callas – a darmi un segno.

Medea-Callas si aggira disperatamente mentre osserva che tutte le cose che avevano avuto per lei un significato grande, profondo, vitale, non rispondono più al suo sguardo, sono cose senza più senso, che più non riconosce,in un vuoto che le appare incolmabile.
Quasi in uno stato di trance e di angoscioso smarrimento,invoca:
“….Ah, parlami terra …..fammi sentire la tua voce ! …… Non ricordo più la tua voce!…. Parlami, sole!….dov’è il punto in cui posso ascoltare la vostra voce? Parlami, terra! Parlami, sole!… Forse vi state perdendo per non tornare più?…. Non sento più quello che dite! ….Dove sei terra? Dove ti ritrovo? Dov’è il legame che ti legava al sole? Tocco la terra con i piedi e non la riconosco, guardo il sole con gli occhi e non lo riconosco….. “
Ed ammonisce:
“ ….Questo luogo sprofonderà perché è senza sostegno! …. Voi non cercate il centro!Non segnate il centro!….No! Cercate un albero ….un palo ……..una pietra!”

Anche Noi Europei, ci siamo smarriti?
Anche Noi non cerchiamo e segniamo il centro?
Anche Noi abbiamo perso il contatto con la nostra essenza?
Anche Noi stiamo affrontando una crisi epocale senza porci domande fondamentali, appunto, di senso?

E qual è la nostra essenza, la nostra condizione originaria, per citare Albert Camus , se non la nostra mediterraneità?

Qual è il nostro centro se non l’Umanesimo Mediterraneo la cui culla è, appunto, la Grecia? Culla dell’Arte di Maria Callas e di coloro che hanno capito, che hanno posto al centro l’Uomo, la Persona Umana, la conoscenza di se stessi e l’idea di Amore non come possesso di cose già pronte per essere usate e consumate, ma come partecipazione alla generazione della bellezza e al suo divenire, come nel “Simposio” di Platone, la profetessa Diotìma di Mantinèa rivelò a Socrate.

Partecipiamo al generare e al divenire di nuove cose in Europa, mettiamoci, dunque, all’ “Opera”!

Ma prima, qual è la domanda fondamentale e di senso che stiamo eludendo?

Ha a che fare certamente con quella Lettera sulla felicità giusta (Lettera a Menèceo), ovvero sull’intelligenza delle cose, che un filosofo greco nostro amico,Epicuro, da secoli ci raccomanda di meditare, purtroppo inascoltato.
La radice indoeuropea della parola felìcitas è fe e indica,appunto, tutto ciò che è fecondo!
Si è celebrata la Felicità e la si è codificata nelle Dichiarazioni dei Diritti (America 1776 – Europa 1789), si definisce un nuovo PIL della felicità, la si canta ancora negli Inni ( Inno Europeo alla Gioia!) con l’amore e la fratellanza, per non praticare, però, affatto, né solidarietà, né tanto meno fratellanza, quando un Paese e un Popolo, come è pure accaduto con il popolo greco o come accade con l’ Italia nella drammatica gestione del fenomeno dei migranti, soffrono o sono in grande difficoltà.

La tecnica, la scienza e certamente i mercati finanziari senza volto con i loro diktat, non hanno rassicurato per nulla l’Uomo sul suo presente e sul suo futuro, anzi, non vi è mai stata tanta incertezza, confusione, ingiustizia, tanta violenza verso Noi stessi ed il Creato. Forse,non vi è mai stata tanta infelicità!

Pochi hanno il coraggio intellettuale della verità; la politica nel suo dispiegarsi non ne è, come dovrebbe essere, l’espressione.

Non è questa la civiltà sognata dagli uomini che vollero riconoscere il diritto universale di tutti gli esseri umani ad una Felicità giusta nella Dichiarazione di Indipendenza Americana nel 1776, codificandolo nella nostra Europa con la Rivoluzione Francese e la Dichiarazione dei Diritti del 1789.
“Non è la felicità che conta? Non è per la felicità che si fa la rivoluzione?” (Pier Paolo Pasolini)
Ciò è ancora più vero all’alba del XXI secolo, di fronte all’esplodere di nuove povertà, alla incombente scarsità di risorse, alle aggressioni continue alla Natura, ad egoismi, paure, diffidenze e razzismi laceranti, di disastrosi separatismi, folli e minacciate guerre mondiali.
Quale Felicità è possibile se non vi è giustizia nella distribuzione delle ricchezze e nell’uguale accesso all’ educazione di alta qualità?
Quale possibile libertà vi è di realizzare se stessi, le proprie autentiche vocazioni personali e persino territoriali?
Quale possibile fratellanza e solidarietà possono sviluppare i popoli se non si ristabilisce la centralità di tutto ciò, se non si riporta LA PERSONA AL CENTRO DI OGNI PROGETTO POLITICO, se non si riparte da un NUOVO UMANESIMO NEL CUORE DEL PROGETTO POLITICO EUROPEO ?
Questa dimensione simbolica, utopica ma più che mai invocata oggi nella sua traduzione concreta e quotidiana dagli uomini, dalle donne e soprattutto dai giovani del nostro tempo – invocazione di pace, di giustizia sociale, di cooperazione, di bene comune, di solidarietà, di bellezza – natura e cultura – di bontà e di speranza – non può più essere ricacciata nella sola esecuzione, peraltro rara e trascurata, dei nostri Inni Nazionale ed Europeo.
“Fratelli d’Italia! …..Raccolgaci un’unica bandiera, una speme… Uniamoci, Amiamoci, l’Unione e l’Amore rivelano ai popoli le vie del Signore!” , scriveva Novaro nell’Inno di Mameli.
E Schiller, nell’Inno alla Gioia di Beethoven, Inno d’Europa:
“Gioia, bella scintilla divina….tutti gli uomini diventano fratelli dove la tua ala soave freme…. Gioia bevano tutti i viventi dai seni della Natura…….Abbracciatevi, moltitudini! “
Gli Inni ci ricordano che “l’altro” è nostro fratello; la Natura è a noi Madre.
Il terribile torto e tradimento che potremmo farea uomini di immensa statura morale e politica come Altiero Spinelli, al cui “ Premio celebrativo: Parliamo d’ Europa, l’ AICCRE partecipa” , indomito e lucido visionario che concepì il “Manifesto per un’Europa libera ed unita” , addirittura in tempi in cui gli europei stavano combattendo una guerra fratricida e sanguinosa ed in cui la luce di nuovi giorni di pace certamente appariva molto lontana, è di comunicare ai Popoli Europei del nostro tempo, l’IMMAGINE DI UN’EUROPA NON PIÙ PATRIA NÉ CASA COMUNE DI NOI TUTTI MA, PIUTTOSTO, DI UN’EUROPA MATRIGNA ALGIDA ED INSENSIBILE.
Dovrebbe invece soccorrerci, anche in questo caso, la suggestione della bellissima descrizione metastasiana della Patria-Madre (“Attilio Regolo” 1740- Roma, Teatro Alibert, 1799 – Repubblica Romana).
Così i versi di Metastasio:
“La Patria è un tutto di cui siam parti. l cittadino è fallo considerar se stesso separato da Lei….. Ella il produsse, l’educò, lo nutrì; con le sue leggi dagl’insulti domestici il difende, dagli esterni con l’armi; Ella gli presta nome, grado ed onor: ne premia il merto;….
E’ Madre amante, a fabbricar s’affanna la sua felicità, per quanto lice al destin de’ mortali esser felice”.
L’immagine simbolica di un’EUROPA, PATRIA-MADRE e non Matrigna distante, che si prende cura dei suoi cittadini, attenta alle loro autentiche esigenze, alle loro vere domande, è potente e certamente guarda all’avvenire di un mondo irreversibilmente globale che sta pagando e sempre più pagherà in termini umani ed ambientali dei prezzi altissimi per uno sviluppo quantitativo disordinato, irrazionale e non sostenibile.

La partita del Futuro perciò si giocherà tra “luoghi-sistema affettivi” attraenti e ricchi di intensa Umanità, narrazioni, godibilità della Natura e del Patrimonio di Arte e Cultura, mobilità, accoglienza, vivacità, idee, ricerca, tradizioni,originalità e capacità di innovazione nella produzione.
La scommessa che gioca l’Europa sul piano globale, riguarda cosa il “vecchio continente” può dire ancora di universale alla contemporaneità, non imitando modelli e ricette altrui, bensì, esprimendo la propria cultura plurale, la propria creatività, i propri valori.
Uno dei traguardi ambiziosi della stessa STRATEGIA EUROPE 2020 è infatti quello di fare dell’Unione Europea una vera società leader in ambito globale attraverso un piano per la crescita su base culturale, ambientale e creativa .
L’Unione Europea non uscirà dalla crisi né tantomeno renderà attraente il volto del nostro Continente soltanto sorvegliando, punendo, tagliando! Occorrono sempre più investimenti finalizzati alla crescita, all’occupazione ed alla coesione sociale e culturale dei cittadini europei, sulla base di nuovi valori etici attenti al Bene Comune Europeo ed ai Beni Comuni (materiali, immateriali, naturali) in un’ottica di gestione partecipata, democratica e collettiva.
L’EUROPA, soprattutto con la sua ANIMA MEDITERRANEA E MATERNA, potrebbe rappresentare per l’Umanità, in questa sfida rigenerante di qualità multidimensionale, uno straordinario luogo-sistema affettivo, attraente e creativo per eccellenza!
Intanto, è necessario, prima di tutto, non perdere la consapevolezza di essere EUROPEI-MEDITERRANEI, un’UNICA COMUNITÀ EURO-MEDITERRANEA DI DESTINO e che da solo nessuno può farcela.
Stiamo, però, ancora eludendo il cuore della questione.
Lo ha messo bene in evidenza, sempre su “ la Repubblica” del 25 giugno 2017, Eugenio Scalfari :
“ …affinché il popolo si componga di cittadini occorre che vi sia uno Stato democratico, gestore del governo e depositario degli interessi generali. Esiste uno Stato europeo di questo tipo? No, non esiste.C’è una confederazione composta dai 27 Stati e da un parlamento composto da delegati eletti in ciascuna delle 27 nazioni in proporzione alla loro popolazione, all’estensione del loro territorio e alla misura del reddito nazionale. Infine esiste la Commissione europea i cui membri sono indicati dai 27 Paesi con l’approvazione del parlamento.

Questo è tutto.
I cittadini? Eleggono la loro quota di parlamentari europei, possono circolare liberamente in tutti i Paesi dell’Unione esibendo un documento d’identità. In questo modo sono effettivamente cittadini europei? Direi assolutamente no. Per essere cittadini ci vuole l’esistenza di uno Stato. Ai tempi nostri e in Occidente, quello Stato dev’essere democratico, cioè i suoi dirigenti devono essere eletti dai cittadini o dal Parlamento eletto dai cittadini medesimi. Ma uno Stato europeo è ben lungi dall’esistere. Questo è anzi il punto centrale e su di esso credo debba misurarsi…
Come diceva Spinelli e come dissero molto prima Mazzini e Garibaldi: o si fa l’Europa o si muore! Il resto sono giochi da bambini…“

Il Sogno degli STATI UNITI D’ EUROPA, che ha le sue radici nell’alta ispirazione dei Padri Fondatori e nel Manifesto di Ventotene, declinato nei suoi principali passaggi:
a)nascita d’un governo unitario europeo con un bilancio comune;
b)un debito pubblico sovrano comune;
c) una politica economica, estera e di difesa comuni;
d) un sistema bancario ed una Banca centrale con i poteri di tutte le Banche centrali dei Paesi Sovrani;
e) l’elezione del Presidente dell’Europa con il voto diretto dell’intero Popolo Europeo;
f) statuto dei partiti politici a livello europeo;
può aiutarci pure ad uscire dalle possibili trappole di un dibattito locale spesso schiacciato su se stesso, incapace di cogliere il rapporto tra le problematiche dei territori ed il valore della costruzione di nuove forme di cooperazione in termini progettuali e gestionali attraverso l’utilizzo efficace delle risorse europee messe a disposizione, spesso male o per niente utilizzate, per risolvere problemi e raggiungere obiettivi comuni in termini di macroaree regionali, come la nuova Macroregione Adriatico Ionica, architrave del Mediterraneo, di cui la Puglia è significativa parte.
L’ EUROPA CHE VOGLIAMOnon è matrigna algida ed insensibile alle domande ed ai bisogni dei Popoli Europei , soprattutto di coloro che sono più esposti ai contraccolpi di una crisi epocale, né l’Europa ostaggio dei diktat implacabili di mercati finanziari senza volto, che provocano reazioni dalle conseguenze disastrose come quella di chi propone l’uscita dall’Euro, poiché del tutto incompatibile con i valori di una Europa Madre-Patria che oggi più che mai ha come assoluta priorità quella di mettere i suoi “Cittadini” nel cuore del progetto politico europeo attraverso i seguenti principali obiettivi:
1) creare occupazione e salario minimo nei Paesi in cui non è ancora riconosciuto;
2) far ripartire l’economia;
3) porre il settore finanziario al servizio del cittadino e dell’economia reale;
4) non lasciare nessun cittadino europeo indietro;
5) promuovere la piena uguaglianza e i diritti delle donne;
6)unire le diversita’;
7) garantire una vita sana e sicura per tutti;
8)affermare maggiore democrazia e partecipazione , individuare strumenti di partecipazione democratica deliberativa nella costruzione delle decisioni fondamentali che riguardano in modo incisivo la vita delle persone ed il bene comune dai territori a Bruxelles;
9) proteggere la natura e le risorse naturali;
10) sostenere il modo di vivere europeo ed il ruolo dell’Europa nel mondo.
Tutto ciò dovrà avvenire per impedire che una tempesta perfetta alimentata da venti di rabbia, disillusione, sofferenza ed agitata strumentalmente da facili radicalismi populisti, travolga i nostri orizzonti, spazzando via speranze di rinascita e di futuro e mettendo pericolosamente in crisi qualcosa di fondamentale: le ragioni stesse della nostra co-esistenza, del nostro essere insieme Cittadini Italiani Europei.
Stiamo insieme nelle nostre Comunità e così in Europa, per essere più forti, per affrontare i momenti del bisogno e della fragilità senza sentirci soli, per vincere le sfide di una competizione sempre più globale; ma questa forza, questa solidarietà, questa capacità competitiva non producono spesso ancora effetti concreti e tangibili nella vita delle persone, i cui bisogni e le principali esigenze di vita sono disattesi con effetti sempre più drammatici in termini umani, sociali ed economici.
Il rischio serissimo che corriamo ha a che fare con questo possibile smarrimento di senso della nostro sentimento di Cittadinanza se l’Europa e così le nostre Istituzioni Locali continueranno a rappresentare per la maggior parte addirittura la causa principale e non certo la soluzione ai problemi di ciascuno, quale conseguenza di scelte politiche di fondo egoistiche e sbagliate e di classi dirigenti politiche ed amministrative inadeguate o corrotte.
Ed allora DOBBIAMO RIPARTIRE dalle nostre Città, dai Consigli Comunali e DA TUTTI I POSSIBILI LUOGHI DI CONFRONTO PUBBLICO, per discutere dell’ Europa che vogliamo coinvolgendo in modo aperto e permanente i Cittadini, il mondo della Scuola, le organizzazioni della Società Civile.
DOBBIAMO STIMOLARE UNA GRANDE PARTECIPAZIONE POPOLARE ED UN CONFRONTO FRANCO ED APERTO che faccia giungere alle Istituzioni Europee ed a quelle Locali la voce di chi, oggi più che mai, da cittadino italiano europeo chiede all’Europa di realizzare progetti a partire dai propri territori, dalle proprie comunità, vicini ai bisogni delle persone, fatti dalle persone, dai giovani e dalle donne, dal tessuto imprenditoriale, capaci di creare davvero lavoro e benessere immediato senza scoraggianti e complicati meccanismi burocratici.

Dunque,” O SI FA L’ EUROPA, O SI MUORE!”
Le eroine del melodramma spesso, sapete, cantano arie della follia, caratterizzate da acrobatici virtuosismi.
Questa follia nasce dall’assoluta impossibilità di risolvere un insostenibile conflitto esistenziale ed affettivo.
La lacerazione è tale che altro non si può fare che uscire di senno.
Una della arie più struggenti di follia, è quella di Elvira, da I Puritani di Vincenzo Bellini , interpretata in modo incomparabile da Maria Callas.
….Ah! Rendetemi la speme.
O lasciatemi morir…..

Si’, la Speranza che, però, senza l’ impegno di ciascuno di Noi, non può produrre risultati visibili, lasciando tutto nella vaga attesa di novità senza l’ assunzione di responsabilità di ciascuno nel determinarle concretamente.
La follia di Elvira è però temporanea.

Quando conosce dall’amato Arturo la verità sulle ragioni del suo simulato abbandono, il senno le torna.

In modo analogo, credo che un’ operazione di verità su noi stessi e sul nostro comune destino di Europei- Mediterranei , ci consentirà di superare impazzimenti e lacerazioni determinati dalla incapacità di decidere (la parola crisi deriva infatti dal greco krino, che invece significa decidere, scegliere!) e di uscire finalmente dall’attuale pericolosa paralisi, attraverso scelte coraggiose attuate mediante la piena assunzione di responsabilità di chi deve compierle attraverso un agire animato da una progettualità di ampio respiro, capace di visioni, orizzonti e ritrovate nobili altezze.

E’ senz’ altro questo il peggior limite del populismo dilagante: proporre soluzioni immediate che non tengono conto delle conseguenze a lungo termine. Ad esempio, sarebbe tragico e miope compiere scelte in materia di governo del fenomeno migranti, senza comprendere che c’e’ l’ Africa, il continente più giovane,nel nostro futuro! I Paesi Europei devono diventare capofila del movimento migratorio, riducendo le disuguaglianze ed aumentando l’ integrazione.

Avendo imparato molto dalla democrazia della musica, sogno una Primavera Euro-Mediterranea sempre più giocata in una dimensione corale ed orchestrale – l’armonia nella molteplicità delle voci; parti diverse ri-composte nella medesima partitura – e nella capacità della qualità dell’ascolto.
E’ il significato stesso del mito di Europa, mito greco, e del motto dell’Unione Europea, Uniti nella diversità.

A ben vedere, è il nostro Sogno, la nostra grande Sfida, quella degli Stati Uniti d’Europa, un’ Europa dei Giovani il cui Inno al vivere è quello alla Gioia, Inno Europeo.
Il senso è, appunto, impegnarci nella “elaborazione di una meravigliosa partitura comune”, in Italia, in Europa.

L’ Inno Europeo, Inno alla gioia, adattamento dell’ultimo movimento della Nona Sinfonia di Beethoven, su testo del poeta Friedrich von Schiller , che dovremmo in ogni occasione insieme cantare, rappresenta un Invito alla Fratellanza Universale, dunque, alla Pace, nel 2012 Premio Nobel riconosciuto all’Unione Europea.

La Musica, soprattutto, come impulso creativo, ci sprona a vivere superando la rassegnazione per esplorare quanto ancora non abbiamo realizzato, innovando.
E che cosa è l’innovazione se non, come diceva Oscar Wilde, la verifica delle utopie? Ovvero, ciò che non abbiamo realizzato e possiamo ancora realizzare.

Il Canto di Orfeo ha sfidato gli Inferi , Noi , con il nostro Canto Corale, possiamo sconfiggere ogni sentimento di morte facendo rivivere il Sogno degli Stati Uniti d’Europa, Madre-Patria “una ed unita” della Primavera dei Diritti, quei Diritti dell’ Uomo di cui dobbiamo tornare ad avere passione battendoci sia per le condizioni di vita e di lavoro degli italiani-europei che per la dignità degli immigrati, per un nuovo civismo, per una società cooperante e solidale dei beni e del bene comune, ideale sempre giovane di un luogo-sistema affettivo ed attraente in cui Inno alla Gioia è il vivere!

Scriveva il tedesco Nietzsche (ne La nascita della tragedia)

”…..Si trasformi l ’Inno alla Gioia di Beethoven – è il nostro Inno d’Europa – in un quadro……..: così ci si potrà avvicinare al dionisiaco.
Dio dall’aspetto di toro, Dioniso è figlio di una mortale e di un immortale, di Semèle e di Zeus.
Anche Europa, principessa mortale, nell’incontro con il dio-Toro, Zeus, genera le radici più remote della cultura europea, generata,dunque,dall’incontro dell’umano con il divino.

Cultura che è Anima per l’Europa, nostra ragione e sostanza di essere e di esistere.

Come è stato ben affermato, lo spazio culturale del continente europeo è sempre stato più ampio di quello politico ed economico. Alla base dell’ identità europea c’ è un lungo dialogo tra letterature, filosofie, opere musicali e teatrali.

L’Opera, in particolare, rappresenta la straordinaria dimensione simbolica affettiva e corale dell’unità di espressione nel differente e molteplice contesto di apporti che stupiscono ed appassionano i più giovani ( il canto, la recitazione, l’esecuzione musicale, la scenografia, la danza, la regia) nonchè evocatrice della potenza comunicativa verso la contemporaneità, al tempo della globalizzazione, di un valore culturale unico, originale, europeo , che è anche prodotto e marchio di eccellenza artistica, capace di conquistare il cuore del mondo.
Ancora oggi, dunque, l’Opera, radice culturale comune europea, può costituire un efficace canale espressivo per raccontare , il Progetto Europeo quale realizzazione, attraverso la condivisione delle culture, della unione dei popoli, la contemporaneità, la modernità, i nuovi conflitti e problemi sociali, il rapporto con la globalizzazione, avvicinando, così, anche il pubblico dei più giovani.
L’Europa è nata come progetto che aveva alla sua base un sogno, un pensiero, un’ idea, un’emozione, la visione di un destino comune che oggi è soprattutto un destino costruito e scelto anche sul piano della stessa identità europea vissuta come identità plurale.
Dovrebbe essere come in una orchestra in cui i diversi strumenti (legni, fiati, timpani) dialogano suonando parti diverse tra loro. Qualche strumento entra prima, qualche altro dopo; ma tutti, proprio nella loro specificità, concorrono ad eseguire con potenza e bellezza la stessa sinfonia, la stessa musica ricca dei diversi timbri, unica, inconfondibile.
E’ la musica dei tanti Territori, a partire da quelli dell’ Europa del Mediterraneo, quali luoghi in cui effettivamente si forma il consenso sul progetto europeo e si rafforza il sentimento di cittadinanza.
Esplorare il nuovo senso sociale che la Musica oggi può avere, può contribuire ad intonarci esprimendo senso sociale naturalmente condiviso per poter rigenerare ogni contesto dato.

Occorre creare occasioni di incontro , di socializzazione e di intonazione reciproca, proprio allo scopo di costruire una cultura universale che ponga al centro i valori della Cooperazione, anche tra le diverse generazioni, di un Nuovo Umanesimo e della Pace.

A che punto è la notte, neanche la luna può dirlo.
La notte, anche la più inquietante, notte d’angoscia e di smarrimento, bisogna con coraggio attraversarla fino in fondo e, tra gli argentei bagliori lunari, provare a vedere più lontano e in profondità, lì dove è possibile leggere tracce di futuro, svelare tesori, rivelaresenso e valori, scorgere il principio dell’alba di ogni rinascita che è rinascita d’amore e fioritura del cuore.
Occorre parlare al cuore dei cittadini europei, preoccupati e tartassati; ai milioni di giovani e donne precarizzati o disoccupati.
Devono, dobbiamo comprendere il perché delle scelte in atto e per quali obbiettivi concreti ed in nome di quali orizzonti ideali esse sono compiute.

La dimensione affettiva ha a che fare con le radici profonde del nostro agire, senza di essa, che è anche dimensione simbolica, l’Europa non emoziona, non ci da l’energia che ci occorre, non motiva l’adesione e l’agire comune.
C’è bisogno di protagonismo politico, di partecipazione attiva ed emotiva nel rilancio del Progetto Europeo.
Già nel documento finale dell’ottobre 2009, il Forum Nazionale dei Giovani, riconosciuto con la legge n. 311 del 2004 dal Parlamento Italiano e membro del Forum Europeo della Gioventù, ha proposto di realizzare un “Punto d’Incontro o Sportello Europeo” in ogni Città italianaper rendere tangibile a ciascuno l’essere parte della realtà europea, sentendola vicina e conoscendone maggiormente le opportunità di crescita formativa e professionale, ad esempio, in materia di “ Erasmus universale”, nella cui progettualità ed attuazione dovrebbero essere maggiormente coinvolti proprio i principali attori sociali, istituzionali ed economici territoriali con quelli di governo regionali e nazionali.
Facciamolo sempre più qui, nel Mezzogiorno ed ora!
Per tanti giovani del Sud, l’Europa è sempre un altrove, sempre lontano, a Nord, sempre domani!
E’ un modo possibile per formare un consenso largo e diffuso al Progetto Europeo che sia non soltanto quello delle elites!
L’ Europa dei Cittadini deve ripartire dai giovani e dai territori dove essi vivono!
Concludo ricordando che il 2018 è l’ ANNO EUROPEO DEL PATRIMONIO CULTURALE e come indica la “ CONVENZIONE DI FARO” – (STCE n°199) , in vigore dal 1° Giugno 2011- che prende il nome dalla località portoghese, Faro, dove il 27 ottobre 2005 si è tenuto l’incontro di apertura alla firma degli Stati membri del Consiglio d’Europa e all’adesione dell’Unione Europea e degli Stati non membri – è di fondamentale importanza il valore dell’eredità culturale per la nostra società.
L’ Opera lirica certamente rappresenta per l’ Europa un aspetto prezioso e originale di tale patrimonio ed eredità culturale, la cui consapevolezza, legata alla partecipazione attiva e responsabile dei cittadini e delle comunità, può contribuire al rafforzamento del sentimento di cittadinanza dei popoli europei, contribuendo al benessere ed alla qualità della loro vita.
La Convenzione di Faro accorda le politiche di valorizzazione europee su uno spartito che tiene conto dei processi in atto di democratizzazione della cultura e di open government e all’art. 2 definisce “comunità di eredità” “insiemi di persone che attribuiscono valore a degli aspetti specifici dell’eredità culturale, che desiderano, nell’ambito di un’azione pubblica, sostenere e trasmettere alle generazioni future”.
Occorre, dunque, rafforzare il sentimento di appartenenza all’Unione Europea nei cittadini europei, in particolare nei giovani, basato soprattutto sui valori e sugli elementi comuni della storia e del patrimonio culturale europeo.
In tal senso, in ogni Comunità Locale, i giovani, in particolare, potranno essere stimolati ad individuare nel proprio patrimonio culturale territoriale quei beni e valori materiali ed immateriali che, costituendo reti tematiche e di siti nazionali e trasnazionali, ben sarebbero pure candidabili all’acquisizione del nuovo “MARCHIO DEL PATRIMONIO EUROPEO”.

M° DOTT.SSA MARA MONOPOLI
VICEPRESIDENTE PD PUGLIA

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