Archivio mensileAprile 2019

Finanziamenti pubblici percepiti

RENDICONTO dei finanziamenti pubblici percepiti dall’Aitef Onlus Federazione Sardegna – Legge n. 124/2017
Da pubblicare sul sito istituzionale entro il 28 febbraio di ogni anno (per i contributi pubblici percepiti nell’anno precedente)
AITEF Sardegna codice fiscale n. 92011410922

DATA INCASSO al 31 dicembre 2018
SOMMA INCASSATA 71000 euro
NOMINATIVO SOGGETTO EROGATORE Regione Sardegna Assessorato Lavoro
CAUSALE Progetti e Attività Culturali per gli emigrati all’estesro

Comunicato stampa 13.02.2019


INVITO
Il progetto “Formazione e assistenza alla creazione di impresa sociale per giovani immigrate”, finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Gioventù e del servizio civile nazionale, e sostenuto da Aitef Onlus e Rahama Onlus, è nella sua fase conclusiva.
Nato nel 2016, il progetto, in tre anni di ricerca, lavoro e sviluppo, muovendo le basi dall’Atlante dei fabbisogni della Regione Puglia e da continui e costanti contatti con i distretti socio-sanitari, i centri per l’impiego, i consultori, le parrocchie delle province di Bari e Bat, ha visto la realizzazione di quattro seminari che si sono tenuti a Bari, Modugno e San Ferdinando di Puglia. A seguito dei seminari previsti dal progetto, utili per stabilire validi contatti col territorio e con tutti i soggetti interessati (associazioni, immigrate, ecc.), la Rahma Onlus e l’Aitef Onlus hanno potuto organizzare i corsi di formazione nelle città di Bari e Barletta mentre a Spinazzola il corso è stato tenuto in videoconferenza. L’esperto corpo docente dei corsi, ai quali hanno partecipato giovani donne immigrate, ha elaborato preziose lezioni su numerose materie come Controllo e gestione di impresa, Informatica, Marketing e Comunicazione ecc.
Giunto alle sue battute finali, il progetto trova il suo ultimo e definitivo step nella costituzione di imprese o cooperative sociali.
Il 26 febbraio 2019, alle ore 10:30, in via Marco Partipilo n. 61, a Bari, si terrà il seminario di chiusura, nel quale verranno illustrate le attività svolte e saranno presentate le suddette imprese e/o cooperative sociali costituite.
Il progetto aspira a contribuire alla compensazione del dislivello tra l’offerta di strutture e servizi dedicati all’infanzia e l’offerta di strutture e servizi dedicate a disabili e anziani, aiutando contemporaneamente la popolazione residente nelle province di Bari e BAT di giovani donne immigrate tra i 18 e i 35 anni. Attraverso il sostegno alla creazione di imprese e cooperative sociali si vogliono aiutare le giovani donne immigrate a un inserimento lavorativo regolare, garantendo una stabilità professionale attraverso fondi e strumenti offerti dalla UE e dalla Regione Puglia, messi a disposizione per l’imprenditoria femminile e lo start-up. Le cooperative e/o imprese sociali costituite si occuperanno in special modo dei servizi di supporto ad anziani e disabili, aiutando a colmare la carenza dell’offerta pubblica saldando le maglie di un tessuto sociale troppo spesso dimenticato.

Interverranno all’incontro:

  • Giuseppe Abbati, presidente Aitef Onlus
  • Said Amori, presidente Rahma Onlus
  • Fabio Spilotros, coordinatore del progetto
  • Giuseppe Acquafredda, esperto economico-sociale
  • Pierluigi Introna, vicesindaco di Bari

Convegno Napoli

Macroregione del Mediterraneo. Un sogno!
“LA NUOVA EUROPA e il premio Spinelli”

CONVEGNO DI NAPOLI

Sogniamo la Macroregione? No! Chiediamo che si faccia immediatamente! GRIDIAMO che abbiamo atteso troppo.Molti dormono! Sono ciechi, non vedono che siamo fermi.
La macroregione Alpina è stata realizzata in due anni, noi aspettiamo da sei anni.
Sono troppi, non possiamo indugiare; chiediamo alle Istituzioni di agire e sollecitare la nascita della macroregione del Mediterraneo che sposterà il baricentro verso il Sudper aiutarlo ad uscire dalla crisi, dalle discriminazioni, dai soprusi…indispensabile anche per ridurre l’immigrazione. Ricostruiamo i passi salienti:
già nel 2010 “la dichiarazione di Palermo”,“Uniti dal Mediterraneo”, sottoscritta da 20 Paesi,cioè: Algeria, Arabia Saudita, Bulgaria, Cipro, Croazia, Egitto, Francia, Giordania, Israele, Italia, Libano, Libia, Malta, Marocco, Palestina, Romania, Siria, Spagna, Tunisia, Turchia e insieme ai rappresentanti della Lega Araba e i rappresentanti della Commissione Ue, del Comitato delle Regioni, del Crpm (Conferenza delle regioni marittime);
nel 2011 le Commissioni del PE:Esteri, Sviluppo regionale, Cultura e Istruzione (del 2.3.2012 molto interessanti i suggerimenti);
infine, la risoluzione del Parlamento Europeo del giugno del 2012.
Molto interessante il parere del C.E.S.E “La macrostrategia per il Mediterraneo (suddivisa in due strategie subregionali, una per il Mediterraneo orientale e l’altra per quello occidentale) deve puntare a trasformare la regione in uno spazio veramente all’avanguardia in termini di scambi commerciali, turismo, civiltà, idee, innovazione, ricerca e istruzione, convertendola in una regione di pace ai fini dello sviluppo e della prosperità sociale…”
Il Parlamento europeo (il 3 luglio 2013) suggerisce alla Commissione di coordinare un processo di riflessione e di concertazione per le strategie macroregionali future, individuando ed elaborando una “mappa previsionale delle macroregioni europee”, frutto di un’ampia concertazione con le regioni e gli Stati membri interessati, priva di carattere vincolante e che potrà evolvere in funzione delle dinamiche locali. Con riferimento all’area mediterranea, il Parlamento europeo sollecita la Commissione ad agire per l’attuazione di strategia macroregionale specifica, basandosi sull’esperienza, sulle risorse esistenti e sui risultati raggiunti dalle organizzazioni regionali esistenti ed associando i paesi terzi e le regioni interessati fin dalla fase di definizione della strategia, utilizzando a tale scopo lo strumento finanziario di vicinato e di partenariato. Ad avviso del Parlamento europeo, nell’area del Mediterraneo sono individuabili tre specifiche strategie macroregionali – Mediterraneo occidentale, Iniziativa adriatico-ionica e Mediterraneo orientale – e i principali interventi dovrebbero essere mirati alla cooperazione su progetti specifici e comprendere le reti energetiche, la cooperazione scientifica e l’innovazione, le reti per la cultura, l’istruzione e la formazione, il turismo, il commercio, la tutela ambientale, il trasporto marittimo sostenibile, la sicurezza marittima e la protezione dell’ambiente marino dall’inquinamento, dal sovrasfruttamento e dalla pesca illegale, attraverso la creazione di una rete integrata di sistemi di informazione e sorveglianza per le attività marittime, il rafforzamento della buona governance e una pubblica amministrazione efficiente, in modo da favorire la creazione di posti di lavoro.
Importante il regolamento 1082 del 2006 sui GECT, uno strumento ottimo per coinvolgere gli stati confinanti non solo per ottenere finanziamenti su grandi progetti, ma anche per avviare una politica macroregionale(molto poco utilizzato nel Sud).
Qualcosa si muove, fortunatamente; il sen. Pittella ha presentato una interrogazione che chiede tra l’altro:“quali misure, nelle more della costituzione della Macroregione del Mediterraneo Centro-Occidentale, si intendano mettere in atto al fine di veder coinvolto il nostro Paese e le sue imprese nella ideazione, progettazione e realizzazione delle infrastrutture di collegamento dei Paesi nordafricani con l’area europea, anche in considerazione della programmazione delle risorse dell’UE nel quadro delle grandi reti transeuropee”
Al Presidente Musumeci chiediamo di essere il protagonista e di dare il via a questa grande mobilitazione… Di essere in prima fila; noi lo seguiremo in questa azione che può significare il riscatto del Sud.
Siamo convinti che ci aiuterà ad uscire dalla crisi ed assisterà anche i Paesi dell’Africa.
Possiamo fermare il flusso migratorio? Non è possibile!
Possiamo dire no ad un bambino che è senza nessuno ed è solo?
Solo la Macroregione può ridurre il fenomeno dell’immigrazione sempre più numeroso, come le morti nel Mediterraneo.
Ora abbiamo bisogno anche di una diversa Europa.
Come Spinelli e gli altri padri fondatori dell’Ue, sogno la nuova Europa.
Questa non è quella che vogliamo.
Non possiamo più stare zitti, dobbiamo chiedere con forza il cambiamento: un Presidente eletto, una Europa federale, cioègli Stati uniti d’Europa.
Dobbiamo parlare con i giovani e spiegare perché c’è bisogno di Europa e che bisogna andare a votare e saper scegliere. È indispensabile un’Europa efficiente e democratica. Dobbiamo contrastare la logica di buttarla giù.Abbiamo assoluto bisogno d’Europa
La Cina sta invadendo il mondo; da soli non riusciamo a competere o a contrastarla.
Non facciamoci attrarre da facili promesse.
È vero,sognouna sola squadra europea alle Olimpiadi, così i giovani capiranno certamente di essere cittadini dell’Europa; sogno una solaambasciata nei vari paesi del mondo,cosìtutti comprenderanno chesiamo cittadini di una sola grande nazione.
Un sogno!Noi lavoriamo da 60 anni per realizzare l’Europa federale… speriamo che qualcuno, miope e egoista, non dissolva questo grande obiettivo: operare insieme per crescere, progredire e diventare uguali nel benessere, nell’amore e nella fraternità!
È un bellissimo sogno.
La Regione Sicilia deve mobilitarsi e chiedere subito la nascita della Macroregione del Mediterraneo e il collegamentocon l’Africa.
Tu puoi farlo diventare realtà! Chiediamo il rispetto degli impegni!
Ricordo Moro: “nessuno è chiamato a scegliere tra l’essere in Europa o nel Mediterraneo, poiché l’Europa intera è nel Mediterraneo”. Un’Europa come una “comunità allargata”, aperta alla collaborazione, alla solidarietà e al dialogo.
Moro era impegnato seriamente sulla questione meridionale.
Queste macroregioni potranno aiutare il Sud a diventare protagonisti!L’incontro tra Città, Regioni e popoli aiuterà a realizzare gemellaggi,Gect e a preparare l’Europa unita.
Il futuro dell’Italia è in Europa e nel Mediterraneo.
Sicuri di questo, abbiamo realizzato un Comitato ed oggi abbiamo costituito l’Associazione Europea del Mediterraneo.
Da Matera, città europea della cultura, e da Palermo,città italiana della Cultura, l’appello al riscatto del Mezzogiorno a realizzare gemellaggi tra città, Gect, le macroregioni del Tirreno e Mediterraneo per rafforzare la collaborazione e l’amicizia tra i popoli e la vera nascita dell’Europa federale per far crescere le nostre Comunità.
Un cammino non facile, ma impegnativo!
Non è un sogno! Se proseguiremo con l’entusiasmo,la passione e la capacità che abbiamo dimostrato in questi mesi, coinvolgendo Città e Regioni Europee, potremo vederlo realizzato!
Questo è il compito dell’Associazione che nasce oggi!
Ancora: la nuova iniziativa che il Veneto e la Lombardia, seguite dall’Emilia Romagna, hanno intrapreso, sulla base di quanto previsto dalla Costituzione, per ottenere maggiore autonomia e maggiori entrate ci deve indurre a operare di concerto. Perché le altre Regioni sono ferme?
L’Aiccre Puglia invita le Regioni, specie quelle del Sud, ad incontrarsi per avviare un’azione comune, non solo per chiedere maggiore autonomia (per non perdere altre occasioni di crescita), ma anche per sollecitare l’attuazione delle macroregioni del Mediterraneo, indispensabili per affrontare e risolvere molti problemi e tra i tanti quello migratorio! Programmare insieme e individuare le priorità!
Perché stare fermi se altri agiscono con spregiudicatezza e si mobilitano?
Un appello, quindi, all’ MFE e all’Aiccre a discutere e a diffondere la verità! È un impegno al qualenon possono sottrarsi.Devono subito coinvolgere i Presidenti delle Regioni, i Sindaci e gli iscritti ad operare per salvare l’Europa, la libertà e la democrazia!
Abbiamo bisogno di tutti per vincere, che significa Far rispettare gli impegni e affrontare seriamente il riscatto del Sud!!
Finora dimenticato! Trascurato umiliato!
È ora di dire basta! Abbiamo pari doveri e vogliamo pari diritti!

Concorso Fotografico “Altiero Spinelli”

OBIETTIVO
Realizzare un concorso fotografico che racconti il punto di vista dei giovani riguardo all’Europa.
Ognuno di noi ha una differente percezione di cosa sia l’europa e di come essa possa essere un ulteriore strumento di unione e di partecipazione democratica.
I giovani d’Europa non sempre si sentono realmente cittadini europei.
La strategia dell’ue per i giovani ha cercato negli ultimi anni di incoraggiarli a partecipare al processo democratico e alla costruzione di una società europea multiculturale.
In questo sono stati molto utili i progetti erasmus+ che hanno promosso la cittadinanza attiva grazie al sostegno della mobilità internazionale dei giovani e degli youth workers.
Creare un contest fotografico dedicato ai giovani dai 16 ai 35 anni per descrivere ciò che per ognuno rappresenta l’europa vuol dire soprattutto portare i giovani ad interrogarsi su un argomento attraverso un metodo comunicativo a loro familiare: l’immagine.

TEMA
L’europa e come essa viene percepita dai giovani (scambio, partecipazione, confronto, collaborazione, ecc…).

A CHI CI RIVOLGIAMO
La partecipazione al concorso è aperta ai giovani tra i 16 e i 35 anni, studenti e youth workers di tutta europa.
Sono esclusi dalla gara i componenti della commissione giudicatrice e tutti i soggetti che a vario titolo collaborano alla organizzazione del concorso.
PREMI
1 posto “premio altiero spinelli” – gopro hero session
2 posto “premio altiero spinelli” – tablet fire hd 7, schermo hd da 7”, 16 gb
3 posto “premio altiero spinelli” – jbl go2 portable bluetooth speaker
Le fotografie pervenute saranno pubblicate anche su: www.aiccrepuglia.eu

SPECIFICHE TECNICHE
Le foto devono essere inviate in formato jpeg (.jpg) ad una risoluzione minima di 300 dpi solo ed esclusivamente per mail. Le fotografie non dovranno presentare la firma dell’autore né alcun segno di riconoscimento e dovranno essere inedite.

SCADENZE E PRESENTAZIONE
Le immagini potranno essere inviate a partire dalle ore 12.00 del giorno 1 ottobre fino alle ore 12.00 del giorno 1 novembre. La mail a cui inviare il materiale è: pov.europe@gmail.com

Le immagini non conformi alle specifiche non verranno prese in considerazione.

Prima di inviare la mail il candidato dovrà compilare la scheda di iscrizione disponibile a questo link: https://goo.gl/e4mig4 in cui inserire una descrizione esplicativa di cosa rappresenta l’immagine che sarà pubblicata in accompagnamento alla foto sulla pagina facebook.
Ogni partecipante deve inviare una mail contenente:
Nome e cognome del partecipante nell’oggetto della mail;
Massimo tre fotografie in allegato;
Liberatoria compilata e firmata in ogni sua parte (scaricabile a questo link https://goo.gl/peqg23).
Buona fortuna a tutti i partecipanti!

Opportunità lavorativa

AVVISO IMPORTANTE PER CHI CERCA LAVORO
e vuole aderire alla costituzione di una impresa sociale o di una cooperativa:
Le giovani donne IMMIGRATE residente nelle Province di Bari e BATche vogliono lavorare devono contattare lo sportello:

  • rahmaonlus@gmail.com, aperto dalle ore 9.30 alle ore 13.00 in via De Ferraris n.65 Bari tel.3207132833 e/o 3468204870
    -aitefperilsociale@gmail.com, aitefpuglia@libero.it;in via Marco Partipilo n.61, Bari, dalle ore 09.00 alle ore 13.00 tel. 0805216124
    Possono accedere giovani immigrate di età compresa tra i 18 e 35 anni, domiciliate nelle province di Bari e Bat e in possesso del permesso di soggiorno.

Intervento di Luigi Maria Vignali Direttore Generale

ROMA – Durante il dibattito sui servizi consolari, la riforma della pubblica amministrazione e la digitalizzazione dei servizi svoltosi presso l’Assemblea Plenaria del Cgie è intervenuto il direttore generale del Maeci per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie Luigi Maria Vignali che ha sottolineato come “il tema dei servizi consolari sia il cuore stesso della rete consolare” che presta i suoi servizi ai 5.675.458 italiani iscritti negli schedari consolari.
Vignali ha constatato come in soli sei mesi dall’inizio del 2018 si sia riscontrato l’aumento dell’1,5% di nuovi iscritti consolari , con maggiore riscontro nelle città di Londra (3,5%), Buenos Aires (2%), San Paolo (più del 2%) e Parigi (2,5%). Ma il vero successo è stato ottenuto a Madrid con un più 5% di connazionali iscritti appena a metà anno . Vignali ha anche ricordato l’aumento del personale della rete diplomatica, 100 unità in più di personale a contratto, che è stato finanziato con 30% dei proventi della tassa di cittadinanza. “ Nel l 2017 – ha poi precisato Vignali – le pratiche di stato civile sono aumentate a 204.000 rispetto alle 199.000 del 2016, mentre i passaporti sono aumentati da 295.000 a 345.000 nel 2017. Il che lo considero un grande successo”. Il direttore generale ha inoltre ricordato come le pratiche di cittadinanza iure sanguinis siano passate delle 32mila nel 2016 a 41.200 nel 2017, mentre la cittadinanza per matrimonio è cresciuta da 6.100 nel 2016 a 8.300 nel 2017. Una tendenza che, per Vignali, evidenzia la capacità della rete di lavorare e di essere efficiente.
Una crescita esponenziale dei servizi richiesti che va affrontata e gestita attraverso l’innovazione tecnologia e in particolare con la digitalizzazione che semplifica le procedure e migliora l’efficienza della rete.In proposito Vignali ha segnalato l’importanza del portale Fast It con cui ci si può iscrivere all’Aire online e segnalare il cambio di indirizzo in caso di trasferimento, Un portale che in meno di un anno dalla sua attivazione ha oggi quasi 100.000 utenti registrati, 253.000 visitatori delle pagine informative e ben 4.000.000 di visualizzazioni. Il direttore generale ha poi parlato della ripartenza della distribuzione delle “macchinette” per la rilevazione delle impronte digitali. Attrezzature , trentacinque sono state già consegnate, che verranno date in dotazione ai consoli onorari, sostituendo nei grandi territori il funzionario itinerante.
Un altro esempio dell’innovazione digitale di cui si è palato è il portale PAGO PA, una piattaforma digitale, utilizzabile solo dai cittadini UE, creata per fornire un ulteriore servizio ai cittadini all’estero che devono pagare compensi alla pubblica amministrazione.
(Martina Boccalini – Inform)

CONFERENZA CGIE Consiglio generale italiani all’estero

RELAZIONE DEL SEGRETARIO GENERALE MICHELE SCHIAVONE
Assemblea Plenaria – Roma 4-6 luglio 2018

Questa assemblea plenaria del nostro Consiglio Generale si colloca in uno scenario profondamente mutato rispetto a quelli incui abbiamo operato fino ad alcuni mesi fa, sia per gli avvicendamenti dei nostri più diretti interlocutori istituzionali che per le dinamiche innescate nel quadro internazionale ed europeo.
A tutti gli eletti al Parlamento, con speciale riferimento a quelli provenienti dalla Circoscrizione Estero, al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e ai membri del suo Governo, con particolare riferimento al Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Enzo Moavero Milanesi che – lo ricordo – è anche per legge il Presidente del CGIE, esprimo a nome di tutti noi un sincero augurio di buon lavoro nell’interesse del Paese e dell’Italia fuori d’Italia che noi rappresentiamo. Il Consiglio Generale è pronto a fare il suo dovere di collaborazione, proposta e controllo delle politiche adottate in particolar modo verso gli italiani all’estero, con la chiarezza dovuta a tutti i governi in carica e alle diverse maggioranze parlamentari, mettendo in primo piano gli interessi generali del Paese e quelli specifici delle nostre comunità all’estero. Pronti a sostenere fatti e proposte convincenti, e a nostro avviso positivi, ma anche pronti a chiedere cambiamenti di rotta o manifestare posizioni critiche quando ci sembrerà necessario per migliorare le cose, come abbiamo coerentemente fatto finora, cercando di raggiungere al nostro interno posizioni comunie armonizzare le nostre personali convinzioni culturali e politiche.
La rappresentanza degli italiani all’estero è stata conquistata dopo un lungo e faticoso percorso ed è stata difesa con impegno di chi vuole rimetterla in discussione. Siamo riusciti a reggere e ad aprire nuovi spazi, soprattutto perché abbiamo dimostrato a tutti i livelli che le istituzioni italiane possono interloquire con una rappresentanza di milioni di connazionali autonoma, attenta e sensibile a problemi e interessi delle nostre comunità, consapevoli delle potenzialità che esse possono esprimere.
In questo quadro, la prima cosa che chiediamo ai nuovi interlocutori istituzionali, prima dei necessari interventi su esigenze specifiche degli italiani all’estero, è una proiezione forte e credibile dell’Italia sul piano internazionale, un’immagine positiva del Paese che ci consenta di valorizzarne la presenza in ambito globale, una spinta all’internazionalizzazione utile a migliorare la situazione economica e sociale ed esaltare la funzione delle reti di promozione e associative che l’emigrazione italiana ha creato nel corso della sua storia ultrasecolare.L’Italia ha nel mondo una presenza crescente negli ultimi anni, consolidata e qualificata di milioni di persone, che in tempi di globalizzazione rappresenta una leva strategica essenziale per la proiezione dell’Italia all’estero. Chiediamo solo che la classe dirigente del nostro Paese, al quale dedichiamo volontariamente e gratuitamente le nostre energie e il nostro contributo, si renda conto dei vantaggi generali che derivano da questa situazione e agisca in modo coerente.
Nella formazione di governo compaiono, come sottosegretari agli affari esteri, anche due eletti al Parlamento italiano, anche nella Circoscrizione Estero: il Senatore Ricardo Merlo e l’Onorevole Guglielmo Picchi. Il Senatore Merlo, agli inizi del suo percorso politico-istituzionale, è stato anche Consigliere di nomina governativa del CGIE in rappresentanza di una formazione politica, quindi ne conosce dall’interno il valore democratico e le quattro funzioni istituzionali: conoscitiva, consultiva, propositiva e programmatoria. A entrambi rinnoviamo il nostro cordiale saluto e l’affettuoso augurio che il rapporto diretto con le nostre comunità possa tramutarsi in una costante opera di presentazione delle tematiche che riguardano il nostro mondo e di sollecitazione delle soluzioni per i problemi più acuti.
Anche a loro rivolgiamo la richiesta di mantenere sempre la visione generale del ruolo che gli italiani all’estero svolgono per l’Italia e per la promozione del suo sistema economico, sociale e culturale, come noi manteniamoquella linea riformatrice che con coraggio abbiamo perseguito da tempo e sulla quale stiamo insistendo in questa consiliatura del Consiglio Generale. Sono certo, dunque, caro Sottosegretario Merlo, che sapremo intrecciare i nostri sforzi per parlare degli italiani all’estero come una leva da usare nell’interesse prima di tutto dell’Italia.
Noi siamo i rappresentanti dei cittadini residenti all’estero e degli italo-discendenti, ma ci sentiamo anche custodi della storia e del patrimonio etico dell’emigrazione italiana, di quel popolo che in un secolo e mezzo ha conosciuto, oltre a Monongah, Marcinelle e Mattmark, anche i naufragi dell’Utopia, della Sirio, dell’Arandora Star e di tante altre carrette degli oceani. Alla luce della nostra esperienza di emigrati, siamo costretti a rilevare che il tema dell’accoglienza dei migranti è diventato in Europa e nel mondo un motivo di forte competizione politica.Le dinamiche che si sono innescate rischiano di incidere sulla difesa dei diritti umani e delle condizioni di mobilità entro le quali si deve esercitare ciò che Papa Francesco ha definito “il diritto di emigrare”, soprattutto in presenza di obiettive condizioni che inducano a farlo.
Un motivo di ulteriore preoccupazione riguarda il rischio che i nodi irrisolti dell’accoglienza dei migranti e il rifiuto della maggior parte dei Paesi dell’Unione Europea di farsi carico dell’ospitalità dei rifugiati e dei richiedenti asilo che approdano nel nostro continente faccia saltare gli accordi sulla libertà di movimento raggiunti dopo decenni di trattative e di faticosi passi in avanti. Il fattore di maggiore coesione dell’Europa, dall’iniziale nucleo dei “Padri” fondatori all’attuale dimensione dei 28,è stata la mobilità del lavoro. Su di essa è stato costruito nel corso del tempo un modello di Welfare che ancora rappresenta il sistema di maggiore riconoscimento e tutela di diritti dei lavoratori mai realizzato al mondo. Non possiamo accettare che posizioni di opportunismo, di chiusura e in alcuni casi di pregiudiziale rigetto verso i migranti di oggi diventino il detonatore del sistemadi mobilità e di diritti che i migranti di ieri hanno realizzato con il loro lavoro, il loro sforzo di integrazione nelle realtà di insediamento, il loro spirito di partecipazione e di rispetto della democrazia. Per questo, “solidarietà” e “diritti” restano per noi le stelle polari verso cui continueremo a orientare le nostre azioni e, nello stesso tempo, criteri con cui valuteremo le strategie politiche che in tema di migranti saranno adottate dal nostro Governo e dagli altri partner europei.
All’inizio dell’ordine del giorno dei nostri lavori, ancora una volta abbiamo messo il tema del voto all’estero, perché ne abbiamo avuto un’ulteriore, recente verifica con le elezioni politiche del 4 marzo, ma soprattutto per riaffermare alcuni punti di orientamento generale e ribadire il nostro costante impegno ad un miglioramento delle procedure dirette ad assicurarne l’affidabilità. Siamo sconcertati e indignati per aver dovuto subìre ancora una volta, durante e dopo la tornata elettorale, una virulenta campagna tendente a equiparare il voto per corrispondenza a un esercizio di irregolarità, brogli e prevaricazioni. La modalità di voto per corrispondenza, adottata da molti altri Paesi, nel nostro caso specifico riguarda l’esercizio di un diritto primario di oltre tre milioni di cittadini, dispersi in oltre cento paesi del globo, aventi abitudini civili, culture partecipative e sistemi postali del tutto diversificati tra loro per efficienza e sicurezza. Che tuttavia si possa ridurre il sistema di voto per corrispondenza soltanto a brogli, reali o presunti, è una cosa assolutamente ingiusta e offensiva per il legislatore che l’ha incardinato nelle leggi, per l’Amministrazione che l’organizza, per il potere giudiziario che ne controlla e certifica gli esiti e, soprattutto, per centinaia di migliaia di cittadini che lo utilizzano per compiere democraticamente le loro scelte. A questo proposito, sento di dover ringraziare pubblicamente i funzionari della DGIT, il personale diplomatico e consolare e soprattutto il Direttore generale Luigi Maria Vignali per il grande e proficuo lavoro compiuto, volto a consentire l’esercizio di un diritto di cittadinanza in un quadro di legalità. In particolare, abbiamo apprezzato la determinazione e la puntualità con cui il Direttore Vignali si è pubblicamente esposto per difendere il sistema di voto corrente, spegnere le voci ingiustificate sulle scorrettezze, trasmettere all’autorità giudiziaria eventuali notizie di reato e tenere costantemente ancorate le cose ai centri di normale responsabilità. Con la stessa sincerità, devo aggiungere che non ho apprezzato altrettanto il fatto che nei passaggi politici e parlamentari postelettorali e anche in dichiarazioni di personalità politiche, il voto all’estero sia stato evocato solo con riferimento ai brogli, volutamente ignorando che esso ha prima di tutto realizzato il dettato costituzionale di dare “effettività” a un diritto primario di milioni di italiani, prima cittadini solo sulla carta.
Chi ha delle proposte le avanzi senza mandare messaggi negativi all’opinione pubblica e ci confronteremo seriamente, per migliorare le cose. Per quanto ci riguarda, lo stiamo facendo da tempo con indicazioni concrete e meditate,con la convinzione che la sostituzione del voto per corrispondenza con un diverso sistema, quale quello del voto diretto nei seggi, sarebbe inapplicabile nei paesi di grandi dimensioni territoriali e presenza capillare cittadini italiani; insostenibile da punto di vista organizzativo per un’amministrazione già ridotta allo stremo e letale sotto il profilo della partecipazione degli elettori.
Quando affronteremo lo specifico punto all’ordine del giorno parleremo delle nostre proposte migliorative, che vanno comunque accompagnate dallo sforzo straordinario dell’Amministrazione per assicurare le più adeguate condizioni di esercizio e di sicurezza del voto. Non siamo contrari a priori ad esplorare la possibilità di avvalerci nel futuro del voto elettronico a certe condizioni: che di siano i fondi necessari a coprire i costi di programmi a prova di hacker, se vogliamo evitare quanto si vocifera che sia successo alle elezioni politiche in altri paesi. Bisognerà anche semplificare le condizioni per l’assegnazione e la ricezione delle password e monitorare l’uso dei computer dai quali proverranno le manifestazioni di volontà. Con i tempi necessari per predisporre e sperimentare il sistema anche questo potrebbe diventare realtà. Fin dal suo primo mandato il CGIE ha considerato la promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo come una leva strategica per la proiezione dell’Italia nella dimensione globale, superando la concezione di mero supporto assistenzialistico alle famiglie degli emigrati, prevalente quasi cinquant’anni fa. Negli ultimi anni su questo terreno si sono registrate anche importanti novità su diversi piani: normativo e regolamentare, di reperimento delle risorse, di metodologia di intervento.Partendo da quest’ultimo aspetto, consideriamo in modo positivo il fatto che la promozione del sistema Paese sia fatta sempre più consapevolmente in modo integrato con la promozione dalla lingua e della cultura italiana. Invitiamo a procedere in modo sempre più spedito su questa strada non solo a livello centrale, ma anche in sede territoriale, cercando di superare pratiche settorialistiche e la frammentazione degli interventi che in passato hanno portato alla polverizzazione delle risorse e alla scarsa incisività di risultati.
Su un altro tema per noi vitale, la creazione del Fondo quadriennale per la promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo, dotato di ben 150 milioni, al suo secondo anno di applicazione, e la triennalizzazione del livello “storico” di 12 milioni per i corsi di lingua e cultura degli enti promotori, realizzata con la legge di Bilancio 2017, hanno posto le basi per consolidare l’intervento, dopo molti anni di ridimensionamento del pacchetto di risorse finanziarie destinate a questo scopo. Ad una condizione: che non scatti il consueto appello allo stato di necessità e al numero ristretto delle voci di spesa cosiddette “rimodulabili” all’interno del rigidissimo bilancio del MAECI e non si tocchi nemmeno un euro delle risorse destinate alla diffusione della nostra lingua e della cultura nel mondo. Si consideri, anzi, il livello dei 12 milioni per i corsi degli enti promotori non come un traguardo finale, ma come la base di ripartenza per un progressivo e ulteriore recupero degli standard del passato, anche per soddisfare le esigenze di innovazione che si sono manifestate in questo campo e il crescente uso di materiali online attraverso Convenzioni e Protocolli conclusi dalla DGSP con Consorzi di Università italiane specializzati nella didattica virtuale ed altri che garantiscono l’accertamento dei livelli di apprendimento.
Sul piano normativo, il Decreto applicativo sulla formazione italiana all’estero, che ha accolto largamente i suggerimenti migliorativi proposti a suo tempo dal CGIE, ha aggiornato il quadro regolamentare e attende di essere tradotto in termini amministrativi e procedurali nella nota circolare 13, della cui revisione proprio in questa sessione avremo un’adeguata informazione. Diamo atto di questo sforzo di aggiornamento e perfezionamento, ma non possiamo essere ancora tranquilli sul piano degli orientamenti generali né su quello della fluidità operativa del sistema di promozione della lingua e cultura italiana all’estero. Pende, infatti, un chiarimento sulla natura e l’autonomia degli enti promotori. Essi, nati su base comunitaria e con una funzione di servizio a beneficio delle famiglie degli emigrati, nei primi anni novanta sono stati indotti dal Ministero a trasformarsi in soggetti di diritto locale, con tutti gli obblighi che ne discendono di rispetto delle leggi del posto in cui operano. In sostanza, se ne richiede l’autonomia, anche laddove di fatto molti di essi vivono prevalentemente se non esclusivamente dei contributi ministeriali, spesso le regole cui gli enti devono attenersi in sede locale si differenziano e talvolta collidono con quelle che l’amministrazione italiana deve seguire.
In queste ultime settimane, abbiamo avuto esempi, nell’Europa comunitaria e nel resto del mondo, di enti costretti a dichiarare la propria liquidazione.
Vi sono poi persistenti preoccupazioni che riguardano la capacità del sistema centrale di far fronte in termini temporali, a causa del fitto reticolo amministrativo e dei controlli, alle esigenze di normale funzionamento degli enti che gestiscono all’estero la formazione italiana. Anche questo crediamo sia un tema da consegnare con urgenza, in sede di Governo e di Parlamento, a chi ha la responsabilità di riorganizzare la pubblica amministrazione. Sapendo che in questo modo, l’Italia non può affrontare la competizione linguistica che è in corso a livello internazionale.
Accenno, infine, anche ad un’altra questione, apparentemente minore ma nodale ai fini del buon funzionamento del sistema, di cui per altro parleremo affrontando il punto all’ordine del giorno. Il Decreto 64 ha sancito la divisione del personale comandato presso il MAECI, altamente qualificato, che presiedeva alla gestione amministrativa del sistema di promozione. Oggi, a fronte delle nominali 50 unità degli anni passati, ci troviamo con 23 funzionari che dovrebbero fare le stesse cose, in una prospettiva anzi di crescita e qualificazione dell’intervento. Chiediamo di discutere subito questa purtroppo ineludibile emergenza e di trovare soluzioni compatibili con le necessità degli operatori e degli utenti.
Quanto alla rete diplomatico-consolare, siamo costretti a reiterare la constatazione che persiste l’insufficienza del numero dei funzionari nelle Ambasciate,nei Consolati, negli Istituti di cultura, anche a cause dei tagli al bilancio del Ministero degli Affari Esteri. Il CGIE chiede di essere coinvolto nella definizione delle iniziative tese a ovviare a questa situazione e nella scelta dei criteri per le assegnazioni dei 150 impiegati di ruolo e delle 100 unità di personale da assumere in loco, per garantire una presenza adeguata nei Paesi di grande emigrazione italiana nonché in quelli fondamentali per la politica estera dell’Italia.
Nell’ultimo scorcio della precedente consiliatura il CGIE ha iniziato a dialogare con il Ministero del Lavoro in materia di nuova emigrazione, proponendo l’istituzione di un tavolo permanente CGIE, NinLav e Maeci per individuare misure di orientamento ai nuovi emigrati che riducano i rischi di marginalità e precarietà che riguardano ormai anche famiglie con figli al seguito. Ai fini della valorizzazione della presenza dei giovani italiani nel mondo il CGIE auspica lo sblocco del programma di formazione a cura del MinLav, fermo da circa 10 anni.
Il CGIE dedicherà una sessione delle prossime plenarie alla nuova mobilità e alle giovani generazioni, organizzando un convegno che sarà ospitato dalla città di Palermo.
A novembre del 2018 il CGIE realizzerà un convegno delle Donne italiane in Emigrazione, a vent’anni di distanza del primo seminario, incentrandolo sui tre punti della Leadership e rappresentanza; Donne in movimento: nuove professionalità o antichi mestieri. Successivamente il CGIE parteciperà ad un Convegno sul turismo culturale e di ritorno organizzato dalla Regione Lucania, nel corso del quale i Consiglieri del CGIE saranno nominati Ambasciatori della città di Matera, città della cultura europea per il 2019.
Abbiamo avviato i lavori preparatori alla celebrazione dell’Assemblea Plenaria della Conferenza permanente Stato Regioni Province Autonome CGIE, che dovrà essere convocata dal Presidente del Consiglio per definire le politiche per gli italiani all’estro nel prossimo triennio.
Infine, a un quarto di secolo di distanza dall’ultima Conferenza sull’Informazione, il CGIE sta preparando una Conferenza dell’Informazione e Comunicazione per gli italiani all’estero anche per sottolineare la necessità che siano riconosciuti e sostenuti i nuovi modi in cui le notizie possono essere trasmesseagli italiani nel mondo attraverso gli strumenti elettronici.
Infine, tenendo conto della calendarizzazione delle Elezioni europee, il CGIE si farà promotore della terza riunione dell’Europa in movimento che raccoglie tutti gli organismi omologhi al nostro per definire l’ampliamento e la fruizione delle politiche e delle iniziative europee a tutti i cittadini italiani e degli altri Paesi della Unione Europea ovunque vivano nel mondo.
Abbiamo molto da fare e siamo convinti che questo nuovo CGIE, in tutta umiltà, sia pronto ad affrontare le sfide che ci attendono con intelligenza, correttezza e pragmaticità, con l’aiuto di tutti gli stake-holders dell’emigrazione, istituzionali, pubblici, privati e diretti interessati.
Diamo inizio ai lavori. Grazie.

CGIE Intervento del Portavoce FAIM Rino Giuliani

CGIE 3 luglio 2018 – Maeci-Sala Aldo Moro
Intervento del Portavoce FAIM Rino Giuliani
Il tema delle migrazioni con i suoi cicli è tornato all’ordine del giorno e in un modo o nell’altro è parte costituente dell’agenda sia delle forze politiche che di quelle sociali.
Lo è in modo tutto peculiare per una organizzazione quale la nostra che esprime una rappresentanza del mondo associativo degli italiani nel mondo ambendo ad avere un ruolo più incisivo nelle decisioni che investono la realtà sociale che il FAIM rappresenta.
Il giudizio che noi diamo sulla situazione non può non muovere dalle istanze che in modo autonomo portiamo avanti, senza aprioristici preconcetti verso le forze politiche ma anche senza alcun collateralismo, valutando rispetto agli obiettivi che ci siamo dati le azioni e i comportamenti .
Ovviamente seguiamo con grande interesse l’impegnativa azione del CGIE al quale attivamente partecipano numerosi dirigenti del FAIM.
L’azione dei governi degli ultimi venti anni hanno messo in evidenza la sostanziale residualità del tema “italiani nel mondo” sia dai programmi di governo che dalla pratica in sede legislativa e nell’azione degli esecutivi.
Della legislatura nazionale e dei risultati in sede parlamentare non si tratta di fare un bilancio quanto alla natura, qualità e quantità della normazione promossa e approvata grazie all’azione dei 18 parlamentari della “circoscrizione estero” e di esprimere giudizi sul rapporto fra aspettative e risultati raggiunti.
Bilancio e giudizi spettano soprattutto agli italiani nel mondo anche se come associazionismo non possiamo esprimere un giudizio di soddisfazione.
Oggi c’è un nuovo governo con impegni presi per gli italiani all’estero, un sottosegretario espressione di un movimento politico che si è sviluppato da radici associazionistiche. Confidiamo in confronti aperti , in azioni concrete, in attenzione e valorizzazione del mondo associativo che è alla base di ogni possibile rilancio del protagonismo degli uomini e delle donne delle nostre comunità all’estero
Tra le cose di possibile realizzazione ha ripreso vigore nei dibattiti quella della Conferenza mondiale degli italiani nel mondo.
Conferenza dell’emigrazione italiana nel secondo millennio o Conferenza mondiale degli italodiscendenti si vedrà sapendo che scegliendo un titolo si sceglie anche un punto di vista ed un punto di approdo . Vorremmo che presto si addivenisse ad una possibile calendarizzazione .
Come Faim siamo in grado di contribuire e contribuiremo in modo autonomo, originale con nostre proposte al più generale dibattito sulla nuova conferenza mondiale deglj italiani nel mondo.
Anche il CGIE, si è espresso favorevolmente per una nuova conferenza mondiale della quale si chiede che il governo si faccia promotore garantendo adeguato sostegno finanziario.
La precedente conferenza mondiale vide nella promozione e nello svolgimento della stessa un indiscusso protagonismo delle associazioni nazionali.
Perché la Conferenza non si trasformi in una palestra fra compagini partitiche, perché le diverse componenti compresenti nella realtà degli italiani nel mondo abbia il suo spazio e svolga il suo ruolo in sussidiarietà con le pubbliche istituzioni, la preparazione e lo svolgimento della stessa deve vedere sinergicamente operanti in un ruolo centrale l’associazionismo e i soggetti collettivi che fondamentalmente promanano o largamente derivano dallo stesso: i comites e il CGIE.
Anche a tal fine come FAIM intendiamo chiedere ai comites di aprire in modo ordinato una interlocuzione . Anche i comites nelle recenti elezioni, pur misurandosi con la scarsa propensione al voto degli elettori, hanno saputo rinnovarsi in diverse realtà.
Sul piano delle cose da fare, lo vediamo dalla discussione in corso oggi pomeriggio, c’è molto lavoro che si deve raccordare quanto a tempi di realizzazione e quindi a scadenze.
Come in ogni road map ci sono priorità che vanno collocate fra le prime cose da fare. Maggiormente quando in prima fila per attuarla ci sono realtà istituzionali con i tempi delle pubbliche amministrazioni. Lo deciderete voi opportunamente: dalla conferenza stato regioni cgie alla conferenza dei giovani , alla conferenza delle donne, alla conferenza mondiale ecc,. Si tratta di attività alle quali come FAIM siamo interessati e nelle qaulitutti nostri componenti presenti in cgie si sentono particolarmente impegnati
Come FAIM, in specie abbiamo chiesto di contribuire alla preparazione e alla l’organizzazione della Conferenza Stato Regioni Province autonome CGIE.
La L. 198/98 le da il compito di “indicare le linee programmatiche per la realizzazione delle politiche del governo, del parlamento e delle Regioni per le comunità italiane all’estero”. Lo scadenzario ministeriale colloca tale conferenza fra un anno circa, intorno alla fine del 2018.
Come FAIM siamo produttori di proposte che scaturiscono dalla discussione all’interno delle associazioni aderenti e che abbiamo avviate su tematiche predisposte dal coordinamento e successivamente validate dal dibattito e dalla discussione nel consiglio direttivo.
Quello che chiediamo e di essere partecipi dei processi che le istituzioni, Maeci e presidenza del consiglio intendono mettere in atto per la necessaria ripartenza del modo degli italiani all’estero e in tal senso il ruolo basilare di sussidiarietà qualificata che il Faim in quanto soggetto collettivo di rappresentanza sociale è in grado di garantire chiediamo venga sostenuto in analogia a quanto avviene con gli enti di promozione sociale presenti sul territorio italiano.
Anche dal parlamento ci aspettiamo e solleciteremo attenzione e interventi legislativi per l’associazionismo italiano all’estero vecchio e nuovo in transizione verso il futuro.

CGIE 4 luglio assemblea plenaria
Intervento di Rino Giuliani Portavoce FAIM
Il fenomeno della nuova emigrazione è, da molti punti di vista, una questione di rilievo nazionale.
Sulla entità, tipologie, dinamiche e trend di sviluppo della nuova emigrazione dall’Italia i dati sono eloquenti; il fenomeno, in forte crescita dall’inizio della crisi economica dell’ultimo decennio, ha ormai raggiunto livelli analoghi a quelli riscontrati nella seconda metà degli anni ’60. Quelli di un’emigrazione di massa. Il fatto che l’entità complessiva della popolazione emigrata sia lievitata di circa il 60% in dieci anni, passando da 3.6 milioni ad oltre 5 milioni e che i nuovi flussi di emigrazione si situino ormai intorno alle 300mila partenze ogni anno a partire dal 2014-2015, cambia radicalmente il nostro approccio precedente molto mirato sulle comunità integrate della vecchia emigrazione.
Si è aperta una stagione nuova che spinge a analisi e rivendicazioni, a nuova rappresentanza , nuove tutele e diritti da difendere.
Come FAIM (Forum delle Associazioni degli Italiani nel Mondo), abbiamo monitorato fin dalla sua nascita l’evoluzione della nuova emigrazione italiana fornendo un quadro statistico comparato con le rilevazioni dei paesi di accoglienza (in particolare in Europa e Australia) che danno un risultato sensibilmente più elevato degli espatrii dall’Italia rispetto a quanto si desume dai dati dell’Istat relativi alle cancellazioni di residenza.
Il rapporto tra i dati raccolti all’estero e quelli dell’Istat è mediamente di 3 ad 1, con punte di 4 a 1 ed oltre. Tali dati presentati già nell’aprile 2016 in occasione dell’assemblea di fondazione del FAIM, hanno costituito la base di riflessione e discussione per l’azione del CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’estero) nell’interlocuzione avviata con il MAECI e il Ministero del Lavoro sulle misure di orientamento da approntare per i nuovi migranti e, in generale, sono stati riconosciuti da importanti istituti di ricerca e, più recentemente, da ambienti del mondo sindacale e datoriale. Secondo queste stime, come sopra richiamato, la nuova emigrazione italiana viaggia al ritmo di quasi 300mila persone all’anno negli ultimi due anni (2015 e 2016). Di questi nuovi migranti, circa il 30% possiede una laurea e circa il 35% un diploma di scuola superiore, mentre oltre il 15% della nuova migrazione è composta da giovani al di sotto dei 15 anni, il che mostra che ad emigrare sono ormai non solo single, ma anche intere famiglie.
Il lavoro di approfondimento svolto nel 2017 e presentato nel convegno FAIM di Palazzo Giustiniani ha consentito di scendere ancora più nel dettaglio rispetto alle modalità di insediamento dei nuovi migranti, in gran parte caratterizzate da precariato e nomadismo sia all’interno dei singoli paesi, sia tra diversi paesi, nonché dalla presenza di una consistente componente che potremmo definire “proletaria”.
In quel convegno abbiamo registrato con soddisfazione la condivisione con la direzione generale degli italiani nel mondo circa la necessità di pensare ex novo ad un sistema di orientamento alla partenza e all’arrivo per questi nostri connazionali (in riferimento alla conoscenza del mondo del lavoro dei paesi di arrivo, dei locali sistemi di welfare, della tutela e dei diritti, sia in Europa che oltre Oceano), come impegno minimo che il nostro paese deve assumersi anche per mantenere con essi un legame positivo.
E’ questo un punto importante della nostra agenda di lavoro sul quale siamo in grado di dire la nostra su come attivare una rete di sostegno che parta dall’Italia e sostenga nei paesi di accoglienza i nostri emigrati e in molti casi anche le loro famiglie.
L’approntamento di un tavolo di lavoro tra CGIE, MAECI e MIN.LAVORO sul tema dell’orientamento e dell’accompagnamento della nuova emigrazione ci interessa in modo peculiare anche come occasione di valorizzazione e di diversificazione nel ruolo delle nostre associazioni presenti all’estero ma anche nelle regioni italiane.
Anche la possibile convenzione tra Patronati e Maeci di cui si è discusso n CGIE e il più ampio coinvolgimento dell’associazionismo di emigrazione in ogni politica attiva, rientrano in tale nuovo scenario.
Come Faim eravamo e siamo disponibili a contribuire a tali obiettivi con l’auspicio che le istituzioni vogliano avviarli con logica strutturale. Le nostre associazioni in ordine sparso dalla Germania al Belgio all’Inghilterra hanno già sperimentato, con proprie risorse, esperienze anticipatrici, buone pratiche degne di interesse. Come FAIM abbiamo inteso porre all’attenzione del mondo istituzionale, sociale e politico, il fatto che questi consistenti flussi di nuova emigrazione comportano un impoverimento delle risorse umane del paese e delle sue competenze, alimentando spreads importanti tra Italia e paesi di accoglienza. Recentemente, Confindustria, sulla base dei dati Istat, ha stimato in un punto di Pil la perdita annuale di patrimonio umano qualificato che se ne va dal paese. Se prendiamo in considerazione la media di arrivi registrati nei principali paesi di arrivo, si tratterebbe invece di circa 3 punti di Pil all’anno. Oltre 40 miliardi di Euro. Giovani italiani, un capitale sociale sul quale hanno investito famiglie e Stato che non accresce il nostro ma altri paesi e senza neanche i ritorni delle rimesse della vecchia emigrazione di un tempo.
Al di là della quantificazione monetaria del fenomeno è indubbio che il nuovo esodo comporti un impoverimento importante delle opportunità di sviluppo e del futuro del paese. Comprenderne le cause, cercare di contenerlo e di orientarlo con adeguate politiche attive capaci di coniugare la libertà di circolazione con gli obiettivi del sistema paese, costituisce quindi un compito istituzionale tra i principali. Se infatti consideriamo l’impatto dei nuovi flussi emigratori in particolare nelle aree interne e del Mezzogiorno e le proiettiamo a 1 o 2 decenni, potremmo dedurne una grave accentuazione di squilibri già esistenti e il rischio di un declino di intere zone del paese che non può essere compensato (o compensato solo in parte sia sul piano demografico, che su quello del bilancio delle competenze disponibili) dai flussi di immigrazione terzomondiale o dall’Est europeo.
La specifica congiuntura economica e politica globale, caratterizzata da tendenze contraddittorie tra processi di globalizzazione e crescenti resistenze a tali processi con il ritorno ad approcci nazionali, comportano infine una nuova attenzione sui diritti e delle tutele dei cittadini migranti in generale e, tra essi, dei nuovi migranti italiani, coinvolti, anche in ambito europeo, negli effetti di queste politiche, come le espulsioni (da Belgio e Germania) o da ciò che potrebbe comportare la Brexit per coloro che risiedono in Gran Bretagna, ma anche per coloro che vivono o decidono di trasferirsi in Australia o in nord America.
I nostri governi se ne devono occupare stabilmente.
Ci aspettiamo scelte pubbliche all’altezza dei cambiamenti che auspichiamo, come abbiamo avuto modo di dire anche nel passato, come FAIM, i governi si valutano sempre alla prova dei fatti.

Dichiarazioni Presidente Conte

Comunicazioni del Presidentedel Consiglio dei Ministri
Senato della Repubblica, 5 giugno 2018

Signora Presidente, Onorevoli Senatrici e Onorevoli Senatori,

desidero innanzi tutto rivolgere un saluto al Presidente della Repubblica, che rappresenta l’unità nazionale e che ha accompagnato le prime – non facili – fasi di formazione di questo Governo.
Entrando per la prima volta in quest’aula e nel parlarVi oggi, avverto pesante la responsabilità per ciò che questo luogo rappresenta. Esso conserva la memoria di molti e significativi passaggi della nostra istituzionale.
Ma la maniera migliore che abbiamo, oggi, di onorare questa nobile tradizione è offrire risposte concrete ai bisogni dei cittadini. La crescente disaffezione verso le istituzioni, la progressiva perdita di prestigio di chi ha l’onore di ricoprire cariche al loro interno devono spingere tutti noi ad un supplemento di responsabilità che passa necessariamente attraverso una maggiore apertura nei confronti delle istanze reali che vengono da chi vivefuori da questi palazzi.
Il ruolo e l’autorevolezza di Governo e Parlamento non possono basarsi esclusivamente sugli altissimi compiti che ad essi assegna la nostra Carta fondamentale, ma vanno conquistati giorno dopo giorno, operando con“disciplina e onore”, mettendo da parte le convenienze personali e dimostrando di meritare tali gravose responsabilità.

Il contratto.
Con questo spirito e questa consapevolezza, oggi ci presentiamo a Voi per chiedere la fiducia a favore non solo di una squadra di governo, ma anche di un progetto per il cambiamento dell’Italia. Un progetto che è stato formalizzato sotto forma di contratto dalle due forze politiche che formano la maggioranza parlamentare, composto a partire dai programmi elettorali presentati alle elezioni e votati dalla maggioranza degli italiani, nonché ulteriormente legittimato dalle votazioni a cui le due forze politiche hanno chiamato i rispettivi iscritti e sostenitori.
Il programma di governo, i cui contenuti anche chi Vi parla ha condiviso – pur in via discreta – sin dalla fase della sua elaborazione, èquindi forte di una duplice legittimazione, formale e sostanziale.
Gli obiettivi che la nostra squadra di governo si ripromette di raggiungere sonoaffidati alla pagina scritta, perché le forze politiche che compongono la maggioranza li hanno dichiarati in modo trasparente, vincolandosi ad adottare tutte le iniziative e le misure necessarie a perseguirli. Solo una volta messi a punto i contenuti del contratto, entrambe le forze politiche, in seguito alle vicissitudini che ben conosciamo, hanno deciso, di comune accordo, di proporre al capo dello Stato il mio nome per assumere la guida del Governo.
Sono grato a chi, rinunciando a legittime ambizioni personali, ha saputo porre davanti a tutto l’interesse generale, per un progetto che supera le persone chiamate a portarlo avanti, e che mi fa avvertire, ancora più intensamente, la responsabilità che mi sono assunto, ben consapevole delle prerogative che l’art. 95 della Costituzione assegna al Presidente del Consiglio dei Ministri.
Come è noto, non ho pregresse esperienze politiche. Sono un cittadino che, in virtù dell’esperienza di studio e professionale maturata, si è dichiarato disponibile, nel corso della campagna elettorale, ad assumere eventuali responsabilità di governo con una delle due forze politiche e, successivamente, ad accettare l’incarico di formare e dirigere il Governo, rendendosianche garante dell’attuazione del “Contratto per il Governo del cambiamento”.
Assumo questo compito con umiltà, ma anche con determinazione; con la consapevolezza dei miei limiti, ma anche con la passione e con l’abnegazione di chi comprende il peso delle altissime responsabilità che gli sono affidate. Non sono mosso da null’altro che da spirito di servizio.Sono profondamente onorato di poter offrire il mio impegno e le mie competenze per difendere gli interessi dei cittadini di questo meraviglioso Paese. Come già ho avuto modo di anticipare, mi propongo a Voi e – attraverso Voi – ai cittadini, come l’avvocato che tutelerà gli interessi del popolo italiano.

Il cambiamento.
Qualcuno ha considerato queste novitàin termini di netta cesura con le prassi istituzionali che sin qui hanno accompagnato la storia repubblicana, quasi un attentato alle convenzioni non scritte che hanno caratterizzato l’ordinario percorsoistituzionale del nostro Paese.
Tutto vero. Dirò di più. Non credo si tratti di una semplice novità. La verità è che abbiamo apportato un cambiamento radicale del quale siamo orgogliosi: rispetto a prassi che prevedevano valutazioni scambiate nel chiuso di conciliaboli tra leader politici, perlopiù incentrate sulla ripartizione di ruoli personali e ben poco sui contenuti del programma, noi inauguriamo una stagione nuova, non nascondendo le difficoltà e le rinunce reciproche, nel segno della trasparenza e della chiarezza nei confronti degli elettori.
Presentarsi oggi nel segno del cambiamento non è, quindi, un’espressione retorica o propagandistica, ma una scelta fondata sulla necessità di aprirsi al vento nuovo che soffia da tempo nel Paese e che ha prodotto, all’esito delle elezioni politiche dello scorso 4 marzo, una geografia del consenso politico completamente inedita.

Vecchie e nuove categorie politiche.
Non esistono più forze politiche che esprimono, come un tempo,complessive visioni del mondo, che ispirano la loro azione – vale a dire – in base a sistemi ideologici perfettamente identificabili.
Il tramonto delle ideologie forti risale a decenni or sono ed è dimostrato dal fatto che gli ultimi governi hanno promosso iniziative politiche di difficile collocazione secondo le categorie politiche più tradizionali.
Il contratto posto a fondamento del nostro governo è stato giudicato, a seconda dei punti di vista, di destra o di sinistra.
Rispettiamo chi ha voluto svolgere tali analisi, ma non possiamo che segnalarne l’insufficienza, l’incapacità di comprendere i bisogni profondi che vengono dal Paese. Personalmente ritengo più proficuo distinguere gli orientamenti politici in base all’intensità del riconoscimento dei diritti e delle libertà fondamentali della persona.
Vero è che noi vogliamo rivendicare, per l’azione di governo, nuovi criteri di valutazione: pragmaticamente ci assumiamo la responsabilità di affermare che, qui e oggi, ci sono politiche vantaggiose o svantaggiose per i cittadini e per il nostro Paese, politiche che riescono ad assicurare il benessere e una migliore qualità di vita dei cittadini e politiche che invece compromettono questi obiettivi.
Le forze politiche che integrano la maggioranza di governo sono state accusate di essere “populiste” e “anti-sistema”. Sono formule linguistiche che ciascuno può declinare liberamente.
Se “populismo” è l’attitudine della classe dirigente ad ascoltare i bisogni della gente –prendo spunto da riflessioni di Dostoevskij tratte dalle pagine di Puskin –, se “anti-sistema” significa mirare a introdurre un nuovo sistema, che rimuova vecchi privilegi e incrostazioni di potere, ebbene queste forze politiche meritano entrambe queste qualificazioni.
Ma a voler leggere con attenzione il contratto di governo, emerge come questa attenzione ai bisogni dei cittadini sia condotta nel segno alto della Politica, con la – P – maiuscola, con l’obiettivo di dare concreta attuazione ai valori fondanti della nostra Costituzione.
Nel contratto,accanto a misure più immediate, sono presenti anche più profonde riforme di carattere strutturale.
Se vogliamo restituire all’azione di governo un più ampio orizzonte di senso, dobbiamo mostrarci capaci di alzare lo sguardo, sforzandoci di perseguire i bisogni reali dei cittadini in una prospettiva di medio-lungo periodo. Diversamente la politica perde di vista il “principio-responsabilità”, che impone di agire – come il filosofo Jonas invitava a considerare -non solo guardando al bisogno immediato, che rischia di tramutarsi in mero tornaconto, ma progettando anche la società che vogliamo lasciare ai nostri figli e ai nostri nipoti.

Cambiamento nel metodo.
Il cambiamento non sarà solo nelle parole e nello stile, ma soprattutto nel metodo e nei contenuti.
Dal punto di vista metodologico, la nostra iniziativa si articolerà su tre fronti.
L’ascolto. Perché prima di tutto vengono i bisogni dei cittadini. In questo, ovviamente ci aiuteranno anche il Parlamento e i nuovi strumenti di democrazia diretta che il contratto si propone di introdurre.
L’esecuzione. Vogliamo essere pragmatici. Se una norma, un ente o un istituto non funziona è giusto abolirlo, se funziona è giusto potenziarlo, se manca è giusto crearlo.
Il controllo. I provvedimenti che adotteremo hanno degli obiettivi che devono essere raggiunti: saremo i primi a monitorare con severità e rigore la loro efficacia, intervenendoimmediatamentecon le necessarie correzioni.
Ascolto, esecuzione, controllo. Saranno questi i tre pilastri dell’azione di governo, nel segno della piena trasparenza.

Cambiamento nei contenuti.
Il cambiamento, come appena anticipato, sarà anche nei contenuti. Cambia ad esempio il fatto che la prima preoccupazione del Governo saranno i diritti sociali, che nel corso degli ultimi anni sono stati progressivamente smantellati con i risultati che conosciamo: milioni di poveri, milioni di disoccupati, milioni di sofferenti. E’ ora di dire che i cittadini italiani hanno diritto a un salario minimo orario, affinché nessuno venga più sfruttato, che hanno diritto a un reddito di cittadinanza e a un reinserimento al lavoro qualora si ritrovino disoccupati, che hanno diritto a una pensione dignitosa, che hanno diritto a pagare in maniera semplice tasse eque. C’è di nuovo che il debito pubblico lo vogliamo ridurre, ma vogliamo farlo con la crescita della nostra ricchezza, non con le misure di austerità che, negli ultimi anni,hanno contribuito a farlo lievitare.
Il cambiamento è in una giustizia rapida ed efficiente e dalla parte dei cittadini, con nuovi strumenti come la classaction, l’equo indennizzo per le vittime di reati violenti, il potenziamento della legittima difesa. Cambia che metteremo fine al business dell’immigrazione, cresciuto a dismisura sotto il mantello di una finta solidarietà. Cambia che combatteremo la corruzione con metodi innovativi come il “daspo” ai corrotti e con l’introduzione dell’agente sotto copertura. Cambia che vogliamo un Paese a misura dei cittadini diversamente abili – e sono alcuni milioni – che troppo spesso si ritrovano abbandonati a se stessi e alle loro famiglie. Cambia che vogliamo rescindere il legame tra politica e sanità, per rendere quest’ultima finalmente efficiente su tutto il territorio nazionale. Cambia che aumenteremo fondi, mezzi e dotazioni per garantire la sicurezza in ogni città. Cambia che presteremo adeguata attenzione alle famiglie, specialmente quelle in difficoltà. Ho richiamato solo alcune parti del contratto, ma se anche realizzassimo solole innovazioni che ho appena enunciato, i cittadini percepirebbero immediatamente che il vento nuovo non ha soffiato invano.
Percepirebbero che il vento del cambiamento sta soffiando dappertutto:nelle grandi città e nei piccoli comuni. Percepirebbero che la loro qualità della vita è migliorata e si sentirebbero anche più uniti e orgogliosi di vivere in questo nostro bellissimo Paese. Questo è in definitiva il nostro obiettivo.

  • * *
    Su alcuni specifici temi.
    Non mi soffermerò in dettaglio a illustrare tutti i singoli obiettivi che abbiamo posto a fondamento di quest’azione di governo e che sono indicati nel contratto.
    Di seguito, tuttavia, riassumerò alcune indicazioni su alcuni temi più rilevanti e anticiperò anche in quale direzione si esplicherà il mio personale e più specifico contributo.

Lavoro.
In questo tempo di crisi e difficoltà ci impegniamo a dare sostanza alla previsione contenuta nel primo articolo della nostra Costituzione, che fonda la Repubblica sul lavoro. Vogliamo costruireun nuovo patto sociale trasparente ed equo, fondato sulla solidarietà ma anche sull’impegno, consapevoli che solo con la partecipazione di tutti allo sviluppo del Paese potremo garantire un futuro di prosperità anche ai nostri figli.
Vogliamo dare voce ai tanti giovani che non trovano lavoro: a quelli che sono costretti a trasferirsi all’estero e a quelli che rimangono qui inattivi, che si rinchiudono in se stessi e si avviliscono.
In un caso come nell’altro finiamo per dissipare preziose risorse del nostro Paese.
Vogliamo dare voce alle tante donne, spesso più istruite e tenaci degli uomini, e che sul posto di lavoro sono ancora inaccettabilmente discriminate e meno pagate, e che si sentono sole quando decidono di mettere al mondo un bambino.
La diffusione di nuove tecnologie e dell’economia della condivisione crea nuove opportunità imprenditoriali e rende disponibili servizi innovativi per i cittadini, ma apre anche a rischi di marginalizzazione e a nuove forme di sfruttamento: dobbiamo farci carico di tali trasformazioni, non per combattere uno sviluppo per molti versi irreversibile, ma per assicurare in ogni caso il rispetto dei diritti essenziali dei lavoratori e per garantire che il lavoro sia sempre strumento di realizzazione personale e umana.

Ambiente.
L’azione di governo sarà costantemente incentrata sulla tutela dell’ambiente, sulla sicurezza idro-geologica del nostro territorio, sullo sviluppo dell’economia circolare.
Con le nostre scelte politiche ci adopereremo per anticipare i processi, peraltro già in atto, di “decarbonizzazione” del nostro sistema produttivo.
Non vogliamo assistere passivamente all’evolversi della realtà che ci circonda, magari assecondando gli interessi particolari di singoli attori economici, ma ci impegniamo a governare questi processi apertiall’innovazione tecnologica, nel segno dello sviluppo al servizio dell’uomo. Vogliamo rivendicare, anche in questo campo,il ruolo “alto” della politica, che sia capace di orientare e governare i cambiamenti della realtà sociale, economica e culturale.
Non siamo disponibili a sacrificare l’ambiente e il progetto di una blue economy per altri scopi. Dobbiamo misurarci da subito con i dilemmi della intelligenza artificiale e utilizzare i big data per cogliere tutte le possibilità della sharing economy.

Scenari internazionali,mercati e sicurezza
Intendiamo preliminarmente ribadire la convinta appartenenza del nostro Paese all’Alleanza atlantica, con gli Stati Uniti d’America quale alleato privilegiato.
Saremo fautori di una apertura alla Russia, che ha consolidato negli ultimi anni il suo ruolo internazionale in varie crisi geopolitiche. Ci faremo promotori di una revisione del sistema delle sanzioni, a partire da quelle che rischiano di mortificare la società civile russa.
Come è noto, i processi di integrazione dei mercati che si sono realizzati negli ultimi anni hanno operato una completa ridefinizione dei rapporti tra politica, diritto, economia.
Nel nuovo spazio globale, l’economia o, meglio ancora, la finanza ha conquistato una posizione di preminenza: è divenuta, come ha osservato Hillman, la vera religione universale del nostro tempo.
La politica, ma anche il diritto, hanno perso terreno. Abbiamo difficoltà a perseguire forti e coerenti azioni politiche, come pure a realizzare efficaci e armoniose discipline giuridiche.
La politica, in particolare, stentaa governare processi sociali ed economici così complessi e integrati.
Ma la risposta non è negare le difficoltà. Dobbiamo trovare il modo di rafforzare, all’interno delle strutture sovranazionali, i processi di legittimazione democratica, potenziando le istituzioni rappresentative della volontà dei popoli.

L’Europa.
L’eliminazione del divario di crescita tra l’Italia e l’Unione Europea è un nostro obiettivo, chedovrà essere perseguito in un quadro di stabilità finanziaria e di fiducia dei mercati.
Il debito pubblico italiano è oggi pienamente sostenibile; va comunque perseguita la sua riduzione, ma in una prospettiva di crescita economica.
La politica fiscale e di spesa pubblica dovrà essere orientata al perseguimento degli obiettivi richiamati di crescita stabile e sostenibile.
In Europa verranno portati con forza questi temi per un adeguamento della sua governance, un adeguamento già al centro della riflessione e della discussione di tutti i paesi membri dell’Unione. Siamo ottimisti sul risultato di queste riflessioni e fiduciosi della nostra forza negoziale, perché siamo di fronte a una situazione in cui gli interessi dell’Italia, in questa fase della costruzione europea, coincidono con gli interessi generali dell’Europa e con l’obiettivo diprevenire un suo eventuale declino.
L’Europa è la nostra casa. Quale Paese fondatore abbiamo il pieno titolo di rivendicare un’Europa più forte e anche più equa, nella quale l’Unione economica e monetaria sia orientata a tutelare i bisogni dei cittadini, perbilanciare più efficacemente i princìpi di responsabilità e di solidarietà.

Privilegi della politica.
Negli anni a noi più prossimi abbiamo visto ridurre gli investimenti pubblici ecomprimere i servizi fondamentali. Sono rimasti intatti, tuttavia, i privilegi della politica e i suoi sprechi.
Questo Governo intende agire con risolutezza. La lotta ai privilegi della politica e agli sprechi non è una questione meramente simbolica. Se i comuni cittadini affrontanoquotidianamente mille difficoltà e umiliazioni perché non hanno un lavoro, hanno una pensione al di sotto della soglia della dignità, lavorano guadagnando un salario irrisorio, non è tollerabile che la classe politica non ne tragga le dovute conseguenze in ordine al proprio trattamento economico. Diversamente, si rompe il patto di fiducia dei cittadini nei confronti delle proprie istituzioni.
Occorre operare un taglio alle pensioni e ai vitalizi dei parlamentari, dei consiglieri regionali e dei dipendenti degli organi costituzionali, introducendo anche per essi il sistema previdenziale dei normali pensionati. Le cosiddette pensioni d’oro sono un altro esempio di ingiustificato privilegio che va contrastato. Interverremo sugli assegni superiori ai 5.000 euro netti mensili nella parte non coperta dai contributi versati.
Opereremo risparmiin tutte le sedi possibili e sono convinto che ci ritaglieremo ampi margini di intervento e conseguiremo risultati significativi.
Giustizia.
In questa materia il nostro obiettivo è ricostruire il rapporto di fiducia dei cittadini nei confronti del “sistema giustizia”. Più di recente si è registrato un declino delle iniziative di tutela giudiziaria. In realtà, non è venuta meno la domanda di giustizia,ma piuttosto i processi costano troppo e durano troppo a lungo. Questo vale per i cittadini e per le imprese, con la conseguenza che la scarsa efficienza del “servizio giustizia” si sta rivelando un limite alla crescita economica e un deterrente nei confronti degli investitori stranieri. Nell’economia contemporanea, come ricorda il sociologo Ulrick Beck, il vero pericolo è la «minaccia di non invasione da parte degli investitori, oppure la loro partenza».
Nel contratto di governo sono indicati alcuni precisi obiettivi: la semplificazione e la riduzione dei processi, l’abbassamento dei costi di accesso alla giustizia, il rafforzamento delle garanzie di tutela dei diritti e degli interessi dei cittadini.
Inaspriremo le pene per il reato di violenza sessuale oltre all’equo indennizzo a favore delle vittime. Assicureremola “certezza della pena” onde evitare che i cittadini onesti perdano fiducia nella giustizia.
Ove necessario, aumenteremo il numero di istituti penitenziari anche al fine di assicurare migliori condizioni alle persone detenute, ferma restando la funzione riabilitativa costituzionalmente prevista per la pena, che impone di individuareadeguati percorsi formativi e lavorativi.
Riformeremo anchela prescrizione, che deve essere restituita alla sua funzione originaria, non più ridotta a mero espediente per sottrarsi al giusto processo.

Contrasto della corruzione e dei poteri criminali.
Rafforzeremole strategie di contrastodella corruzione e dei poteri criminali.
Contrasteremo la corruzione che si insinua in tutti gli interstizi delle attività pubbliche, altera la parità di condizioni tra gli imprenditori, degradail prestigio delle funzioni pubbliche.
Aumenteremo le pene per i reati contro la pubblica amministrazione, con introduzione del “daspo” per corrotti e corruttori. Rafforzeremo l’azione degli agenti sotto copertura, in linea con la convenzione di Merida. Saranno maggiormente tutelati coloro che, dal proprio luogo di lavoro – sia esso privato o pubblico –, denunceranno i comportamenti criminosi compiuti all’interno dei propri uffici.
Contrasteremo con ogni mezzo le mafie, aggredendo le loro finanze, le loro economie e colpendo le reti di relazioni che consentonoalle organizzazioni criminali di rendersi pervasive nell’ambito del tessuto socio-economico.

Conflitto di interessi
Il conflitto di interessi è un tarlo che mina il nostro sistema economico-sociale fin nelle sue radici, e impedisce che il suo sviluppo avvenga nel rispetto della legalità e secondo le regole della libera competizione. Soggetti che sono istituzionalmente investiti dell’obiettivo di perseguire interessi collettivi, e che dovrebbero improntare le loro iniziative a una logica imparziale, in realtà, vengono sovente sorpresi a perseguire il proprio tornaconto personale.
Rafforzeremo la normativa attuale in modo da estendere le ipotesi di conflitto fino a ricomprendervi qualsiasi utilità, anche indiretta, che l’agente possa ricavare dalla propria posizione o dalla propria iniziativa. Occorre rafforzare, inoltre, le garanzie e i presidi utili a prevenire l’insorgenza di potenziali conflitti di interesse.

Reddito e pensione di cittadinanza.
Anche in Italia, come in altri paesi, le diseguaglianze si sono aggravate e le povertà si sono moltiplicate.A coloro che vivono condizioni di disagio socio-economico è preclusa la possibilità di sviluppare appieno la propria personalità e di partecipare in modo effettivo all’organizzazione politica, economica e sociale del nostro Paese, come previsto dal secondo comma dell’articolo 3 della nostra Costituzione.
L’obiettivo del Governo è assicurare un sostegno al reddito a favore delle famiglie più colpite dal disagio socio-economico. Il beneficio verrà commisurato alla composizione del nucleo famigliare e sarà condizionato alla formazione professionale e al reinserimento lavorativo.
Ci proponiamo, in una prima fase, di rafforzare i centri per l’impiego, in modo da sollecitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro con la massima efficienza e celerità possibili. Nella seconda fase, verrà erogato il sostegno economico vero e proprio.
Ci premureremo di intervenire anche a favore dei pensionati che non hanno un reddito sufficiente per vivere in modo dignitoso, introducendo una pensione di cittadinanza.
Immigrazione
Un primo banco di prova del nuovo modo in cui vogliamo dialogare con i partner europei è certamente la disciplina dell’immigrazione. È a tutti evidente come la gestione dei flussi migratori finora attuata ha rappresentato un fallimento: l’Europa ha consentito chiusure egoistiche di molti stati membri che hanno finito per scaricare sugli stati frontalieri, ed in primo luogo sul nostro Paese, gli oneri e le difficoltà che invece avrebbero dovuto essere condivisi.
Per questo chiederemo con forza il superamento del Regolamento di Dublino al fine di ottenere l’effettivo rispetto del principio di equa ripartizione delle responsabilità e realizzare sistemi automatici di ricollocamento obbligatorio dei richiedenti asilo. Fin dal primo, positivo colloquio che ho avuto con la cancelliera Angela Merkel ho rimarcato l’importanza di questo tema e le successive dichiarazioni rilasciate dalla medesima durante lo scorso fine settimana dimostrano come si stia affermando la piena consapevolezza che l’Italia non può essere lasciata sola di fronte a tali sfide.
Non siamo e non saremo mai razzisti. Vogliamo che le procedure mirate all’accertamento dello status di rifugiato siano certe e veloci, anche al fine di garantire più efficacemente i loro diritti.
Difendiamo e difenderemo gli immigrati che arrivano regolarmente sul nostro territorio, lavorano e si inseriscono nelle nostre comunità rispettandone le leggi e dando un contributo decisivo allo sviluppo. Ma per garantirne l’indispensabile integrazione, dobbiamo non solo combattere con severa determinazione le forme più odiose di sfruttamento legate al traffico di esseri umani, perpetrate da scafisti privi di scrupoli, ma anche riorganizzare e rendere efficiente il sistema dell’accoglienza, assicurando trasparenza sull’utilizzo dei fondi pubblici ed eliminando ogni forma di infiltrazione della criminalità organizzata.
Ove non ricorrano i presupposti di legge per la loro permanenza, ci adopereremo al fine di rendere effettive le procedure di rimpatrio e ci adopereremo affinché anche in sede europea tutti i Paesi terzi che vorranno stringere accordi di cooperazione con un Paese membro dell’Unione acceda alla sottoscrizione di accordi bilaterali di gestione dei flussi migratori.
Una riflessione merita la vicenda tragica e inquietante occorsa qualche giorno or sono. SackoSoumayla è stato ucciso con un colpo di fucile: era uno tra i mille braccianti, con regolare permesso di soggiorno, che tutti i giorni in questo paese si recano al lavoro in condizioni che si collocano al di sotto della soglia della dignità. A lui e ai suoi familiari va il nostro commosso pensiero. Ma questo non basta. La politica deve farsi carico del dramma di queste persone e garantire percorsi di legalità, che costituiscono la stella polare di questo programma di governo.

Riforma tributaria
Il nostro sistema tributario è datato e non rispecchia più l’attuale realtà socio-economica. Le grandi società, che operano nello spazio transazionale, riescono a nascondere le loro ricchezze nei paradisi artificiali, mentre le piccole aziende e i piccoli contribuentirimangono schiacciati da un’elevata pressione fiscale.
Ha ragione Kotler: occorre ripensare il capitalismo.
Nel frattempo, ci ripromettiamo di introdurre misure rivoluzionarie che conducano a una integrale revisione del sistema impositivo dei redditi delle persone fisiche e delle imprese.
La nostra pressione fiscale, unita a un eccesso di burocrazia, infatti, incidono negativamente sulla qualità del rapporto tributario tra lo Stato e i contribuenti, nonché sulla competitività del nostro Paese.
L’obiettivo è la “flattax”, ovvero una riforma fiscale caratterizzata dall’introduzione di aliquote fisse, con un sistema di deduzioni che possa garantire la progressività dell’imposta, in piena armonia con i principi costituzionali. Solo così sarà possibile pervenire a una drastica riduzione dell’elusione e dell’evasione fiscale, con conseguenti benefici in termini di maggiore risparmio di imposta, maggiore propensione al consumo e agli investimenti, maggiore base imponibile.
È insomma necessario rifondare il rapporto tra Stato e contribuenti, all’insegna della buona fede e della reciproca collaborazione tra le parti.
Ma un concetto deve essere qui ribadito con assoluta chiarezza: occorre inasprire l’esistente quadro sanzionatorio amministrativo e penale, al fine di assicurare il carcere vero per i grandi evasori.
Ricerca scientifica
Siamo orgogliosi che quest’anno ben undici fra giovani ricercatrici e ricercatori italiani saranno insigniti nei prossimi giorni, alcuni per la seconda volta, col prestigioso riconoscimento (Merit Award 2018 della ConquerCancer Foundation), che li individua fra i migliori nel mondo per i loro lavori condotti sul cancro. Spiace però constatare che molti di loro, al pari di tanti colleghi che si fanno onore a livello globale nei diversi settori della ricerca scientifica, siano stati costretti ad abbandonare il nostro paese per operare in università e centri di ricerca stranieri. Le nostre scuole e università sono in grado di formare eccellenze assolute in tutti i settori, ma purtroppo non siamo in grado di mantenerli nel nostro paese, con un deficit che è insieme culturale ed economico.
Vogliamo invertire la rotta, offrire ai migliori dei nostri ricercatori – come pure ai ricercatori stranieri, nei confronti dei quali dobbiamo essere attrattivi – concrete possibilità di proseguire le proprie attività nel nostro Paese, così formando altri scienziati ed insieme trasferendo il frutto dei loro lavoro nel nostro tessuto economico e produttivo. Solo attraverso lo sviluppo delle attività più avanzate e innovative potremo mantenere in Italia le filiere produttive che oggi costituiscono l’ossatura su cui si fonda la nostra ricchezza, regalando un futuro di sviluppo e crescita ai nostri figli e nipoti.
Sanità.
Il documento di economia e finanza già deliberato prevede una contrazione della spesa sanitaria. Sarà compito di questo Governo invertire questa tendenza per garantire la necessaria equità nell’accesso alle cure. Le differenze socioeconomiche non possono, non devono risultare discriminanti ai fini della tutela della salute per i cittadini del nostro Paese.
Perseguiremo una maggiore efficienza nell’erogazione dei servizi, sia in ordine ai volumi, alla qualità e agli esiti delle cure, sia in ordine alla gestione dei conti.
Il Governo lavorerà d’intesa con le regioni e le province autonome per implementare modelli organizzativi più efficaci, in grado di garantire una corretta presa in carico dei pazienti, favorendo la promozione e la prevenzione della salute attraverso l’integrazione dei servizi socio-sanitari oltre che il potenziamento della medicina del territorio.
Vogliamo ottenere la riduzione dei tempi delle liste d’attesa e vogliamo che le nomine apicali delle strutture manageriali nel mondo della sanità avvenga in base a criteri esclusivamente meritocratici, rigorosamente al riparo da indebite influenze politiche.

Internet.
La società del domani sarà sempre più caratterizzata da Internet: uno spazio pubblico infinito, che facilita la produzione e l’accesso alla conoscenza, crea opportunità di innovazione, riduce la distanza tra i cittadini e i luoghi della democrazia e aumenta la trasparenza dei processi decisionali.
Siamo però consapevoli che la direzione verso cui questo progresso tecnologico si sviluppa non è neutra. Dobbiamo far si che questa direzione di sviluppo sia pienamente compatibile con la tutela dei diritti fondamentali della persona e con le esigenze della collettività.
Dobbiamo rafforzare alcune garanzie, giuridiche e istituzionali, in modo da consentire la definitiva affermazione della cittadinanza digitale.
L’accesso a Internet va assicurato a tutti i cittadini in quanto diritto fondamentale e precondizione dell’effettivo esercizio dei diritti democratici, ai sensi del secondo comma dell’art. 3 Cost.
Occorre però assicurare un elevato livello di protezione dei dati personali, in quanto sussiste un circolo virtuoso tra tutela dei diritti, uso della rete, inclusione sociale e crescita economica.

Sussidiarietà e terzo settore.
L’azione di governo sarà sensibile anche al principio di sussidiarietà, che impone di limitare l’azione dei pubblici poteri quando l’iniziativa dei privati, singoli oppure organizzati in strutture associative, possa rivelarsi più efficiente.
Siamo consapevoli che il terzo settore e tutti gli organismi che lo affollano (associazioni di volontariato, di promozione sociale, di cooperazione sociale, che perseguono la solidarietà sul piano internazionale) offrono modelli di sviluppo sostenibile, che contribuiscono a realizzare un circuito di solidarietà che favorisce le persone fragili e più bisognose.
Le iniziative non profit sovente si inseriscono negli spazi della nostra società dove più intensa si avverte la sofferenza: contribuiscono a ridurre le diseguaglianze, a rafforzare la coesione sociale, aiutano a disegnare un futuro migliore.
Intendiamo porre in essere tutti i provvedimenti, anche correttivi, che consentano la piena realizzazione di una efficace riforma del terzo settore, che sia effettiva anche sul piano delle ricadute fiscali.
Vorrei qui ricordare, in particolare, il contributo al miglioramento della qualità della vita offerto dalla pratica sportiva e assicurato dalle esperienze di volontariato, attraverso migliaia di piccole associazioni sportive dilettantistiche.
E’ questa una dimensione del mondo dello sport che intendiamo tutelare e valorizzare.

Imprese e sviluppo.
Siamo consapevoli che il rilancio della nostra economia passa attraverso lo spirito di iniziativa e le qualità di tanti piccoli imprenditori, professionisti, commercianti artigiani, i quali, attraverso mille difficoltà, tengono alta la tradizione di impegno e laboriosità che costituisce una delle caratteristiche più autentiche del nostro tessuto produttivo, a tutti i livelli, in tutti i settori.
Ci proponiamo di creare per loro un contesto favorevole, operando in modo che la pubblica amministrazione non sia un avversario da cui difendersi, ma un alleato con cui cooperare.
Agiremo in modo da favorire le imprese che innovano, che assumono nuovo personale, che rispettano le regole della libera competizione.
Intendiamo promuovere le imprese che adottano prassi socialmente responsabili, che improntano le loro iniziative economiche al principio di precauzione, in modo da prevenire l’impatto negativo delle loro azioni sull’ambiente e da assicurare un ambiente idoneo a tutelare i diritti dei lavoratori.
Promuoveremo una disciplina che riveda integralmente la tradizionale legge fallimentare, nel segno di un approccio ben più ampio, che abbandonando una logica meramente sanzionatoria, valga a disciplinare e definire, in modo organico, il fenomeno della cosiddetta “crisi di impresa”.

Dialogo con le parti sociali.
Questo Governo si propone di recuperare in forme nuove e più efficaci il dialogo sociale con le varie associazioni rappresentative dei lavoratori e delle imprese. Dovremmo ridefinire, sulla base dei criteri oggettivi, il principio di rappresentatività, in piena trasparenza.
Per questa via otterremo che tutti siano invitati, ciascuno in base alle proprie sensibilità e competenze, a ridare un nuovo slancio alle proprie iniziative, nella consapevolezza che il loro impegno e le loro proposte, se ispirate all’interesse generale del Paese e delle varie comunità anche locali, saranno apprezzate e tenute in considerazione.
Occorre rimettere in moto, in maniera corale, tutte le molteplici energie positive del nostro Paese. Restituire vitalità all’industria, specialmente esportatrice, al tessuto delle innumerevoli piccole e medie imprese nell’ambito del commercio,dei servizi e dell’artigianato, alle cooperative autentiche, al mondo agricolo e alle sue filiere che promuovono il made in Italynel mondo, alle banche trasparenti e al servizio della economia reale.

Semplificazione, deburocratizzazione, digitalizzazione.
Dobbiamo ridare slancio agli appalti pubblici, che possono diventare una leva fondamentale della politica economica del Paese, garantendo sviluppo sostenibile e aumento dell’occupazione. Negli ultimi anni questo settore sta attraversando una fase di arresto, determinata per buona parte anche dalle incertezze interpretative e da talune rigidità generate dal nuovo codice dei contratti pubblici.
Dobbiamo superare il formalismo fine a se stesso che ancora domina largamente la disciplina degli appalti, poiché la forma non può essere scambiata per legalità: troppo spesso gare formalmente perfette nascondono corruzione e non impediscono la cattiva esecuzione.
Dobbiamo parametrare i vincoli, in sede di assegnazione delle gare, al valore e alle caratteristiche delle commesse, in modo da assicurare la semplificazione e la rapida conclusione degli appalti che non presentano particolari complessità.
Dobbiamo assicurare il rigoroso rispetto dei tempi di consegna delle opere ma anche la qualità dei lavori e delle forniture e l’efficienza dei servizi.
Al fine di rassicurare gli amministratori pubblici potrebbe rivelarsi utile operare un rafforzamento della funzione consultiva e anche della funzione di vigilanza collaborativa esercitata dall’ANAC, con il risultato di assicurare in via preventiva la legittimità delle bozze degli atti di gara, assicurando la deflazione del contenzioso e la speditezza dei procedimenti.
Appare essenziale, inoltre, completare il processo di riduzione e di qualificazione delle stazioni appaltanti – oggi sono decine di migliaia, difficili da controllare e perfino da censire – e di formazione e valorizzazione del personale deputato a questa complessa attività.
Intendiamo, infine, sollecitare l’ANAC a rendere finalmente operativa e ad arricchire la Banca dati nazionale dei contratti pubblici, concentrando in un unico centro informativo le informazioni essenziali su tutte le spese realizzate dalle pubbliche amministrazioni, con indicatori utili a far emergere le anomalie di spesa e ad attivare, per conseguenza, i controlli anticorruzione.
Occorre realizzare il processo di digitalizzazione della pubblica amministrazione, che deve tradursi nella completa semplificazione delle procedure e degli oneri per i cittadini, per le imprese e per gli stessi uffici pubblici.
Va salvaguardato il principio di trasparenza assoluta della pubblica amministrazione ma gli oneri di comunicazione e di pubblicazione posti a carico di soggetti pubblici e privati vanno semplificati, razionalizzati e unificati.
Dovremo lavorare alla semplificazione della disciplina normativa. L’ipertrofia normativa contribuisce all’incertezza giuridica, che finisce per avvantaggiare i disonesti e a penalizzare i cittadini e le imprese che operano nella legalità.
Faremo in modo di operare un riassetto di interi settori dell’ordinamento giuridico, abrogando le leggi inutili, e favorendo il riordinamento della legislazione vigente anche attraverso l’adozione di codici per settori di attività.

Sul sistema di voto all’estero e sulla salvaguardia delle Regioni ad autonomia speciale.
Il Governo presterà la dovuta attenzione anche alle legittime istanze che verranno dai Parlamentari eletti all’estero. Abbiamo già iniziato a meditare sulle criticità del sistema di voto all’estero e sulla necessità di introdurre misure adeguate a prevenire il rischio che alle votazioni si accompagnino brogli.
Ci adopereremo per salvaguardare le Regioni ad autonomia speciale, del Nord e del Sud del Paese, nella convinzione che la prossimità, la sussidiarietà e la responsabilità, ove localmente concentrate, possano contribuire a migliorare la qualità di vita dei nostri cittadini.

Sulla centralità del Parlamento e sui gruppi parlamentari di opposizione.
Una specifica considerazione rivolgo ai gruppi parlamentari che si collocheranno all’opposizione.
Questo governo non è espressione del Vostro sentire, ma si apre anche alle Vostre valutazioni. Nel rispetto dei ruoli, qualora confermerete di non appoggiare questa iniziativa di governo, vi chiedo però di esercitare le vostre prerogative di opposizione in modo costruttivo e leale. Le istituzioni non sono il patrimonio di una sola forza politica ma sono la casa di tutti gli italiani e segnano la qualità del nostro ordinamento giuridico e del nostro vivere civile.
Una opposizione anche ferma, ma leale e costruttiva è il sale della dialettica politica e serve per il buon funzionamento dell’“istituzione parlamentare” e dell’intero sistema democratico.
Anche al fine di onorare la centralità del Parlamento, Vi anticipo sin d’ora che è mia intenzione applicare l’istituto delle interrogazioni a risposta immediata, in accordo con le previsioni regolamentari di Camera e Senato.
Per questa via, potremo confrontarci costantemente e attraverso la vostra mediazione mi sarà consentito di interloquire con i cittadini da Voi rappresentati.
La presenza del Governo nelle Aule e nelle Commissioni Parlamentari sarà inoltre assicurata, con forza, da tutti i Ministri, i quali, in base alle rispettive competenze, risponderanno alle Vostre domande.
Personalmente, mi impegno a rispettare le opinioni dissenzienti e le valutazioni contrarie che si leveranno da questi scranni e a veicolare anche all’interno della compagine di governo le posizioni che torneranno utili a offrire maggiore solidità ed efficacia alle azioni del Governo.
Saremo disponibili anche a valutare, in corso d’opera, l’apporto di gruppi parlamentari che vorranno condividere il nostro cammino e, se del caso, aderire successivamente al contratto di governo, offrendo un apporto più stabile alla realizzazione del nostro programma.

  • * *
    Sono giunto alla fine del mio discorso. Il popolo si è espresso e ha chiesto il cambiamento. Adesso la parola sta a Voi. Il Vostro voto di oggi sarà parte della storia del Paese. Grazie a tutti.

Presidente del Consiglio
Giuseppe Conte

Questionario UE

Altiero Spinelli Prize for outreach:
Spreading knowledge about Europe

QUESTIONARIO
1)Cosa pensi dell’Unione Europea


2) Hai letto il Libro bianco elaborato da Jean-Claude Juncker, Presidente della Commissione UE, in occasione dell’anniversario dei Trattati di Roma?

Si No
3) Qual è la tua opinione sui cinque scenari proposti nel Libro bianco?
“Avanti così”;
“Solo il mercato unico”;
“Chi vuole di più fa di più”;
“Fare meno in modo più efficiente”;
“Fare molto di più insieme”


4) Hai letto la Lettera di intenti dell’Europa inviata da Juncker comprensiva della Tabella di marcia per un’Europa più unita, più forte e più democratica?
Si No
5) Hai letto il Manifesto di Ventotene?
Si No
6) L’obiettivo da raggiungere è realizzare l’Europa federale, cioè gli Stati uniti d’Europa. Tu cosa ne pensi?


Invia il questionario compilato all’indirizzo e-mail: aiccrepuglia@libero.it e aitefperilsociale@gmail.com

Grazie per la Tua collaborazione!